Ciao Stoccolma, ci rivediamo tra DUE MESI!!!
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mercoledì 8 luglio 2015
lunedì 31 agosto 2009
Ricominciamo
Eccoci di nuovo.
Anche quest'anno ci siamo assentati per un po'. Vacanze, riposo dopo le vacanze, stress da inizio lavoro, pigrizia... beh, ora ci siamo. Siamo pronti a ricominciare.
Certo, ci dispiace anche quest'anno di non aver raccontato l'estate di Stoccolma. Abbiamo parlato spesso in passato di neve, laghi ghiacciati, tavolate di Natale, ecc., ma ci è quasi sempre sfuggita l'occasione di descrivere il sole a mezzanotte (beh, quasi...), i barbecue sui prati, le gite in kayak, e così via. Quest'anno in particolare ci sono stati un paio di momenti in cui il post stava per scaturire spontaneo dalla tastiera, e solo la già citata pigrizia lo ha impedito.
I rimasugli di quei pensieri mi sono rimasti appiccicati alle dita, e mi accorgo ora che sbatacchiandole ne salta fuori un nanoblog post-estivo...
Vacanze: Giusi e io per la via dell'influenza suina. Alla scoperta di New York prima e in giro per il Messico (Yucatan) in autobus poi. I primi Backpacker-Gourmet-Ambientalisti-Viveur che il mondo ricordi. Una vacanza che collocherei esattamente al centro del triangolo televisivo "Passaggio a Nord Ovest", "Pianeta mare" e "Gusto", con una puntatina involontaria a "E.R. medici in prima linea".
Famiglia: le cene in Romagna, principalmente a base di pesce e prodotti tipici. La fatica di mesi passati in palestra resa vana dai profumi e dai sapori di casa. Il viaggio in Danimarca, dove si è fatta conoscenza con la piccola e dolcissima Frida, neo-nipotina di Giusi (e per proprietà transitiva pure mia). Un batuffolo patatoso che ci ha rallegrato la fine dell'estate.
Stoccolma: di nuovo la nostra città, invasa come ogni estate (forse quest'anno ancora di più) dagli italiani, che nella sua dimensione non turistica ha offerto interessanti svaghi. Scuoto ancora un po' anulare e mignolo e ne salta fuori un microblog fotografico:
Stoccolma: didascalie estive
Pride: anche quest'anno ce lo siamo perso, essendo arrivati in città che era appena finito. La festa che caratterizza l'inizio di agosto, dove senza eccessivo caos, senza polemiche inutili, con una buona dose di divertimento e autoironia si manifesta per i diritti della popolazione omosessuale in tutti quei paesi dove tali diritti vengono lesi o negati. Vengono anche portati avanti interventi sociali e solidarietà. All'interno della manifestazione numerosi sottocortei hanno sfilato, come le fantastiche golden ladies, o varie categorie lavorative (ad esempio i medici, i poliziotti, gli insegnanti). Una festa.

Golden ladies

Proud policemen

Kulturfestival: una settimana dedicata alla cultura e alla musica, dal 10 al 15 agosto. La città era tutta un palco, un evento, un reading. Tutto gratis.
Dalla piazza dove si esibiva un ensemble di danzatori armeni, all'angolo dove sparava note un gruppo ska-punk turco. Film, musica d'avanguardia, musica classica, tango. Architettura, fumetti, fotografia, libri usati.

La corsa di mezzanotte: la Midnattsloppets è ormai una tradizione stoccolmese (e non solo). 21000 corridori registrati (numero massimo consentito, raggiunto diverse settimane prima della gara) si sono dati appuntamento il 15 di agosto per correre insieme per la città. Alla registrazione veniva fornito un chip e una maglietta Nike (sponsor). Ogni anno il colore è diverso, quest'anno è stato il turno del verde. Colpo d'occhio notevole. Corsa, fuochi d'artificio e città in festa fino a tarda notte.

Dalla piazza dove si esibiva un ensemble di danzatori armeni, all'angolo dove sparava note un gruppo ska-punk turco. Film, musica d'avanguardia, musica classica, tango. Architettura, fumetti, fotografia, libri usati.

La corsa di mezzanotte: la Midnattsloppets è ormai una tradizione stoccolmese (e non solo). 21000 corridori registrati (numero massimo consentito, raggiunto diverse settimane prima della gara) si sono dati appuntamento il 15 di agosto per correre insieme per la città. Alla registrazione veniva fornito un chip e una maglietta Nike (sponsor). Ogni anno il colore è diverso, quest'anno è stato il turno del verde. Colpo d'occhio notevole. Corsa, fuochi d'artificio e città in festa fino a tarda notte.

