venerdì 5 settembre 2008

Teatro, che passione.

Ok, ancora una volta non siamo in tempo, perché l'evento che vado ad illustrare è già passato. Ma ve ne saranno altri per le prossime 3 serate (incluso oggi). Direi che ci stiamo avvicinando a grandi passi verso il blog di servizio! :)


Per l'intera durata di questa settimana, che come già puntualizzato siamo tutti concordi nel definire "agli sgoccioli", c'è stata/c'è/ci sarà una serie di commedie e spettacoli in lingua inglese , dal titolo "A touch of Britain" allo Scalateatern, in Wallingatan 32, a Stoccolma.

Noi ci siamo stati lunedì e abbiamo visto "The sinking of the Titanic", una sorta di commedia/documentario rappresentata da due comici britannici a mio parere molto bravi, Kesselofski & Fiske. Questo duo gira il nord Europa da molti anni ed ha un suo pubblico di affezionati. "L'affondamento del Titanic" era già stato rappresentato molte volte a Stoccolma ,per cui il teatro non era pieno. Per me è stata una piacevole scoperta, e anche Giusi si è divertita un sacco. Ho riso di gusto a lungo e me ne sono tornato a casa veramente soddisfatto. Il loro umorismo è diretto, semplice, a tratti perfino sciocco, ma non privo di trovate geniali. Sono molto buffi e ricalcano lo stile della classica coppia comica, in cui uno è il vessatore, il furbo, e l'altro è il succube, il sempliciotto. Al tempo stesso sono entranbi dei bambinoni e si ride delle loro stramberie.



Tramite questa tonalità leggera, però, riescono a comunicare i particolari, spesso ignoti al grande pubblico, di una tragedia che poteva essere mille volte evitata, e che invece è stata aggravata dalla superficialità di chi ne è stato protagonista.
Insomma, una bella serata. Ora aspetto di vederli ne "il mastino dei Baskerville", e spero che accada presto.
Tra l'altro questa serata mi ha dato l'occasione di scoprire un caffè/ostello non troppo costoso e carino, del quale riferirò presto in un altro post.



In cartellone per i restanti giorni della settimana c'e' "The Ukulele Orchestra of Great Britain", una sorta di concerto comico di un'orchestra (appunto) di ukulele. Il loro repertorio spazia su tutti i generi musicali, da Tchaikovsky agli Iron Maiden. Tutto, ovviamente, con l'ukulele. Sul loro sito (linkato) ci si può fare un'idea di che cosa si andrà a vedere, ed addirittura ascoltare alcuni loro brani.



Hanno suonato praticamente in tutto il mondo e mi dicono siano molto bravi (però, io non li ho mai visti, per cui non posso darlo per certo. Vedendoli su youtube sembra proprio cosi). Il biglietto costa 350 SEK, come per "The sinking of the Titanic". In quel caso noi abbiamo prenotato in 10 ed abbiamo ottenuto uno sconto, pagando alla fine 250 SEK a testa. Gli studenti al di sotto di 26 anni pagano 100 SEK.



Gli spettacoli dureranno fino a domenica, ulteriori dettagli sul sito del teatro.
E chi più ne ha, più ne rappresenti.

mercoledì 3 settembre 2008

Nooooo...



da "Il grido" - Michelangelo Antonioni (1957)



Mi hanno rubato la bici! :(



Foto di bici rubata trovata in rete. Della mia non è rimasto nulla. E' sparito pure il lucchetto tagliato.


martedì 2 settembre 2008

...

Scusate, oggi sono logorroico (oggi ?).
Non è che voglio recuperare il tempo perduto in poche ore, ma è tutto il giorno che mi frulla in mente questa cosa:

To make a prairie it takes a clover and one bee, -
One clover, and a bee,
And revery.
The revery alone will do
If bees are few.

from "Poems" by Emily Dickinson (1830-1886), published 1896

Strano ma vero.


Ok, la soluzione era: il ticket di entrata per la palestra. (Un coro di "OOOOHHHH!!!" da parte di tutti gli amici di lunga data, e di "embe'?" dagli altri.)

Questo è il commento quasi a caldo di ieri.


