sabato 24 aprile 2010

venerdì 23 aprile 2010

Falco 584, ripeto, Falco 584, Arlanda 1500 minuti.



E' in arrivo! Escludendo tardivi e improvvisi sbuffi di vulcano, Magi sarà qui domani. Sì, lo so, il blog sta iniziando a essere un po' monotono ultimamente, ma comprendeteci, siamo eccitatissimi. Finalmente Falco-584 arriverá nella sua nuova casa.
Già, perché quello è il nome che c'è su tutti i suoi documenti: Falco-584.
non credo che per lui faccia molta differenza, e ci è stato detto che con un paio di köttbullar si abituerà immediatamente al suo nuovo nome....
Quindi, ora e per sempre: Magellano.

giovedì 22 aprile 2010

Contatore 0 - Vulcano 1


Come qualcuno già sa, Magi non è arrivato. Le previsioni si sono avverate.
Tra gli innumerevoli disagi che il blocco dei voli dovuto alle ceneri del vulcano islandese più famoso d'Europa ha causato, c'è stato pure questo.
Sapevamo bene che le probabilità non erano alte, ma alla fine ci eravamo un po' illusi vista la riapertura dell'aeroporto di Arlanda nel giorno previsto per l'arrivo e viste soprattutto le comunicazioni dal Portogallo, dove alla volontaria di Hundrondellen che doveva accompagnare il cucciolone e altri tre amici cani il volo era stato confermato.

Sophie (la volontaria) appresa la notizia ha organizzato il tanto atteso viaggio: martedì mattina, nemmeno troppo di buon ora, si è fatta i suoi duecento chilometri in furgone fino all'aeroporto.
Nel mentre lei scaricava i suoi quattro trasportini con cane dentro, a quasi quattromila chilometri di distanza io stavo entrando alla Statoil di Bromma per ritirare la macchina prenotata a mio nome che avrei utilizzato in nottata per andare in aeroporto. Una Yaris, prezzo giornaliero circa 50 euro, anticipati. Sulla strada per tornare a casa, mi sono fermato a un take-away tailandese dove ho preso delle verdure con salsa di arachidi per Giusi e un curry verde di pollo per me.
I dettagli sono importanti.
Mentre attendevo che il cibo venisse preparato, e mentre a casa Giusi finiva di sistemare tutto, la radio ha annunciato che l'aeroporto di Arlanda avrebbe chiuso alle 8. La notizia era già nell'aria (beh, parlando di aerei e aeroporti...), ma si pensava che i voli in arrivo atterrassero ugualmente: del resto il volo era stato confermato dalla compagnia aerea. La radio ha poi però aggiunto che non sarebbe decollato NE' ATTERRATO nessun volo.

Contemporaneamente, a quasi quattromila chilometri di distanza, Sophie si presentava al gate dove le veniva detto che il volo era, come promesso, confermato. Certo, anzichè atterrare a Stoccolma, sarebbe atterrato a Oslo, ma il volo c'era. Ora non so per certo, ma Sophie deve avere ribattuto che lei non doveva andare a Oslo, ma a Stoccolma. Le è stato risposto che c'era un comodo bus notturno che dall'aeroporto di Oslo sarebbe andato a Stoccolma, immagino incluso nel prezzo.
Sophie, dopo un giorno di preparativi e di viaggio, sola con quattro cani di media taglia in quattro trasportini di grossa dimensione, deve avere per una frazione di secondo considerato come diavolo poteva farcela. Ancora, non so cosa lei abbia risposto all'addetto della compagnia aerea, ma so cosa avrei risposto io.
Sophie ha chiamato giusi e poi lei e i quattro cani sono ripartiti in direzione del canile, con cinque code tra le gambe (quattro reali, una no).