mercoledì 1 luglio 2009
Occhio alla zecca

Né l'orso affamato a caccia per i boschi, né l'alce imbranato che staziona di notte in mezzo alla strada possono competere in termini di pericolosità per l'uomo con la più temibile delle creature che vivono in Svezia: la zecca.
Torniamo ad assumere, dopo tanto tempo, il ruolo di "blog di servizio in ritardo", che tanto ci era caro.
"In ritardo" perché la stagione delle zecche è già iniziata. "Di servizio" perché non è ancora terminata e si fa in tempo a vaccinarsi.
Zecche e Svezia. Un binomio sempre più forte, consolidato nel tempo.
Qui il mutamento climatico non si fa sentire, come accade in Italia, con estati sempre più torride (per quanto l'afa, fino a pochi anni fa sconosciuta, faccia di anno in anno sempre più spesso la sua comparsa e negli ultimi anni mezzi pubblici e negozi inizino a dotarsi di condizionatori, cosa impensabile fino a qualche anno fa). Qui il problema grosso sono gli inverni miti e piovosi (quello passato è stato tutto sommato un'eccezione) e il proliferare tardo primaverile degli insetti.
Tra loro le pericolosissime zecche, portatrici di varie malattie, come la borreliosi o malattia di Lyme (casi riscontrati negli ultimi 20 anni anche in zone alpine italiane), molto pericolosa ma se diagnosticata in tempo curabile abbastanza facilmente con terapia antibiotica, e la TBE, o encefalite trasmessa da zecche (comparsa per la prima volta in Italia nel 1994, in provincia di Belluno, e fortunatamente ancora relegata solo ad alcune aree delle Alpi del nord est), raramente mortale, molto più spesso gravemente degenerativa a livello neurologico e con prognosi variabile a seconda dell'età e del tipo di vita condotta. La TBE non è curabile.
Esiste però la vaccinazione. Viene effettuata in tre dosi, le prime due nell'arco di 1-3 mesi (garantiscono una protezione dell'85%), la terza entro il primo anno, cui seguono richiami triennali.
Qui in Svezia la zecca infetta è presente soprattutto nelle zone costiere del sud e negli arcipelaghi, zone molto popolose o comunque meta di transumanze turistiche estive.
Per quanto l'area di diffusione non sia estremamente estesa, l'ammontare delle persone esposte e la proporzione di zecche infette fa sì che la Svezia al 2008 sia stato il paese con il più alto tasso di encefalite trasmessa da zecche in tutta l'Europa occidentale, con un aumento esponenziale rispetto agli anni passati, aumento che tuttora continua.
La Svezia si sta impegnando enormemente per affrontare il problema. La campagna iniziata qualche settimana fa è imponente:
pubblicità televisive, cartelli per strada, interventi nelle scuole, addirittura il bus per vaccinarsi che gira per Stoccolma.
Quest'anno più che mai abbiamo sperimentato la cosa in prima persona. Innanzitutto ci siamo vaccinati, anche se all'ultimo momento. Sono diversi i centri in città in cui è possibile farlo, come Sveavaccin e Centrumkliniken.
Durante la gita in barca a vela, Marta, Nicoletta e Antonio hanno trovato zecche che camminavano sui loro vestiti, in cerca di un punto in cui mordere. Qualche giorno dopo io ne ho incautamente e involontariamente staccata una che mi aveva morso attaccandosi all'interno dell'articolazione del ginocchio e se ne stava lì beata.
Per cui ce la sentiamo di darvi brevi consigli:
- se prevedete un soggiorno prolungato, una lunga camminata in un parco, giornate in giardino o qualsiasi attività da svolgersi in zone umide e erbose costiere o dell'arcipelago, considerate la possibilità della vaccinazione e rivolgetevi al vostro medico o a uno dei centri che la praticano per ricevere consigli e informazioni;
- usate un buon repellente per gli insetti, preferibilmente quelli in cui è indicata l'azione contro le zecche;
- esaminate attentamente i vestiti, gli zaini. Quando possibile, controllate minuziosamente tutta l'epidermide (e dico TUTTA, chi vuole capire capisca...), in particolare dove la pelle è più morbida (i.e. interno ginocchio, gomiti, ascelle, ecc.);
- se trovate una zecca attaccata, rimuovetela cautamente, se possibile usando l'apposito attrezzino, evitando di lasciare la testa dell'insetto all'interno della pelle;
- se la testa dovesse rimanere all'interno, può essere rimossa con l'ago come si fa per le schegge di legno. A questo punto, però, confido che vi siate già consultati con qualcuno ;)


Beh, non vorremmo a questo punto avere scatenato allarmi e panico generalizzato... bastano poche e semplici precauzioni, essere coscienti della cosa, e il resto vien da sé.
Per cui se vi capita, se vivete qui o se siete in vacanza e avete qualche giorno per godervi una Svezia decisamente poco conosciuta alla maggior parte dei turisti italiani, visitate senza indugio il meraviglioso arcipelago di Stoccolma, magari pernottando in qualche isoletta boscosa e facendovi un bel giro in kayak per le acque placide e i paesaggi da fiaba della zona...
E in bocca alla zecca ! (ops, questo forse non dovevo dirlo... ;) )