Oggi è un giorno storico per me.
Dopo quasi 20 anni, ho messo piede in una palestra.
L'ultima volta è stato per la lezione di ginnastica (ok, Educazione Fisica), dell'ultimo anno di liceo... E quella non era nemmeno una vera a propria palestra. In pratica si giocava a calcetto in cortile.
In soldoni, non avevo mai visto nemmeno dall'interno una vera palestra in tutta la mia vita.



Ho assistito con sguardo curioso, ma al tempo stesso distaccato, al proliferare di questi nuovi luoghi di culto e alla comparsa di macchinari sempre più fantascientifici. Ho visto amici mingerlini trasformarsi in muscolosi atleti. Ho visto cose che voi umani... No aspetta... quella è un'altra storia...


In ogni caso la palestra è sempre rimasta là e io qua.

In generale sono sempre stato convinto che fare tutta quella fatica dovesse essere finalizzato ad un guadagno economico, non ad un esborso.

Sono sempre stato fieramente conscio del fatto che il mio stato di forma stesse peggiorando, ultimamente però ho iniziato a preoccuparmi sul serio.
Un avviso a chi viene a vivere in Svezia: è pericoloso, c'è la possibilità che il vostro peso corporeo aumenti considerevolmente e in breve tempo, anche se ci fate attenzione.
A dire il vero non succede a tanti, ma a qualcuno sì. L'anno scorso in pochi mesi ho messo su 8 chili.

E vi assicuro che mangio più moderatamente qui che in Italia, praticamente non tocco alcolici (mentre in Italia una bottiglia di vino ogni 2 pasti non me la toglieva nessuno), e faccio molto più movimento.
Ora, sarà una coincidenza, sarà il mio metabolismo che cambia con l'età (in pochi mesi? Mah!), saranno le salse che qui mettono dappertutto e che comunque cerco di evitare per quanto posso, sarà che per adattarsi al clima nordico il mio corpo ha deciso di dotarsi di uno strato di grasso supplementare, non lo so. Fatto sta che metà dei vestiti che ho portato non mi vanno più bene.

Ma questo non sarebbe neanche niente. Ogni piccolo sforzo ha iniziato a causarmi stiramenti. Praticamente tutte le mattine quando mi metto l'accappatoio.
Ho causato l'ilarità generale, diventando pure la barzelletta del dipartimento quando mi sono fatto male ai pettorali per prendere una patatina dal pacchetto (già aperto).

All'interno del campus c'è una palestra ben attrezzata, una delle tante della catena "Friskis&Svettis", presente in tutta la Scandinavia.
Parentesi. Forse c'è qualche sfumatura della cultura svedese che da Italiano mi è difficilmente comprensibile. Ad esempio, io non avrei mai chiamato la mia catena di palestre: "Freschi e Sudati". Ok, "friskis" si può anche intendere come "in forma", ma a detta degli stessi Svedesi "freschi" è la prima cosa che viene in mente. (Ohi, che fatica dover postare tenendo conto che metà dei tuoi lettori sono traduttori di professione).


Insomma, per una convenzione con il Karolinska (nel senso che l'istituto paga la differenza per tutti i dipendenti e gli studenti. Non commento.), le palestre di questa catena hanno fissato un prezzo di 500 corone per l'abbonamento semestrale. Circa 55 euro. Ingresso illimitato e moltissimi corsi inclusi, dallo yoga allo spinning.

Visto quanto detto sopra, nell'anno e mezzo passati ho apprezzato l'iniziativa ma non ho potuto fare a meno di constatare che nel mio caso sarebbero stati 55 euro buttati, dato che non ci sarei mai andato.
L'amico Hatef, anche lui fuori forma al pari di me, è cintura nera di taek-kwon-do e desideroso di riprendere a gareggiare. Cercava qualcuno che gli facesse compagnia e rendesse le visite in palestra meno monotone, per cui mi ha martellato per 3 mesi e alla fine mi ha convinto, puntando anche sul fatto che le patatine mi piacciono e che non voglio ferirmi più nel tentativo di afferrarle.

Ero preparato al peggio, ma devo dire che non è stato così terribile. Devo anche dire che ci siamo andati molto leggeri. E che nessuno mi vedrà mai, nemmeno tra cent'anni, lanciare urla disumane per mostrare a tutti gli eroici sforzi che sto facendo e impressionare gli astanti. Sempre a dire il vero, lì nessuno lo faceva, nemmeno gli Arnold della situazione.