A quasi quattromila chilometri di distanza, Giusi ha immediatamente chiamato me, ancora al ristorante che stavo ritirando il cibo appena preparato. Io sono salito in macchina, ho lasciato la cena a casa e sono ritornato alla stazione di servizio, dove l'addetto mi ha chiesto se avevo dimenticato qualcosa. Gli ho spiegato la situazione, e lui ovviamente ha detto che non si poteva più fare nulla, nada, niente, ciccia. Ho pagato la benzina che avevo consumato, 1 euro e mezzo, e sono tornato a piedi a casa.

Niente Magellano, un chilometro a piedi andare al noleggio, uno per tornare, e praticamente ho noleggiato la macchina per andare al take away.
Ah, il curry era piccantissimo.



lunedì 19 aprile 2010

Magellano, dove sei...?

Ci mancava anche la nube di cenere... Il volo di Magellano è a rischio!
Dapprima sembrava certo che sarebbe stato cancellato, poi stamattina l'annuncio della riapertura dell'aeroporto di Arlanda, ora una parziale smentita... Insomma non ci si capisce più niente. Noi sabato siamo stati a comperare cuscinoni, ciotole, cibo, giocattoli e guinzaglio... speriamo bene.
Top Gun nei commenti chiedeva di vedere delle foto del cagnolotto, e mi sono ricordato che avevo in mente di postarle ma, chissà perché, non l'ho fatto. Rimedio subito.
Nell'attesa di farne di nuove, speriamo prestissimo, qui a Stoccolma, ecco le immagini di Magellano in Portogallo.



venerdì 16 aprile 2010

Ci siamo quasi...


Il contatore segna quattro giorni, dieci ore e 7 minuti... Tra poco Magellano sarà qui, nube di cenere del vulcano islandese permettendo. Per ora gli aeroporti sono chiusi, ma sembra che le cose miglioreranno a breve. Ringraziamo ancora gli amici di Hundrondellen per il loro lavoro :)



Insieme a loro, volevo salutare Sara Turetta e tutti gli amici di Save the dogs e ringraziarli per l'enorme lavoro che fanno per cercare di contrastare il dramma che sta accadendo in Romania, e che sta purtroppo passando sotto silenzio. Già nelle scorse settimane era apparso sul blog un video introduttivo alla loro attività, con un link al sito. Da oggi trovate nella colonna sinistra del blog, proprio sotto l'archivio dei post, un banner che, con un clic, vi porterà alla pagina italiana del sito.


Bau,


noi

lunedì 12 aprile 2010

Pollice verde su.


Sta arrivando la primavera, anche qui a Stoccolma. I nostri sensi ormai superallenati stanno iniziando a captarne i primi suoni, colori, odori... Certo, ci sono ancora chiazze di ghiaccio sui canali, e non tutti hanno già completamente escluso la possibilità di qualche scherzetto meteo dell'ultimo minuto. Ma qualche piiiicccolo bocciolo sta spuntando, e questo basta in generale per sentirsi meglio :)

I caffè e i ristoranti hanno messo fuori le sedie, e le giovani in gonna corta e i giovani in maglietta vi pranzano contenti, anche se avvolti nelle coperte d'ordinanza che ogni gestore fornisce ai clienti, e rabbrividendo comunque alle folate tardo-invernali.



Del resto da tempo mi sono reso conto che per gli Stoccolmesi (ma immagino anche per gli altri svedesi) l'inizio della primavera non è determinato dalle condizioni atmosferiche generali e dalla temperatura, ma semplicemente da quando non ne possono più dell'inverno. Una volta arrivati alla "maturazione", basta un raggio di sole e si decide che è primavera, anche se fuori, come in questi giorni, ci sono temperature diurne che vanno dai 5 ai 9 gradi (l'altra notte, 1 grado centigrado).

Primavera per lo svedese significa tante cose, tra le quali giardinaggio. Come noto, nei paesi del nord Europa, lo adorano e lo praticano in molti, e la Svezia non rappresenta un'eccezione.
Dall'8 all'11, si è tenuta nel complesso della fiera di Stoccolma la Nordiska Trädgårdar 2010, mostra mercato sul giardino e il giardinaggio, probabilmente la manifestazione del genere più importante di Svezia. Dopo averla persa l'anno scorso, questa volta siamo riusciti ad andarci.