Torniamo ad assumere, dopo tanto tempo, il ruolo di "blog di servizio in ritardo", che tanto ci era caro.
"In ritardo" perché la stagione delle zecche è già iniziata. "Di servizio" perché non è ancora terminata e si fa in tempo a vaccinarsi.
Zecche e Svezia. Un binomio sempre più forte, consolidato nel tempo.
Qui il mutamento climatico non si fa sentire, come accade in Italia, con estati sempre più torride (per quanto l'afa, fino a pochi anni fa sconosciuta, faccia di anno in anno sempre più spesso la sua comparsa e negli ultimi anni mezzi pubblici e negozi inizino a dotarsi di condizionatori, cosa impensabile fino a qualche anno fa). Qui il problema grosso sono gli inverni miti e piovosi (quello passato è stato tutto sommato un'eccezione) e il proliferare tardo primaverile degli insetti.
Tra loro le pericolosissime zecche, portatrici di varie malattie, come la borreliosi o malattia di Lyme (casi riscontrati negli ultimi 20 anni anche in zone alpine italiane), molto pericolosa ma se diagnosticata in tempo curabile abbastanza facilmente con terapia antibiotica, e la TBE, o encefalite trasmessa da zecche (comparsa per la prima volta in Italia nel 1994, in provincia di Belluno, e fortunatamente ancora relegata solo ad alcune aree delle Alpi del nord est), raramente mortale, molto più spesso gravemente degenerativa a livello neurologico e con prognosi variabile a seconda dell'età e del tipo di vita condotta. La TBE non è curabile.
Esiste però la vaccinazione. Viene effettuata in tre dosi, le prime due nell'arco di 1-3 mesi (garantiscono una protezione dell'85%), la terza entro il primo anno, cui seguono richiami triennali.
Qui in Svezia la zecca infetta è presente soprattutto nelle zone costiere del sud e negli arcipelaghi, zone molto popolose o comunque meta di transumanze turistiche estive.
Per quanto l'area di diffusione non sia estremamente estesa, l'ammontare delle persone esposte e la proporzione di zecche infette fa sì che la Svezia al 2008 sia stato il paese con il più alto tasso di encefalite trasmessa da zecche in tutta l'Europa occidentale, con un aumento esponenziale rispetto agli anni passati, aumento che tuttora continua.
La Svezia si sta impegnando enormemente per affrontare il problema. La campagna iniziata qualche settimana fa è imponente:
pubblicità televisive, cartelli per strada, interventi nelle scuole, addirittura il bus per vaccinarsi che gira per Stoccolma.
Quest'anno più che mai abbiamo sperimentato la cosa in prima persona. Innanzitutto ci siamo vaccinati, anche se all'ultimo momento. Sono diversi i centri in città in cui è possibile farlo, come Sveavaccin e Centrumkliniken.
Durante la gita in barca a vela, Marta, Nicoletta e Antonio hanno trovato zecche che camminavano sui loro vestiti, in cerca di un punto in cui mordere. Qualche giorno dopo io ne ho incautamente e involontariamente staccata una che mi aveva morso attaccandosi all'interno dell'articolazione del ginocchio e se ne stava lì beata.
Per cui ce la sentiamo di darvi brevi consigli:
- se prevedete un soggiorno prolungato, una lunga camminata in un parco, giornate in giardino o qualsiasi attività da svolgersi in zone umide e erbose costiere o dell'arcipelago, considerate la possibilità della vaccinazione e rivolgetevi al vostro medico o a uno dei centri che la praticano per ricevere consigli e informazioni;
- usate un buon repellente per gli insetti, preferibilmente quelli in cui è indicata l'azione contro le zecche;
- esaminate attentamente i vestiti, gli zaini. Quando possibile, controllate minuziosamente tutta l'epidermide (e dico TUTTA, chi vuole capire capisca...), in particolare dove la pelle è più morbida (i.e. interno ginocchio, gomiti, ascelle, ecc.);
- se trovate una zecca attaccata, rimuovetela cautamente, se possibile usando l'apposito attrezzino, evitando di lasciare la testa dell'insetto all'interno della pelle;
- se la testa dovesse rimanere all'interno, può essere rimossa con l'ago come si fa per le schegge di legno. A questo punto, però, confido che vi siate già consultati con qualcuno ;)


Qualche esempio dei citati attrezzi rimuovi-zecche...
Beh, non vorremmo a questo punto avere scatenato allarmi e panico generalizzato... bastano poche e semplici precauzioni, essere coscienti della cosa, e il resto vien da sé.
Per cui se vi capita, se vivete qui o se siete in vacanza e avete qualche giorno per godervi una Svezia decisamente poco conosciuta alla maggior parte dei turisti italiani, visitate senza indugio il meraviglioso arcipelago di Stoccolma, magari pernottando in qualche isoletta boscosa e facendovi un bel giro in kayak per le acque placide e i paesaggi da fiaba della zona...
E in bocca alla zecca ! (ops, questo forse non dovevo dirlo... ;) )

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venerdì 16 gennaio 2009
68° 21' N,18° 49' E, norr om polcirkeln
(200 chilometri) a nord del circolo polarec'ero stata da piccola, con la fantasia se non altro. eravamo alle medie e l'insegnante di geografia ci aveva chiesto di fare una ricerca sui biomi terresti. al mio gruppo era toccata la tundra. distese di ghiaccio abitate da renne, volpi artiche, orsi polari... che viaggio! chissà, forse è nata lì la mia passione per le regioni più fredde del pianeta.
non che disdegni barriere coralline o deserti, al contrario, ma so che a camminare in mezzo al bianco spazzato dal vento artico mi troverò a mio agio (con l'abbigliamento giusto, s'intende).
la nostra meta per le vacanze di fine anno è abisko (ábeskovvu in lingua saami settentrionale), un villaggio a 1506 chilometri da stoccolma, non proprio dietro l'angolo. una manciata di casone di legno, un rifugio montano, una stazione scientifica e un supermercato-farmacia-posta che ha il compito di soddisfare le necessità di tutta la popolazione, per esigua che sia (ottantacinque abitanti in tutto). non manca però una grande scuola, che immagino raccolga scolari di diverse età provenienti anche dai paesini limitrofi.
il fascino di questo anonimo centro abitato, altrimenti uguale a mille altri sperduti nelle zone rurali o boschive della svezia subpolare, è la latitudine e, di conseguenza, la natura e i fenomeni che lo circondano. e qui torniamo alla tundra artica, terra di muschi, erica e licheni in estate...
... e distese di neve sferzate dal vento in inverno.
il fascino di questo anonimo centro abitato, altrimenti uguale a mille altri sperduti nelle zone rurali o boschive della svezia subpolare, è la latitudine e, di conseguenza, la natura e i fenomeni che lo circondano. e qui torniamo alla tundra artica, terra di muschi, erica e licheni in estate...
... e distese di neve sferzate dal vento in inverno.
ci guadagnamo la meta dopo 18 ore sul treno
notturno che collega stoccolma a narvik, in norvegia. cuccette pulite e un ristorante degno di agatha christie, per l'arredo almeno.
ed ecco lapporten, il simbolo della lapponia svedese, la porta settentrionale per la regione dei saami, da sempre punto di riferimento per le popolazioni nomadi al seguito delle mandrie di renne. ma lapporten è anche la vista su cui si affaccia il nostro ostello, l'abisko fjällturer: stanze semplici e calde, bagno in comune, cucina attrezzata e una sauna con stufa a legna in grado di lenire qualsiasi dolore muscolare (e ne avremo). a pensarci, sento ancora il profumo balsamico dell'acqua versata sulle pietre ardenti e i crampi ai piedi per il freddo durante il benefico massaggio con la neve, a meno dieci. non ci si crederà, ma l'effetto rinvigorente è senza pari.
falò di fine anno
delusi all'arrivo per la scarsezza di neve e le temperature sopra la media stagionale (che fine ha fatto la mia tundra?), siamo subito rallegrati da una nevicata che durerà, salvo qualche intervallo, per quasi tre giorni. örjan, il proprietario dell'ostello, svedese del sud trapiantato con i figli in terra saami per amore della natura e dei grandi spazi, ce lo dice subito: "non temete, farete la vostra gita in slitta!" non aspettiamo altro.