L'atteggiamento da noi adottato era quello opposto. Non si perdeva occasione per scherzare su quanto pigro e fuori forma io fossi (tipo fingere una fatica sovrumana per spostare il piccolo piolo che regola l'entità dei pesi sulle macchine).

Sapevo che avrei patito le fatiche del giorno solo in seguito, ma devo dire che temevo molto peggio. L'unica cosa che ha testimoniato quanto fuori forma, al punto di avere tutto il metabolismo sballato, io sia è che sto continuando a sudare dopo due docce e parecchie ore dalla fine dell'allenamento.

Per adesso abbiamo deciso che ci andremo 3 volte a settimana. So che quelli che mi conoscono di persona sono a dir poco scettici e che mi danno al massimo 2 settimane prima di mollare. Ma ci proverò.



E chi più ne ha più ne sollevi.

;)

lunedì 1 settembre 2008

Quiz

Un altro quesito... Per chi mi conosce personalmente la risposta avrà dell'incredibile, pur essendo in sé abbastanza banale...

Che cos'è questo?

Ai vincitori, come al solito... niente. :)

domenica 31 agosto 2008

Amici in visita

Oggi, nonostante la bella giornata, siamo stati in casa. Questo perché nel weekend ci sono venute a trovare due carissime amiche: Shystie e Morris.
Questa è Shystie:



E questa è Morris:



Le altre due loro e nostre amiche, quelle più grandi e con solo due gambe (Amy e Sofia), ce le hanno portate giovedì prima di partire per una breve vacanza, e noi siamo stati felicissimi di ospitarle.
Siamo rimasti in casa perché nessuna delle due nuove arrivate si sentiva molto in vena di fare passeggiate. L'ambiente estraneo le aveva un po' intimorite.
A dire il vero, stasera un girettino all'Haga Park con Shystie l'abbiamo fatto. Sembra avere fatto pace con i dintorni proprio all'ultimo giorno.

Shystie e Morris pesano un totale di 7 chili e hanno in tutto 7 zampe (4 Shystie e 3 Morris, poverina. Ma se la cava benissimo).

Shystie in uno dei rari momenti di riposo diurno, in una piccola alcova che si è ricavata da sola nel cuscino del divano


Shystie è incontenibile. Vuole continuamente fare qualcosa, e preferisce stare sempre vicino a uno di noi, quando gioca, quando dorme, quando mangia. Quando dorme poi, deve obbligatoriamente stare con almeno il muso, meglio tutto il corpo, appiccicato a qualcuno. In genere si incunea in posizioni impossibili. Shystie è una vera e propria stufetta e per uno come me perennemente accaldato questo può costituire un problema.
In questo momento è ai piedi (o meglio tra i piedi) di Giusi, che sta cucinando e che le intima di spostarsi, visto che è a rischio schizzi bollenti.
Giusi non ha ancora capito che difficilmente Shystie potrà afferrare il senso delle sue parole. Prima di tutto perché è di una specie diversa, poi perché probabilmente non ha mai sentito nessuno parlare in italiano, da quando è arrivata dagli Stati Uniti, un annetto fa. Shystie, dal canto suo, oltre all'affetto che la lega a Giusi, spera sempre che del cibo cada a terra (evento più probabile quando sono io a cucinare), per cui è restia a muoversi da lì.
Shystie è anche chiamata "cane salsiccia", o semplicemente "salsiccia", "stufetta", come già detto, e "periscopio" perché quando si è a letto si vede la sua testa comparire e sparire dal bordo del materasso. Essendo più bassa del letto stesso, tenta di farsi vedere saltando più in alto che può (non tantissimo), in maniera che chi si trova disteso la prenda e la porti su. Continua a saltare su e giù fino a quando non le si da retta. Shystie è un pochino viziata e odia fortissimamente la lavastoviglie, solo quando è spenta e aperta. Ma è simpatica così.

Shystie che aspetta attenta l'apertura dell'odiata lavastoviglie


Morris mentre guarda dalla finestra

Morris, come detto prima, ha solo 3 zampe, avendone persa una in seguito a una brutta caduta dal quarto piano del suo palazzo. Fortunatamente se l'è cavata. E' l'opposto di Shystie. Placida e tranquilla, si scompone raramente. E' morbidissima e si fa prendere e accarezzare senza mai opporsi. In tre giorni ho sentito sono un paio di lievissimi "miao". Va perfettamente d'accordo con Shystie, o meglio, Shystie è quella che la cerca per giocare (alla sua maniera, ovvero scatenandosi) e lei sta al gioco quanto basta. Tende a ignorarla.