E' stato carino; c'era un po' di tutto: "onesta e concreta" direi. Niente stand mirabolanti e pubblicità estrema, ma una notevole distesa di piantine, bulbi, attrezzi e decorazioni, dislocati in uno spazio ampio e visitabile con comodità. Poche grandi marche e molti piccoli espositori, qualche attrazione (la casa delle orchidee, la stanza d'erba, lo stand dei fiori pericolosi, ecc...). Prezzi abbordabili, che verso l'ora di chiusura si sono trasformati in veri e propri affaroni. Alla fine, un signore che doveva smontare lo stand, ti riempiva borse di carta di piante a caso per venti corone la borsa (credo e spero fosse il proprietario dello stand che lo smontava, e non semplicemente uno che passava di lì che ha trovato uno stand vuoto e ha deciso di farsi un po' di soldi). A noi sono capitati un sacco di giacinti (gettati dentro la borsa in maniera molto brutale, a dire il vero), che ora profumano casa.
E giacinti a parte, ci siamo caricati di diverse piantine, di varie specie e colori, più qualche vaso di vetro e un cestino di vimini.
Non mancavano comunque gli angoli curiosi e gli allestimenti particolari.
Di alcuni di questi, ho scattato alcune foto col cellulare. La qualità è pessima, in parte per l'illuminazione non sufficiente per la minicamera del telefono, ma soprattutto per il tremore che ho da sempre e che mi rende praticamente impossibile non scattare foto mosse col telefonino. Giusto per dare un'idea, eccole qui...


Divano di fiori e foglie

Sempre lo stesso divano. Da qui si possono notare
alcune delle farfalle di seta che lo contornavano.
Uno stand di enormi tinozze di legno, che in campagna usano per il bagno
dopo la sauna, ha trovato una maniera originale di attirare l'attenzione.
Il coccodrillo credo sia finto. Non mi sono fermato molto...
Una tavola addobbata (molto bene) per il pranzo in giardino.
Tavolo e panchine in... erba
In erba anche la poltrona e il tavolino
Piscina con papera da guardia. Si capisce che la papera
è da guardia perché ha gli occhiali neri.

Ah, dimenticavo, c'era anche uno stand dove facevano la vaccinazione contro la TBE (encefalite trasmessa dalle zecche). Io e Giusi abbiamo completato il nostro vaccino, valutate la possibilità di farlo. Maggiori informazioni nel post che avevo scritto QUI.
Infine un piccolo video, girato in un angolino di uno stand dove erano presentati allestimenti per matrimoni.

sabato 3 aprile 2010

Buona Pasqua


Buona Pasqua.

Nei centri commerciali, i colori invernali verde scuro, blu, viola e marrone hanno di botto ceduto il passo al rosa, al pistacchio, ma soprattutto al mare di giallo che annuncia ufficialmente l'arrivo della Pasqua e conseguentemente della primavera. Sia in Svezia che in Italia, il mercato globalizzato ha riempito gli scaffali di conigli di peluche, galline di legno e batuffolosi e brillanti pulcini.
Ma come tutti gli anni, il grande protagonista di questa Pasqua è sempre lui: l'uovo.


L'alimento forse più semplice, completo e perfetto vive in questi giorni il suo periodo di gloria.
La tradizione cristiana innestatasi su quelle precedenti persiana (relativa al Nawruz, di cui si è già parlato) e pagana ne fa uno dei suoi simboli. Nel mio paese natio, dove ora mi trovo, è ancora molto in uso, la mattina di Pasqua, fare tarda colazione con un tipico pane all'uovo e all'anice (pagnotta di Pasqua, prodotta esclusivamente in questo periodo), qualche fettina di salame nostrano (che in Romagna non manca mai) e soprattutto con l'uovo sodo, dipinto il giorno prima e alimento principe. L'uovo DEVE essere benedetto e una volta consumato il guscio non deve essere buttato, ma bruciato.