il tour in barca a narvik per vedere le orche nell'ofotfjorden salta per il maltempo, ma almeno c'è neve in abbondanza per ciaspolare fino al lago torneträsk e lungo la rallarvägen - il sentiero della ferrovia - fino all'abiskojokka, un torrente che sfocia nel lago dopo aver attraversato uno splendido canyon.

insieme a christian e antonella, due amici conosciuti in ostello, riusciamo anche a percorrere qualche chilometro con gli sci da fondo lungo il famosissimo kungsleden, il sentiero per eccellenza sogno di tutti gli appassionati di trekking, un percorso di 425 km che parte proprio da abisko verso il kebnekaise, la montagna più alta del paese, e oltre, fino a hemavan.
non vediamo lemming né ghiottoni, men che meno orsi o volpi artiche (e neppure ce l'aspettavamo), ma le renne sì! sotto la neve e nel silenzio del parco nazionale di abisko, con aria mansueta masticano rametti secchi in un recinto dall'aspetto provvisorio. sono centinaia di capi.

al ritorno in ostello scopriamo da tomas, la nostra guida per la gita dell'indomani, che i saami le hanno radunate per l'imminente vendita. questo comporta una deviazione rispetto al solito percorso con la slitta, forse per non disturbare le renne o per non far diventare matti i cani.già, i cani. la muta di tomas è il fiore all'occhiello dell'abisko fjällturer. hanno più di cinquanta husky e sono a disposizione per brevi giri nel parco, gite di un'intera giornata ed escursioni di più giorni a prezzi ragionevoli.
il nostro tour durerà qualche ora, finché avremo luce. partiamo dall'ostello alle nove, ma è ancora notte, nevica e tira vento. mentre tomas ci illustra come imbragare i cani, guidare la slitta, curvare, schivare gli alberi e le rocce, e frenare in discesa per non investire i quattrozampe, loro non stanno nella pelle e dai recinti richiamano la nostra attenzione con salti e uggiolii. ne avremo quattro a testa e la loro disposizione non è affatto casuale, c'è una lista preparata da örjan il mattino stesso... che io giustamente dimentico in camera. ehm... hale e fjäll vanno bene davanti, vinci e flinga sono bravi a chiudere la fila. chi toccherà a me? non ricordo i nomi dei 36 cani che ci accompagneranno, so solo che i miei si fanno bardare docilmente e rispondono festosi alle mie abbondanti coccole. solo il capo è più ritroso, mi osserva seduto sul tetto innevato della cuccia, lo sguardo tra il fiero e il remissivo. già li adoro, i miei compagni. hanno attraversato il parco mille volte, sanno bene che cosa li aspetta e non vedono l'ora di partire.
che fatica! gli husky sono perfettamente a loro agio, io un po' meno, ma sono felice come una pasqua. i fattori da considerare sono numerosi: velocità, pendenza del terreno, arbusti, sassi, curve... entrano in gioco l'equilibrio, la forza fisica, la resistenza al freddo, la capacità di anticipare le mosse dei cani e di mantenersi al proprio posto. bisogna stare in fila indiana, infatti, ma non è così semplice. i cani cercano di superarsi a vicenda e vanno veloci. ogni tanto si voltano a guardarmi, forse per assicurarsi che non li metta sotto, ma piuttosto andrei fuori strada. detto fatto. curva a gomito e cado sbattendo contro un tronco. ho neve dappertutto e i cani che si sono sganciati dalla slitta stanno correndo a briglia sciolta verso la ragazza davanti a me, che riesce ad afferrarne i finimenti. andreas, il fratello di tomas che per sicurezza ci segue a distanza in motoslitta, mi aiuta a ripartire. siamo a dieci gradi sottozero, sono madida di sudore e sorrido beata.