In un momento di svago (Shystie vuole giocare, Morris no)


Morris, come tanti altri gatti, passa interi pomeriggi alla finestra, guardando spazi e mondi che non ci è dato sapere. Morris a volte muove un pochino le zampe durante il sonno. Probabilmente sogna. Chissà.

Morris alla finestra

Morris non si sa mai dov'è (al contrario di Shystie, che è immancabilmente vicino a te), e dal momento in cui è entrata a casa nostra, ne ha preso possesso, relegandoci al ruolo di ospiti devo dire graditi.
Morris è una gatta dolcissima, che vuole spesso le coccole e che ama atterrare sulla scrivania di Giusi mentre sta lavorando, spiccando salti dalla poltrona che hanno del miracoloso, considerando il numero impari di zampe. A quel punto adora sedersi sui documenti che Giusi sta traducendo e farle compagnia.

Morris assiste Giusi nel lavoro di traduzione

Già ci dispiace che stasera sia l'ultima sera, e che domani Amy e Sofia le vengano a prendere.
Comunque si è deciso insieme che ci si rivedrà presto, che torneremo a trovarle.
Glielo abbiamo spiegato chiaramente, in italiano. Speriamo che abbiano capito.

Io e Shystie a passeggio per l'Haga ParkShystie e io che corriamo su un prato (Shystie è la pallina nera, io la figura accanto che fatica a starle dietro)

sabato 30 agosto 2008

surströmmings premiär

è scattata l'ora dell'aringa fermentata.

una buona scusa per far festa (l'ultima all'aperto prima che arrivi il freddo)?

da giovedì scorso - il terzo del mese di agosto, come ogni anno - questa specialità del nord della svezia è in vendita in tutto il paese. i temerari la gustino con tunnbröd, le immancabili patate bollite e un po' di cipolla rossa cruda.

e non indugino – anche se potrà sembrare un po' avventato – davanti all'eventuale rigonfiamento della scatoletta. fa parte del normale processo di fermentazione del pesce, conservato con un pizzico di sale e via...


ma attenzione: meglio aprirla di fuori per evitare che il proprio appartamento sia invaso dal fetore. "fermentata" sta per "putrida". non so se mi spiego.

nonostante la voglia di sperimentare sempre cose nuove, davide e io non siamo ancora riusciti a trovare il coraggio di affrontare questa impresa. voi cosa fareste al nostro posto? (vedi sondaggio a sinistra).

p.s.: se per ingollare la speciale aringa i più si servono di una generosa dose di snaps, i puristi sostengono ci voglia un bel bicchiere latte! sarà?!


===

it's time for fermented herring!

a good excuse to party (outdoors for the last time before the cold comes in)?

as of the third thursday in august, like every year, this traditional dish from northern sweden is now being sold everywhere in the country. the daring ones shall relish it with tunnbröd, the
ubiquitous boiled potatoes and freshly chopped red onions.

a pinch of salt preserves the fish as it ferments, which may result in bulging cans – not to be discarded... (i know, it sounds reckless!)

herring lovers are heartily recommended to open the can outside, if they want the stench to stay out of their apartment. “fermented” stands for “rotten”, if you know what i mean...

davide and i do love to try out new things, but we still haven't found the guts – literally – to undertake this venture. what would you do in our shoes?

p.s.: if this special herring is generally washed down with a generous shot of snaps, purists claim a nice glass of milk is what you really need. i have my doubts but i could give it a try.

take the poll on the left side of the page: would you like to taste fermented herrings?

answers:

  • no way! you've got to be kidding.
  • i should think not, even though i would still be curious.
  • i guess so, but i know i may regret it
  • yes, i'm so looking forward to it!

giovedì 14 agosto 2008

pussar och kramar

baci e abbracci.

finita l'estate, è il momento dei saluti. per quelli che lasciamo a casa, per quelli che ritroviamo... a casa.

due case, la faccenda si complica.

ma torniamo ai baci. uno, due. c'è chi dice tre o addirittura quattro. chi li lancia nell'aria sfiorando il viso dell'altro, chi glieli stampa direttamente sulla guancia. c'è poi chi aggiunge un abbraccio con un certo distacco. e chi preferirebbe dare solo quello.