E poi l'uovo di cioccolato. Beh, questa è tutta un'altra storia, e per quanto in vari siti web venga considerata come una moderna tradizione in tutta l'Europa occidentale, durante i miei numerosi viaggi non mi è mai capitato di vedere questa tradizione così forte come in Italia.
In particolare se ai miei colleghi svedesi si parla di uova di cioccolato loro credono ci si riferisca ai famosi ovetti kinder.


L'uovo, meglio ancora se uovone, con la carta argentata, plastificata e frusciante, nello scontro eterno "fondente" contro "al latte", con dentro la sua sorpresa (che sia il giochino di plastica, che sia il regalo "grandi firme" o quello artigianalmente inserito dal premuroso partner la notte prima) è sconosciuto in terra nordica.

Quello che invece si trova ovunque e si regala è un uovo di cartone. Se ne possono trovare di tutte le dimensioni, colori e fantasie, e sono ovunque. Sono apribili e vengono regalati pieni di dolcetti vari: confetti colorati, caramelle gommose (che per il ruolo che rivestono nella società svedese meriterebbero un post a parte), micro-ovettini di cioccolato (quelli sì, ci sono).
Insomma, l'uovo di cartone coi dolcetti è immancabile.


In realtà le tradizioni pasquali non sono limitate all'uovo. Si potrebbe parlare ad esempio delle piume colorate da spargere in giro o da attaccare in cima a un ramo e mettere in un vaso in casa, o in giardino, o di altro ancora, magari lo farò in futuro.

Per questa volta ho deciso di non adeguarmi all'uso svedese, e ho già sullo scaffale pronto per domattina un bell'uovo Bauli dimensione medio-grande che mi aspetta, tutto per me. Cioccolato al latte, quest'anno. ;)


Auguri,

D

lunedì 29 marzo 2010

Viva la pappa col pomodoro e le köttbullar


Ogni giorno questo paese è fonte di sorprese.

Parlando con un'amica poco tempo fa è venuta fuori una divertente curiosità che altrimenti non avrei avuto modo di scoprire...
Mi stava raccontando dei piccoli problemi quotidiani che lei, giovane mamma italiana si è trovata ad affrontare una volta trasferita in Svezia. Tra i vari esilaranti aneddoti, mi ha colpito il racconto del suo disagio nel recarsi al supermercato della cittadina dove abita e cercare gli omogeneizzati per il bambino.

Innanzitutto pare non sia un alimento così diffuso come lo è da noi. Sembra che dopo il latte molti genitori inizino subito con la somministrazione del cibo "regolare" (con le dovute attenzioni, si intende). Un pezzettino di frutta qua, un tocchettino di formaggio là, un bocconcino di prosciutto cotto, una mezza köttbullar pare non vengano disdegnati dal nordico poppante.
Oddio, magari è un bene, non ne ho la più pallida idea. La mia ignoranza in materia è abissale: per quello che ne so, tutta la faccenda della somministrazione degli omogeneizzati al bambino può essere in maniera egualmente probabile una cospirazione internazionale delle aziende produttrici volta a creare una genia di consumatori zombie assuefatti o, al contrario, un miracoloso ritrovato della scienza nutrizionale contemporanea, apportatore di straordinari benefici e pricipale responsabile dell'incredibile numero di menti geniali che ci circonda oggidì (si coglie l'ironia?).
Preferisco non approfondire... tra gli amici del blog ci sono varie neo-mamme neo-nordiche molto più ferrate in materia, che se vorranno potranno dire la loro.