il resto della giornata ci vede impegnati in arrancate in salita per aiutare i cani, ripide discese con i piedi fissi sul freno, rettilinei esaltanti, un giretto su un piccolo lago ghiacciato e una sosta in mezzo al parco per riprendere il respiro e riscaldarci con un po' di tè caldo al miele.
davide, da svedese qual è sempre stato, non sente neppure freddo. io, dopo tre ore di marcia, ho qualche problema al piede sinistro, ma il piacere è troppo grande per lamentarsi. in cielo compare anche qualche raggio di luce. e se il sole passa dall'alba al tramonto senza mai comparire sopra l'orizzonte, tutt'intorno è una morbida esplosione di azzurri, lilla, rosa e blu.
rientriamo sani e salvi alla base e accettiamo con orgoglio i complimenti dei nostri due accompagnatori, soddisfatti dei nostri risultati su un percorso più difficile del solito.
un'esperienza davvero memorabile, come la sorpresa avuta quella stessa sera. mentre usciamo per andare a cena nell'unico ristorante del paese, aperto solo per noi e un gruppo di spagnoli arrivati per scalare le cascate ghiacciate del canyon, örjan pronuncia la parola magica: norrsken, un'aurora boreale che attraversa il cielo fondo di abisko. è un evanescente lenzuolo verde che pare steso su un filo chilometri e chilometri sopra di noi e i cui lembi inferiori, scossi dal vento, sfiorano la volta nera del villaggio.
"vide, lei, le valchirie / venire da lontano, / pronte a cavalcare / verso il popolo dei goti *", questo forse pensavano i norreni un migliaio di anni fa davanti allo spettacolo delle luci del nord. e se i vichinghi avevano la poesia dalla loro, in mancanza della scienza, chissà quale fu l'inesplicabile spavento e meraviglia dei primi abitanti della terra...
un'esperienza davvero memorabile, come la sorpresa avuta quella stessa sera. mentre usciamo per andare a cena nell'unico ristorante del paese, aperto solo per noi e un gruppo di spagnoli arrivati per scalare le cascate ghiacciate del canyon, örjan pronuncia la parola magica: norrsken, un'aurora boreale che attraversa il cielo fondo di abisko. è un evanescente lenzuolo verde che pare steso su un filo chilometri e chilometri sopra di noi e i cui lembi inferiori, scossi dal vento, sfiorano la volta nera del villaggio.
"vide, lei, le valchirie / venire da lontano, / pronte a cavalcare / verso il popolo dei goti *", questo forse pensavano i norreni un migliaio di anni fa davanti allo spettacolo delle luci del nord. e se i vichinghi avevano la poesia dalla loro, in mancanza della scienza, chissà quale fu l'inesplicabile spavento e meraviglia dei primi abitanti della terra...
* da "la profezia della veggente", edda poetica, opera di un poeta islandese della prima metà del x secolo.
qualche informazione pratica per chi come noi sente il richiamo del nord
dove alloggiare ad abisko:
abisko fjällturer, economico e sempre aperto. organizza tour in slitta anche per chi non è ospite dell'ostello. dispone anche di camere doppie e di una bellissima sauna. a due passi dalla stazione di abisko östra.
abisko mountain lodge, organizza corsi e tour con gli sci da fondo; chiedete a loro per il ristorante.
abisko mountain station, aperto solo in certi periodi dell'anno. isolato dal villaggio, dispone di un piccolo negozio di generi alimentari, pub e ristorante.
come arrivare ad abisko:
treno o aereo (sas e norwegian airlines hanno un volo diretto da stoccolma per kiruna, di solito a prezzi decenti. con gli orari in vigore, occorre passare la notte a kiruna per poi prendere il treno per abisko - 1 h 15 min circa).
per la gita a narvik che abbiamo saltato, rivolgersi alla mountain station. organizzano tour in barca nel fiordo con partenza in autobus direttamente da abisko.
lunedì 23 giugno 2008
vår stuga
la nostra casetta di campagna.
ecco, ora ci sentiamo un po' svedesi anche noi. sono bastate due notti in questo stuga in mezzo ai boschi.
gli stugor sono la quintessenza dell'estate svedese, o piuttosto della svezia stessa. piccoli, grandi, minuscoli, a cinque piani, in mezzo al bosco, in riva al lago... non importa. sono tutti graziosi, curati, e di legno verniciato di rosso falun con finiture rigorosamente bianche. d'accordo, esistono anche le casette color ocra, ma sono in netta minoranza.
il "nostro" si trova vicino a bollnäs, appartiene alla famiglia di sofia, un'amica svedese originaria del norrland, la regione più a settentrione del paese. è in mezzo agli alberi, adagiato su un prato muschioso, una gigantesca spugna verde imbevuta d'acqua su cui potrebbero tranquillamente zampettare i castori, ma anche alci, orsi bruni... eh, già. loro sono di casa, qui. e nel silenzio, quando imbrunisce appena, complici i cumulinembi di un temporale estivo che scorrazzano in cielo come pecore fantasma, non è difficile immaginarsi di potersi imbattere in uno di questi animali. la loro presenza si avverte, è palpabile. così come il senso di solitudine, quella dei grandi spazi, che ti costringe a osservare il mondo con la consapevolezza di essere una parte infinitesima del cosmo.
mi immagino come possa essere stato vivere qui cent'anni fa, d'inverno magari. casupole di legno sepolte dalla neve e sferzate dal vento, nel buio più assoluto. e ora capisco perché sia necessario festeggiare l'estate...
in ogni modo, non eravamo soli. le nostre due amiche amy e sofia stavano in uno stuga poco distante dal nostro, un po' più grande e con l'acqua corrente, insieme ai loro due animaletti: la gatta morris, elegante e riservata quanto basta, e la bassotta shystie, soprannominata "cane salsiccia" (indovinate chi le ha dato questo simpatico nomignolo).