c'è anche chi chiede da che parte si dovrebbe cominciare. da destra o da sinistra? oddio, non ci avevo mai pensato. è vero, ogni tanto capita l'inevitabile e comico imbroglio di nasi e bocche. ma che ci possa essere perfino una regola... o mi sbaglio?

immagino sia un po' come ballare il tango. il nostro corpo manda un segnale: ehi tu, guarda che mi sto sporgendo verso destra. il nostro ballerino recepisce e scarta a sinistra. chi non avverte l'altro (e funziona in entrambi i sensi del verbo), potrebbe inciampare. tutto qui.

si arrendano gli amici nordici. neanche noi sappiamo... solo i tangueros sanno.


===

hugs and kisses.

summer is over, it's time for greetings. goodbyes to those we leave home. hellos to those we meet... at home again.

two homes? it's getting tricky.

but let's get back to kisses. one, two. some people say three or even four. some just brush cheeks and kiss the air, some others plant their kisses directly on the other's face. some add a loose hug. and some others would rather this was their only option.

also, some wonder what cheek you should start with. right or left? gee, i never thought about it. actually, funny and awkward crashes of noses and lips-brushing do happen once in a while. but i don't think any rule applies here. or does anyone know better?

i assume it's a bit like dancing tango: our body sends a signal: look, i'm leaning to the right. our partner receives the cue and swerves to the left. those who don't tell the other nor read the given information are likely to stumble. it's as simple as that.

our nordic buddies shall give up. even mediterranean people don't know. only tangueros do.

martedì 5 agosto 2008

regnet öser ner

di rientro, con la faccia cotta dal sole, ecco che diluvia...



So I pull my Stockings off
Wading in the Water
For the Disobedience's Sake [...]




Così mi tiro via le Calze
Sguazzando nell'Acqua
Per il Gusto di Disubbidire [...]

Emily Dickinson

domenica 29 giugno 2008

venerdì 27 giugno 2008

koes


http://www.koes.it/

ecco dov'eravamo il 29 maggio: al vernissage di andrea, arrivato a stoccolma quasi per caso... nelle foto anche gli aristocrats, il gruppo di michele, con i loro strumenti.

il gorilla è bellissimo!
disegni di andrea "koes"

Prendo la parola io (Davide) per fare notare come ancora una volta questo blog si dimostri un blog di servizio del piffero. Come diceva Giusi, la mostra è stata inagurata il 29 maggio e purtroppo, è appena finita O_o. Per scrivere il post abbiamo aspettato proprio la fine. Beh, meglio che niente (credo).

È andata molto bene, a detta anche dello stesso Andrea. Se vi piacciono i suoi lavori tenete d'occhio il suo sito, a breve ci saranno degli eventi in Italia. Andrea oltre che pittore, è un artista grafico e disegna di tutto, da magliette a tatuaggi.
Anche qui, apro una piccola parentesi che richiudo subito, in Italia uno si sbatte come un pazzo per fare qualcosa (e bisogna conoscere la gente giusta, frequentare gli ambienti giusti, e soprattutto avere studiato con determinati professori, nonché a volte pure pagare di tasca propria). Qui lui è arrivato, ha fatto vedere i suoi lavori ad alcune persone ed è partita la mostra personale in centro. Al vernissage, con sua stessa sorpresa, ha venduto metà dei lavori.
Parentesi chiusa.

Gli Aristocrats al vernissage di Andrea "Koes".
Immagini di proprietà di "Koes" - www.koes.it


... e chi più ne ha più ne dipinga.

lunedì 23 giugno 2008

vår stuga


la nostra casetta di campagna.

ecco, ora ci sentiamo un po' svedesi anche noi. sono bastate due notti in questo stuga in mezzo ai boschi.

gli stugor sono la quintessenza dell'estate svedese, o piuttosto della svezia stessa. piccoli, grandi, minuscoli, a cinque piani, in mezzo al bosco, in riva al lago... non importa. sono tutti graziosi, curati, e di legno verniciato di rosso falun con finiture rigorosamente bianche. d'accordo, esistono anche le casette color ocra, ma sono in netta minoranza.