In ogni caso, gli omogeneizzati ci sono, e si trovano facilmente. Il punto che veniva sollevato da Giulia però, è sui gusti/sapori/contenuti degli stessi.
A parte quelli di frutta e/o verdure, che prepara facilmente da sola, la nostra amica si è trovata un po' spiazzata quando tanto per variare si è messa alla ricerca di pollo, o tacchino, o vitello, o quelle robe lì, e non li ha trovati.
Trattengo a stento un sorriso immaginando la sua faccia quando si è vista sugli scaffali gli omogeneizzati di:
Lasagne al forno, Salmone con patate, Cus-cus al pollo, Spaghetti al ragù, Stufato di pesce e cipolle (leggo su un sito "...fanno delle facce buffissime quando lo assaggiano per la prima volta"), Pollo in casseruola e funghi, Köttbullar (le polpette dell'Ikea, tanto per intenderci), e, udite udite, "Surstromming"!!!! (la famosa aringa fermentata - leggasi marcia - di cui si è già parlato nel blog). In realtà nel suo racconto lei si è fermata ai primi due della lista, i restanti sono frutto di una mia scottante inchiesta verità condotta nel supermercato sottocasa.
Omogeneizzato alle Lasagne e alla Zuppa di pesce



Salmone-patate-piselli e Lasagne-salmone-broccoli.
Mi dicono che "pesce e patate" c'è anche da noi.


Mi astengo volontariamente da qualsiasi tipo di commento, non avendo nessuna autorità per farlo. Magari sono tutti prodotti buonissimi e salutari. O magari no. Magari è proprio il concetto di omogeneizzato che è sbagliato, per cui il gusto non importa. O magari no.

Qualcuno sul web ha ritenuto opportuno fotografarsi con in mano l'omogeneizzato alle Köttbullar.

Si potrebbe organizzare una serata degustazione, uno di questi giorni. Con i bimbi degli amici in qualità di esperti e un'attenta valutazione dei movimenti facciali e dei versolini su scala graduata. Qualcuno ha delle cavie... ehm, scusate, degli assaggiatori da offrire?


Last but not least... SURSTRÖMMING!!!

sabato 27 marzo 2010

bra litteratur ger barnet en plats i världen och världen en plats i barnet

© kitty crowther, alors?, pastel 2006

attraverso una letteratura di qualità i bambini trovano un posto nel mondo e il mondo trova un posto nei bambini... così diceva astrid lindgren.

e nel mondo letterario di kitty crowther, scrittrice e disegnatrice belga di padre inglese e madre svedese, hanno diritto di cittadinanza anche le creature più sole, gli esclusi, i diversi.

non è un caso, quindi, che la giuria del premio astrid lindgren abbia deciso di assegnare alla giovane autrice quello che può essere definito uno dei più importanti riconoscimenti nel campo della letteratura per l'infanzia (cinque milioni di corone svedesi, pari a circa 513 mila euro).

l'annuncio è stato dato in questi giorni a bologna, in occasione della fiera del libro per ragazzi, dove sono stata diverse volte. collaboravo come interprete con un piccolo editore americano indipendente, creative editions, e ricordo ancora con piacere i vari incontri di lavoro in cui tradussi uno schivo e gentilissimo roberto innocenti, tra i maggiori illustratori italiani (poco conosciuto in patria, a dire il vero, molto noto all'estero), che un paio di anni fa si è aggiudicato il premio hans christian andersen, altro importante riconoscimento scandinavo per i libri che si rivolgono ai più piccoli. negli scatoloni lasciati in italia c'è una copia autografata del suo splendido l'ultima spiaggia, che avevo regalato a davide.

ma ho divagato... si parlava di kitty crowther, circa 35 titoli all'attivo, di cui per ora uno solo tradotto in italiano (il mio amico jim, edizioni AER, bolzano, tradotto da vea alteri). per me che non la conoscevo è stata una bella scoperta. le immagini scovate in rete, tutte matita, pastelli e inchiostro di china, mi sono sembrate bellissime: semplici eppure ricche di emozione e atmosfera, espressive, empatiche.

una nota per contribuire al famoso blog di servizio che raramente riusciamo a portare avanti: per chi volesse conoscere meglio disegni e testi dell'autrice, il prossimo 8 aprile si terrà un incontro allo svenska barnboksinstitutet, in odengatan 61, a stoccolma.