inutile dire sono state al centro dell'attenzione per tutto il weekend (mangiate, passeggiate, chiacchierate),

soprattutto il cane salsiccia.
di lei abbiamo un intero reportage fotografico (prossimamente on line).
ecco un paio di scatti dei dintorni.
giovedì 5 giugno 2008
studenter och sommarlov
anche in svezia è iniziata la bella stagione! anzi, sembra di essere sul mediterraneo, dato che il sole brilla ininterrottamente da almeno un mese. le temperature raggiunte fanno pensare alla ventilata sardegna e gli abitanti seminudi in giro per la città lasciano quasi credere di essere a rimini.
poi ci sono gli studenti delle superiori... e ad ascoltare i loro cori si riesce a immaginare anche il carnevale di rio! ogni giorno, da una settimana a questa parte, vagonate di liceali sfilano per le strade di stoccolma con i loro candidi berretti. festeggiano la maturità appena ottenuta a ritmo di samba, rock, r&b.
spensieratezza e infradito, torsi nudi ed effervescenza giovanile... che quasi ci hanno impedito di raggiungere in tempo la nave per riga, pochi giorni fa. ma questo è un altro post!
vedi la galleria fotografica di the local.
venerdì 16 maggio 2008
Sicilia
Dopo un secolo o forse più, torno a farmi sentire con un mio post. Oggi sono qui in casa, aspettando l'arrivo di Lorenzo, che dovrebbe farsi vivo a minuti, e ho del tempo per scrivere anch'io un breve resoconto sul viaggio in Sicilia. Lo so, ne ha già parlato Giusi, e in più è anche passato un po' di tempo ormai. Ma siccome il blog è mio, ho l'incredibile lusso di poter fare quello che mi pare :)
Prima di tutto, la cosa più incredibile è come, pur essendo passati molti anni dall'ultima volta che ci eravamo visti, sembrava non fosse passato neppure un minuto. Siamo stati accolti da Sofia, Raffaele, Lia Chiara e Francesco in maniera splendida, e la loro casa è diventata anche casa nostra. Appena arrivati, una bella granita al latte di mandorle fatta in casa. E poi vai di piatti tipici (pasta alla norma, pasta con le sarde, melanzane a coppiette, ecc. ecc.), visite guidate per la città (lo sapevate che a Catania esiste una spettacolare "Antica Friggitoria", che è antica sul serio?) e in giro per la provincia (la bellissima Siracusa, Noto, Modica).
L'occasione era di quelle particolari: la cresima di Francesco, che incredibilmente dopo tanti anni ancora ha una buona opinione di me, così buona che ho avuto l'onore di fargli da padrino. Le parole che ha detto alla cena di festeggiamento con i parenti e gli amici mi hanno commosso...
Non mi dilungo oltre, visto che purtroppo per voi non sono vostri parenti ma i miei, e quindi non avete la fortuna di conoscerli.
I momenti belli e allegri sono stati tantissimi: aggiungo ancora qualche commento corredato di foto, evitando di proposito di inserire quelle che contengono parenti o amici, a cui purtroppo non ho avuto tempo di chiedere il permesso per la pubblicazione on-line.
1. Gita alla Necropoli di Pantalica.
Io la conoscevo già bene, Giusi no e se ne é innamorata.
C'è stato anche il mitico Alberto Angela, e se non sbaglio, come a noi, anche a lui Pino ha fatto da guida. Attenzione, stiamo parlando dell'Età del Bronzo, non di una delle comunque belle ma numerosissime necropoli bizantine presenti dappertutto in Italia (tra l'altro anche nella stessa Pantalica). Quindi Preistoria, di sicuro a partire dal 13 sec. a.C., per alcuni molto prima. Homo Sapiens e forse, sempre per alcuni, anche Neanderthal. By the way, è iscritta insieme a Siracusa tra i Patrimoni dell Umanità dell'UNESCO
In mezzo a una campagna arsa e brulla, infuocata dal sole, l'Anapo scava nella roccia un'oasi verde e fresca. Acque gelate, pesci, uccelli, fiori e piante rare. Alle ripide pareti di roccia che isolano questo piccolo paradiso, centinaia e centinaia di tombe, grotte scavate in posizioni impossibili.
Siamo scesi lungo una parete grazie a un sentiero nella roccia, abbiamo attraversato il fiume, risalendo poi dalla parte opposta. Completamente fuori forma fisica, arrancavo per il percorso disagevole (parte del fascino del luogo deriva proprio dalla difficoltà, ma nemmeno troppa, di arrivarci), sorpassato e distanziato dai bambini che componevano il gruppo, e per i quali fino a pochi minuti prima mi ero inutilmente preoccupato. Senza fiato per lo spettacolo antico e per l'ipossia in agguato, mi lasciavo nuovamente trasportare dalla mia macchina del tempo mentale in un viaggio semi-onirico (quanto basta a non cadere di sotto) nitido e dai contorni indefiniti al tempo stesso.
L'improvvisa attività fisica, una volta oltrepassato il momento critico di rischio infarto, ha fatto sì che il mio capace e spazioso stomaco digerisse le tonnellate del meraviglioso cibo preparato, cucinato e infornato precedentemente introdottovi, e descritto al punto seguente
2. Pranzo alla Braria.
La campagna di Francesco, Mariarosa, Beatrice e delle loro famiglie. Esattamente come me la ricordavo tanti anni fa. Loro non sono cambiati per niente. A parte il fatto che i loro figli, all'epoca una schiera di bambini vocianti, sono alti quasi come me ora, e ad essi si é aggiunta una seconda schiera di fratellini più piccoli.
