giovedì 13 dicembre 2007

Italian Jazz



Ciao, era un po' che non mi facevo sentire con un mio post.

L'occasione è di quelle buone.

Qualche giorno fa il mio amico Giuseppe mi chiama dicendo: "Sai che Martedì al Fasching Jazz Club suonano Stefano Bollani e Paolo Fresu?". E io: "Orpo !" E lui: "Io vado, tu vieni ?" E io: "Orpo !" E lui: "Costa solo 15 euro, con la tessera del Karolinska 9.5". E io: "Orpo !"

Insomma si decide di andare. Non mi ferma nemmeno una serie di defezioni impressionanti. Giusi è stanca. Federica ha fatto tardi. Brunella non fa in tempo. Lo stesso Giuseppe mi chiama con la voce sommessa e il morale sotto le scarpe: l'hanno chiamato d'urgenza per un'operazione, passerà la nottata al lavoro in ospedale. Essendo cardiochirurgo, la chiamata non è di quelle che si possono rifiutare. Parto da solo.



Arrivo nel locale che è ancora semivuoto (o già semipieno, a seconda del grado di ottimismo di cui si dispone). Nella speranza che si faccia vivo almeno Michele, scelgo l'unico tavolo grande libero, che, guarda un po', è accanto a quello dove cenano i musicisti.

Il locale si sta riempiendo, Michele chiama: sta per arrivare con un amico e tre amiche. Fatico a tenere i posti. Acconsento a far sedere un signore distinto che per questo gesto mi adorerà per il resto della serata. Scorgo Marco con un piccolo plotone di Italiani, li invito al mio tavolo. La situazione si sta movimentando. Bollani, Fresu e Paolo Russo (fisarmonicista che non conoscevo, bravissimo) sono al dessert. Una ragazza del gruppo di Marco, Francesca, Cagliaritana DOC, parte alla conoscenza di Paolo Fresu. A lei si aggrega un altro ragazzo. In un batter d'occhio siamo tutti a rompere le scatole al tavolo dei musicisti. Loro sono simpaticissimi, alla mano, dopo 5 minuti siamo amici. Arriva Michele col Bòcia e tre svedesi. Il Bòcia è uno nuovo. Servirebbe un intero post solo per lui, ma poi si monta la testa, quindi lascio stare.

Siamo in troppi, non ci stiamo più. Bollani è lì in giro con un bicchiere in mano. Gli urlo: "Stefano!" E lui: "Ohi ! Dimmi !" E io: "Posso prendere il tuo tavolo?" E lui: "Orpo !"

Del concerto invece non voglio parlare: dico solo che è stato incredibile. Sono proprio bravi. Io poi adoro Stefano Bollani, per me è un genio, che sa di esserlo ma non gliene frega assolutamente niente. E' un deficiente nel senso più nobile del termine, chi mi conosce sa che cosa intendo. Nel mezzo di un passaggio complesso ti infila una serie di note da "Pippi Calzelunghe" e poi ritorna su quello che faceva prima. Ogni nota NON è quasi mai quella che ti aspetteresti e il suo jazz NON è quello serioso e pseudointellettuale che siamo abituati a sentire, trasfigurato rispetto alle sue origini.


Insomma una grande serata, che si è conclusa nel migliore dei modi. Ci hanno chiesto se li aspettavamo, andavano a portare gli strumenti in hotel e poi ci facevamo un giro. E noi tutti in coro: "Orpo!"

E così via, a cazzeggiare e sparare battutacce per le strade deserte del martedì notte di Stoccolma, alla ricerca di un posto dove ripararsi dal nevischio che stava scendendo, passando per un pub irlandese da cui ci cacciano fuori perché una del gruppo aveva meno di 23 anni (sì, qui è così), per un Burghy che ci chiude le porte in faccia, finendo da un kebabbaro aperto fino all'alba, con un Fresu che rimpiangeva sempre più di aver alla fine declinato l'invito di Michele a una spaghettata a casa sua, mentre Bollani annuiva speranzoso ("Dai, ha anche il limoncello!").



Il gruppo di Marco se n'era andato, ignaro del seguito, alla fine del concerto, per cui eravamo rimasti in sette (contando le tre povere svedesi che non capivano niente, visto che parlavamo quasi sempre in italiano, ma che erano felici lo stesso) a rimpinzarsi di falafel pessimo e di kebab appena sulla soglia della sufficienza, bevendo birra leggerissima (Bollani: "Paolo, ce l'hanno la birra, ma è quella leggera". Fresu: "Beh, prendine dodici!"). Una serata piacevolissima, con Michele, musicista, liutaio e fan accanito, che non credeva ai suoi occhi (credo che Fresu non scorderà facilmente il tormentone della serata, Michele che gli prende una spalla e dice: "Paolino, ti posso toccare? Oddio, sto toccando Fresu!"), con Paolo Russo, il fisarmonicista, che voleva assolutamente sapere che cosa aveva fatto la Lazio e lo chiedeva a tutti quelli che incontrava.

Insomma musicisti eccezionali (Michele a Edith, una delle svedesi, scuotendola: "You don't know, but they are the number one!!! THE NUMBER ONE!!!". Risate.), persone eccezionali. Sono contento che abbiano il successo che si meritano. Andateli a sentire ovunque e comunque, quando potete e anche quando non potete.

Baci,

io




6 commenti:

lilì ha detto...

Orpo! i tuoi post mi fanno sempre spaccare ;-)))))

Giusi ha detto...

ma perché sono rimasta a casa? non mi potevo sforzare un po'???

:(

mirio ha detto...

Io che ti conosco so cosa vuoi dire...

Silvia ha detto...

cavoli (anzi, orpo! ;o)) chissà che bella serata!! mi hai fatto venir voglia di riascoltare al volo il mio unico cd con Paolo Fresu, un Porgy and Bess... grande Gershwin!

francesca ha detto...

Ciao Davide,
sono Francesca "la sarda DOC" :-).
Marco mi ha appena mandato il link del tuo blog e non posso negarti che mentre leggevo non potevo credere ai miei occhi!!
Siete stati in giro con loro???
Mamma mia,mi sto mangiando le mani!!Mi sarebbe piaciuto tantissimo essere tra voi!
Come direbbe Simone, il mio amico romano "sto a rosicà parecchio".
A presto e un augurio di buon Natale e felice anno nuovo.

Fra

Elisa ha detto...

Ciao, ho appena scoperto questo blog, e vorrei farvi i miei complimenti... dopo un folgorante erasmus di un semestre a Uppsala, quest'estate sono tornata in vacanza a Stoccolma e l'ho ritrovata ancora più bella e più magica. Vivete in un paese meraviglioso, è anche un mio sogno quello di trasferirmi per un periodo lì, chissà che un giorno non diventi un progetto concreto, anche vedendo le esperienze di qualcuno che come voi già lo sta vivendo!
ciao ragazzi,
un bacio alla Svezia!

Elisa

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