martedì 23 marzo 2010

tulpaner ger vårkänslor

un bouquet di tulipani e ti porti a casa la primavera... [questa sconosciuta, ndr!]








la campagna dell'international flower bulb centre, che ha tappezzato la città di cartelloni come questo, è a dir poco ottimista. io mi sono comperata un vaso gigante di narcisi, altra bulbosa primaverile, ma niente.

del tanto atteso cambio di stagione, sono ancora troppi pochi i segni. fango a parte, per ora assistiamo solo a un timido rialzo delle temperature, con conseguente nebbione padano.

proverò con i giacinti...

lunedì 22 marzo 2010

magellano


è biondo, ha un'altezza di 58 centimetri e gli occhi color nocciola. arriverà a casa nostra il prossimo 21 aprile! la ragione del nostro nuovo contatore è un amico con la coda che ancora non ci conosce, ma di cui siamo già follemente innamorati. in fondo lo siamo sempre stati, fin dai tempi del nostro bell'appartamento sotto la torre degli asinelli, dove non avremmo potuto tenerlo. e lui, il quattrozampe che sognavamo, si è sempre chiamato così, come l'esploratore portoghese. magellano, quello in carne e ossa, nato appena due anni fa, è un po' labrador e tanta fantasia. per ora vive in un canile di lisbona. ed è il cane giallo che abbiamo sempre voluto avere...

sul perché debba fare tanta strada e non siamo riusciti a trovare un cane giallo svedese scriverò presto, pubblicando anche tutti i dettagli dell'iter di adozione.

bau!

sabato 20 marzo 2010

Perché?


Perché quello strano contatore, da poco apparso in alto a sinistra, proprio sotto la foto della casa e il nome del blog, e che al momento in cui scrivo indica 1 mese 1 ora e 1 minuto esatti?
Che cosa vorrà indicare?

A brevissimo la risposta...

giovedì 18 marzo 2010

Chaharshanbe Suri


Ci siamo quasi, sta per arrivare il nuovo anno. Tra due giorni si potrà festeggiare il 1389... anzi il 2569... no... sì... boh.

Ovviamente non sono impazzito e non sto dando i numeri. Mi sto semplicemente riferendo all'imminente arrivo del Nawruz, il capodanno persiano, la più grande e antica festività tradizionale iraniana e di tutti i persiani in giro per il mondo (non solo, viene celebrata anche da curdi, pasthun, afghani e azeri, e altre etnie ancora). E in quale anno stiamo per entrare? Non è così semplice.
L'Iran segue ufficialmente il calendario islamico solare, secondo il quale al prossimo equinozio di primavera scatta l'anno 1389 (a differenza della maggior parte dei paesi islamici, che seguendo il calendario islamico lunare data l'anno a venire al 1430).
Secondo invece la tradizione zoroastriana, molto più antica, risalente si dice a Ciro il grande, stiamo per entrare nel 2569.
Se non ho capito male, quindi, il nuovo anno inizia per tutti: non si tratta però di una festività islamica ufficiale, essendo nata in seno all'antica religione di Zoroastro, ma è una grande festa tradizionale.
Il mercoledì precedente (quindi l'ultimo mercoledì dell'anno) è chiamato Chaharshanbe Suri (mercoledì di festa) ed è stato due giorni fa (quando ho iniziato a scrivere questo post).
È anch'esso una grande festa. La festa del fuoco, la celebrazione della vittoria della luce (bene) sul buio (male). La gente si raduna per strada, canta, balla, e, cosa importante, accende fuochi.
È di buon augurio saltare il falò. Ci sono grandi fuochi che impegnano le doti atletiche degli uomini più giovani, e fuochi piccolini che addirittura i bambini possono superare.