Forno a legna acceso: le cugine e le zie preparavano di tutto, Francesco che infornava pizze e 'mpanate... Voci, rumori, risa. Bimbi che giocavano con cagnolini felici. Nero d'Avola prodotto da Pino, fresco di ombra fredda, stappato e versato. Brindisi. Giusi che ride, girandosi a destra e sinistra e capendo la metà di quello che viene detto, il piatto riempito di continuo dai parenti. Uno spettacolo. Una giornata che ripaga da mille stress lavorativi.
3. Miele, che passione.
Il paese di Sortino (Siracusa), oltre che per la vicina e già citata necropoli di Pantalica, è una delle Città del miele. Una tradizione antica, quella del miele, che fortunatamente è stata mantenuta in vita e sapientemente gestita fino ad oggi. Non mi aspettavo di trovare Beatrice impegnata in questa attività ("In Sicilia Sortino c'è" è il nome dell'azienda agricola). Ergo, gita a vedere le arnie: Indossati maschera e guanti, osserviamo e ascoltiamo interessati (potete immaginare Giusi, con la sua sfrenata passione per tutto ciò che riguarda gli animali) Carmelo che ci illustra la vita sociale delle api e per far questo è costretto anche a beccarsi parecchie punture sulle mani.
Poi, visita al laboratorio dove tocchiamo con mano come i prodotti dell'apicoltura vengono trattati e confezionati, in maniera che più naturale di così non si può.
Oltretutto veniamo abbondantemente riforniti di miele di zagare, millefiori, propoli, polline e chi più ne ha più ne metta, ad addolcire le nostre colazioni stoccolmesi.
4. Varie ed eventuali.
Mille altri momenti. Le storie sulla festa di Santa Sofia di nonna Lia, le chiacchiere con l'uccellino Cocco (il grido "Cocco, cocco" rimbalza ancora tra me e Giusi nei momenti di follia), la festa della cresima di Francesco di cui ho già parlato, la visita notturna ad Acicastello e Taormina, la festa del cioccolato di Modica, il tramonto che colora di arancio i palazzi barocchi di Noto, il chiassoso mercato del pesce di Catania, tutti i luoghi mostratici da Raffaele, lo spettacolare Etna, la visita alle Zia Rosa e Sara (ecco questo meriterebbe non dico un post, ma un racconto a sé), le chiacchiere con Sofia... ecc.
5. Catania e Siracusa. La Sicilia.
Per quanto mi ci impegni, non potrò mai illustrare come merita e come sento le meraviglie di questa regione e della sua gente, che è parte di me e delle mie memorie di bambino e di adolescente. Legatovi dalla nascita e per tutta l'infanzia con l'anima da persone che non ci sono più, legatovi oggi da un filo che non si è spezzato e che dopo tanti anni è più saldo che mai, e sta tutto nel profumo dei limoni che mi sono arrivati ieri per posta e che ha invaso la mia stanza a 2500 chilometri (in linea d'aria) di distanza.
Grazie ancora a Sofia e Raffaele, non dico altro.
Un bacione anche a Lia Chiara e al mio Francesco. Ps: ci vediamo presto.
Prima di tutto, la cosa più incredibile è come, pur essendo passati molti anni dall'ultima volta che ci eravamo visti, sembrava non fosse passato neppure un minuto. Siamo stati accolti da Sofia, Raffaele, Lia Chiara e Francesco in maniera splendida, e la loro casa è diventata anche casa nostra. Appena arrivati, una bella granita al latte di mandorle fatta in casa. E poi vai di piatti tipici (pasta alla norma, pasta con le sarde, melanzane a coppiette, ecc. ecc.), visite guidate per la città (lo sapevate che a Catania esiste una spettacolare "Antica Friggitoria", che è antica sul serio?) e in giro per la provincia (la bellissima Siracusa, Noto, Modica).
L'occasione era di quelle particolari: la cresima di Francesco, che incredibilmente dopo tanti anni ancora ha una buona opinione di me, così buona che ho avuto l'onore di fargli da padrino. Le parole che ha detto alla cena di festeggiamento con i parenti e gli amici mi hanno commosso...
Non mi dilungo oltre, visto che purtroppo per voi non sono vostri parenti ma i miei, e quindi non avete la fortuna di conoscerli.
I momenti belli e allegri sono stati tantissimi: aggiungo ancora qualche commento corredato di foto, evitando di proposito di inserire quelle che contengono parenti o amici, a cui purtroppo non ho avuto tempo di chiedere il permesso per la pubblicazione on-line.
1. Gita alla Necropoli di Pantalica.
Io la conoscevo già bene, Giusi no e se ne é innamorata.
C'è stato anche il mitico Alberto Angela, e se non sbaglio, come a noi, anche a lui Pino ha fatto da guida. Attenzione, stiamo parlando dell'Età del Bronzo, non di una delle comunque belle ma numerosissime necropoli bizantine presenti dappertutto in Italia (tra l'altro anche nella stessa Pantalica). Quindi Preistoria, di sicuro a partire dal 13 sec. a.C., per alcuni molto prima. Homo Sapiens e forse, sempre per alcuni, anche Neanderthal. By the way, è iscritta insieme a Siracusa tra i Patrimoni dell Umanità dell'UNESCO
In mezzo a una campagna arsa e brulla, infuocata dal sole, l'Anapo scava nella roccia un'oasi verde e fresca. Acque gelate, pesci, uccelli, fiori e piante rare. Alle ripide pareti di roccia che isolano questo piccolo paradiso, centinaia e centinaia di tombe, grotte scavate in posizioni impossibili.
Siamo scesi lungo una parete grazie a un sentiero nella roccia, abbiamo attraversato il fiume, risalendo poi dalla parte opposta. Completamente fuori forma fisica, arrancavo per il percorso disagevole (parte del fascino del luogo deriva proprio dalla difficoltà, ma nemmeno troppa, di arrivarci), sorpassato e distanziato dai bambini che componevano il gruppo, e per i quali fino a pochi minuti prima mi ero inutilmente preoccupato. Senza fiato per lo spettacolo antico e per l'ipossia in agguato, mi lasciavo nuovamente trasportare dalla mia macchina del tempo mentale in un viaggio semi-onirico (quanto basta a non cadere di sotto) nitido e dai contorni indefiniti al tempo stesso.
L'improvvisa attività fisica, una volta oltrepassato il momento critico di rischio infarto, ha fatto sì che il mio capace e spazioso stomaco digerisse le tonnellate del meraviglioso cibo preparato, cucinato e infornato precedentemente introdottovi, e descritto al punto seguente
2. Pranzo alla Braria.
La campagna di Francesco, Mariarosa, Beatrice e delle loro famiglie. Esattamente come me la ricordavo tanti anni fa. Loro non sono cambiati per niente. A parte il fatto che i loro figli, all'epoca una schiera di bambini vocianti, sono alti quasi come me ora, e ad essi si é aggiunta una seconda schiera di fratellini più piccoli.
Forno a legna acceso: le cugine e le zie preparavano di tutto, Francesco che infornava pizze e 'mpanate... Voci, rumori, risa. Bimbi che giocavano con cagnolini felici. Nero d'Avola prodotto da Pino, fresco di ombra fredda, stappato e versato. Brindisi. Giusi che ride, girandosi a destra e sinistra e capendo la metà di quello che viene detto, il piatto riempito di continuo dai parenti. Uno spettacolo. Una giornata che ripaga da mille stress lavorativi.
3. Miele, che passione.
Il paese di Sortino (Siracusa), oltre che per la vicina e già citata necropoli di Pantalica, è una delle Città del miele. Una tradizione antica, quella del miele, che fortunatamente è stata mantenuta in vita e sapientemente gestita fino ad oggi. Non mi aspettavo di trovare Beatrice impegnata in questa attività ("In Sicilia Sortino c'è" è il nome dell'azienda agricola). Ergo, gita a vedere le arnie: Indossati maschera e guanti, osserviamo e ascoltiamo interessati (potete immaginare Giusi, con la sua sfrenata passione per tutto ciò che riguarda gli animali) Carmelo che ci illustra la vita sociale delle api e per far questo è costretto anche a beccarsi parecchie punture sulle mani.
Poi, visita al laboratorio dove tocchiamo con mano come i prodotti dell'apicoltura vengono trattati e confezionati, in maniera che più naturale di così non si può.
Oltretutto veniamo abbondantemente riforniti di miele di zagare, millefiori, propoli, polline e chi più ne ha più ne metta, ad addolcire le nostre colazioni stoccolmesi.
4. Varie ed eventuali.
Mille altri momenti. Le storie sulla festa di Santa Sofia di nonna Lia, le chiacchiere con l'uccellino Cocco (il grido "Cocco, cocco" rimbalza ancora tra me e Giusi nei momenti di follia), la festa della cresima di Francesco di cui ho già parlato, la visita notturna ad Acicastello e Taormina, la festa del cioccolato di Modica, il tramonto che colora di arancio i palazzi barocchi di Noto, il chiassoso mercato del pesce di Catania, tutti i luoghi mostratici da Raffaele, lo spettacolare Etna, la visita alle Zia Rosa e Sara (ecco questo meriterebbe non dico un post, ma un racconto a sé), le chiacchiere con Sofia... ecc.
5. Catania e Siracusa. La Sicilia.
Per quanto mi ci impegni, non potrò mai illustrare come merita e come sento le meraviglie di questa regione e della sua gente, che è parte di me e delle mie memorie di bambino e di adolescente. Legatovi dalla nascita e per tutta l'infanzia con l'anima da persone che non ci sono più, legatovi oggi da un filo che non si è spezzato e che dopo tanti anni è più saldo che mai, e sta tutto nel profumo dei limoni che mi sono arrivati ieri per posta e che ha invaso la mia stanza a 2500 chilometri (in linea d'aria) di distanza.
Grazie ancora a Sofia e Raffaele, non dico altro.
Un bacione anche a Lia Chiara e al mio Francesco. Ps: ci vediamo presto.
lunedì 28 aprile 2008
sicilien
non saprei dire se mi ha affascinato più l'imprevedibile vulcano, con quel suo pennacchio beffardo e le pendici brulle e selvagge, colorate di minerali, o l'improbabile architettura rupestre di pantalica, abbarbicata sulle pareti della gola scavata dal fiume anapo, estrema dimora dei primi abitanti della sicilia orientale, fuggiti dalle coste per sottrarsi, forse, al terrore che veniva dai mari...
dolce e avvolgente, dicevo. struggente e molle. ma anche aspra e caotica. eppure si fa perdonare, la sicilia.

basta un piatto di pasta alle sarde con il finocchietto fresco (in assoluto, uno dei miei piatti preferiti) per riappacificarsi con il mondo vociante dei mercati e delle piazze e le interminabili code sulla circonvallazione. basta una 'mpanata in campagna; un cannolo al bar; una giornata trascorsa ad accarezzare un cagnolino e a rimpinzarsi di pizze e focacce, con le coccole del parentado tutto, che non è il tuo, ma è come se lo fosse.
l'ospitalità è davvero sacra, in sicilia. ne ho le prove!
ecco qui alcune delle nostre foto...
mercoledì 23 aprile 2008
tunneln slutar i sicilien

il tunnel finisce in sicilia, dolce e calda e avvolgente! stiamo per andare sull'etna...
dite che erutterà?
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