Ieri sera la comunità persiana di Stoccolma ha organizzato una grande festa a Riddarholmen, e io ci sono andato. Avrei dovuto parteciparvi anche l'anno scorso, ma qualcuno ha dato fuoco al palco allestito in Kungsträdgården (pare senza particolari motivazioni), e la festa è stata spostata fuori città.
Guida della serata era l'amico Hatef, ansioso di riassaggiare l'"Ashe Reshte" la zuppa che viene servita tipicamente per questa festa, e per la quale aveva aspettato tutto l'anno.
Il piazzale di Riddarholmen era strapieno di gente, bandiere col tricolore iraniano sventolavano ovunque, dal palco contornato da luci, laser e persino enormi fiammate, si alternava musica di tutti i generi, dalla persian-disco al persian-reggae. Vari stand circondavano la piazza, e alcuni di essi erano chiaramente in polemica con l'attuale governo dell'Iran.
Hatef mi ha raccontato che ufficialmente la festa è bandita nel suo paese di origine, perché appunto richiama una tradizione religiosa non islamica e sotto una particolare ottica, considerando la grande popolarità che ha tuttora, viene considerata un pericolo per l’Islam stesso.
Ma la gente si raduna e festeggia lo stesso, magari non come si faceva una volta e senza pubblicizzarlo troppo in giro.

Io mi sono divertito. La zuppa era deliziosa. Ne hanno servita non so quanta, delle pentole alte come me, e mi sono entusiasmato a vedere per una volta la gente in fila alla maniera italiana, cioè tutti ammassati intorno allo stand. I persiani sono un popolo con cui abbiamo veramente molto in comune.

Ho fatto qualche foto e un filmatino e ora posto il tutto.




Ashe Reshte


Yang, Jingmei, Mathias e Hatef

Hatef che salta un fuocherello


martedì 16 marzo 2010

Oggetti smarriti


Trasferirsi in una nazione diversa da quella dove si è cresciuti comporta l'allontanamento da una serie di cose reperibili con molta maggiore difficoltà nel nuovo luogo di residenza, o non reperibili affatto, e di cui inevitabilmente si sentirà la mancanza. Essere in Svezia non rappresenta certo un'eccezione, nonostante Stoccolma (ad esempio) sia strapiena di ristoranti o negozi dedicati a prodotti tipici delle varie culture, e che spesso nei normali supermercati e grandi magazzini si trovi un po' di tutto.
Purtroppo non è sufficiente.

Com'è prevedibile, non è raro imbattersi in italiani che non sanno rassegnarsi alla perdita della cucina di casa, ma lo stesso accade (citando solo alcuni tra i numerosi casi personalmente riscontrati) a messicani privi delle "vere" tortillas, honduregni all'impossibile ricerca di particolari tipi di fagioli, thailandesi che non trovano le verdure che servono, indiani tristemente rassegnati alle spezie che non sono le stesse, francesi che vivono sognando quel particolare formaggio, ecc. ecc...

Parentesi: il carattere gastronomico di tutti questi esempi è voluto; non credano gli italiani di avere l'esclusiva del rimpianto dei cibi natii. È di certo vero che in Italia si mangia benissimo e, a detta di un po' tutti i palati, si mangia di tutto, in maniera ricca e gustosa, ma è pure vero che anche altrove ci sono buone cose, e soprattutto la cucina è spesso casa, e la mancanza del cibo è mancanza di casa. Per cui si conceda anche agli altri di disperarsi un po' ;)

Poi anche tra gli italiani c'è chi queste mancanze le sente di più e chi meno. Si va da chi da anni ogni mattina inizia la giornata rimpiangendo la qualità dell'espresso del bar, e su questo tono prosegue fino a quando va a dormire, a chi fa colazione con pomodori e formaggio infischiandosene allegramente.

Ma anche lasciando perdere il cibo, escludendolo volutamente dalla competizione dei rimpianti per manifesta superiorità, c'è tutta una serie di cose, all'apparenza minori e non così importanti, alla ricerca delle quali impazzisci, passando da un negozio all'altro, e ti trattieni a stento quando il commesso ti guarda attonito come se gli stessi domandando di comperare dei manoscritti alieni.

Vado qui a indicare tre clamorosi esempi, ai quali seguirà una proposta...

1) Calzini da uomo lunghi. Quelli corti tendono a scendere facilmente, e io odio quando accavalli le gambe e sbuca fuori dall'orlo dei pantaloni un pezzetto di gamba, spesso pelosa. Odio ancora di più quando la gamba è la mia. Odio quando il venticello rinfrescato dai 15 gradi sottozero di un tipico tiepido meriggio invernale penetra il pantalone da sotto e sale vorticando intorno al polpaccio nudo.
Ebbene qui è normale. Che si parli di calze di puro cotone, di calzettoni di spugna, di calze invernali di lana, sono tutte corte. Non proprio corte fino alla caviglia, tipo turista tedesco coi sandali a Cesenatico, ma comunque corte. Mi accontenterei di arrivare a metà polpaccio o poco più, ma non le trovo. Ho girato mille negozi. Nada. Due anni fa in un negozio di articoli sportivi, a dire il vero, ne avevo trovate e comperate 12 paia. Tornato nello stesso negozio ora mi dicono che non hanno idea di che cosa stia parlando, e se insisto vedo il commesso che con la coda dell'occhio cerca l'agente di sicurezza.
L'unico vantaggio che questa carenza comporta è per i miei parenti, che per le varie ricorrenze finalmente sanno cosa regalarmi con la certezza di farmi scaturire una lacrima di commozione sulle guance riarse dal freddo.


2) Detergente per pavimenti. Certo, anche qui i pavimenti li puliscono, ma a quanto pare si trova esclusivamente ipoclorito di sodio in soluzione, in pratica varechina pura, al massimo con qualche arometto silvestre o agrumato. Ora non è che si voglia fare gli schizzinosi e che si pretenda di avere la serie infinita di prodotti di vari tipo presenti in altri paesi, ma almeno qualcosa di diverso dalla candeggina+pino. Qualsiasi cosa impedisca a Giusi di sognare il Napisan di notte.


3) Alcol per usi alimentari. Qui la legge in maniera di alcolici è ferrea. Parecchie cose si possono trovare al System Bolaget, ma l'alcool alimentare no.
Ergo: o lo si imbarca clandestinamente in aereo (non si può, semplicemente perché è materiale esplosivo), o lo si ciula in laboratorio, o si decide di rimanere nella legalità e si rinuncia al limoncello fatto in casa.


Ora la proposta: mi è venuto in mente che potrei organizzare un piccolo sondaggino, dedicato a tutti gli italiani che vivono all'estero, Svezia o no...

Che cosa ti manca che da quando ti sei trasferito all'estero non trovi più? Di che cosa sei alla vana e disperata ricerca?

O ancora, durante una tua passata visita all'estero, che cosa ti sei stupito di non trovare sugli scaffali del locale ipermercato?

Ecco, scrivi qui un commento e vediamo che cosa salta fuori...

Tra l'altro si potrebbe riesumare il concetto di blog di servizio del piffero a me tanto caro. Scrivendo magari: "Ah, non trovo le scrocchiazzeppole rigate di Nonna Pina", qualcuno potrebbe rispondere: "Avevo il tuo stesso problema, ma poi le ho viste al Bar Sport di Sickla Udde".

Et voilà, ecco salvata l'atmosfera familiare e riportato un po' di patrio calore nel cuore dell'italico emigrante.




Oppure qualcuno potrebbe dirmi dove trovare quelle MALEDETTE CALZE!!!!!

lunedì 15 marzo 2010

rådjur på besök

ecco chi ci ha fatto visita qualche giorno fa... un capriolo! non è raro vederne qui intorno, ma a me non era ancora capitato, non in città. questo ha dormito nel boschetto dietro casa e si è svegliato mentre sorseggiavo il tè davanti alla finestra della cucina. mi ha rallegrato la giornata!