il "nostro" si trova vicino a bollnäs, appartiene alla famiglia di sofia, un'amica svedese originaria del norrland, la regione più a settentrione del paese. è in mezzo agli alberi, adagiato su un prato muschioso, una gigantesca spugna verde imbevuta d'acqua su cui potrebbero tranquillamente zampettare i castori, ma anche alci, orsi bruni... eh, già. loro sono di casa, qui. e nel silenzio, quando imbrunisce appena, complici i cumulinembi di un temporale estivo che scorrazzano in cielo come pecore fantasma, non è difficile immaginarsi di potersi imbattere in uno di questi animali. la loro presenza si avverte, è palpabile. così come il senso di solitudine, quella dei grandi spazi, che ti costringe a osservare il mondo con la consapevolezza di essere una parte infinitesima del cosmo.

mi immagino come possa essere stato vivere qui cent'anni fa, d'inverno magari. casupole di legno sepolte dalla neve e sferzate dal vento, nel buio più assoluto. e ora capisco perché sia necessario festeggiare l'estate...

in ogni modo, non eravamo soli. le nostre due amiche amy e sofia stavano in uno stuga poco distante dal nostro, un po' più grande e con l'acqua corrente, insieme ai loro due animaletti: la gatta morris, elegante e riservata quanto basta, e la bassotta shystie, soprannominata "cane salsiccia" (indovinate chi le ha dato questo simpatico nomignolo).




inutile dire sono state al centro dell'attenzione per tutto il weekend (mangiate, passeggiate, chiacchierate),



soprattutto il cane salsiccia.

di lei abbiamo un intero reportage fotografico (prossimamente on line).






ecco un paio di scatti dei dintorni.

sabato 21 giugno 2008

ett tecken på sommaren


un simbolo dell'estate...


di che si tratta?

***

post scriptum: visto che l'indovinello è stato indovinato, ecco un paio di foto.
fragole svedesi DOP!







qualcuno ha ricette interessanti con le fragole???





io per ora sto pensando al cocktail di elena dell'altra sera, con fragole, vodka e acqua tonica. non so in che proporzioni fossero gli ingredienti, ma il risultato era davvero... BOOM!!!

venerdì 20 giugno 2008

midsommarafton

vigilia della festa di mezza estate.

cade sempre di venerdì, il penultimo del mese di giugno, nel giorno del solstizio d'estate, quando il sole raggiunge il massimo della sua declinazione.

ormai da un mese a questa parte il tramonto sembra non finire mai, il sole scompare all'orizzonte solo dopo le dieci di sera lasciando una luminosità diffusa nel cielo che non diventa mai buio. e alle due già albeggia... considerando il crepuscolo civile, le ore di luce totali sono 21 e 45 minuti.

anche nel cuore della notte, fra gli alberi, verso nord-est, c'è sempre una lingua di luce aranciata...

mezza estate, e le città si spopolano. se c'è una cosa che agli svedesi proprio non manca è la passione per la natura. non perdono occasione per vivere, passeggiare, correre, mangiare, giocare, dormire... nel verde (e nel blu, vista la quantità d'acqua che ci circonda).

midsommar rappresenta senz'altro l'apice di questo entusiasmo panteistico. cestini da picnic traboccanti di prelibatezze locali, snaps a fiumi, abiti leggeri, plaid da stendere sui prati, coroncine di fiori di campo, danze tradizionali intorno al simbolo della stagione dell'abbondanza, il midsommarstång, una sorta di albero della cuccagna senza grasso sul fusto né prosciutti posti in cima, ma con fiori e nastri tutt'intorno. la terra che incontra il cielo.

anche in questa occasione, skansen è al centro dei festeggiamenti degli abitanti di stoccolma. ci siamo andati con alcuni amici e non ci è mancato neppure il classico scroscio estivo... ma non c'è da scomporsi. un'oretta di pioggia e torna il sereno!

nelle foto: il midsommarstång di skansen e la foresta di bollnäs, nel cuore della svezia, intorno alla mezzanotte.

martedì 10 giugno 2008

betessläpp

al pascolo.

kossorna, kom, kom... venite, mucche, è ora di uscire all'aperto.

questo post era nell'aria già un mese e mezzo fa. colpa della languidezza primaverile se compare solo poco prima di midsommar.

prima il tetra pak del latte (foto accanto): "vieni a vedere i nostri allevatori che liberano le mucche al pascolo perché possano giocare e sbizzarrirsi insieme alle compagne!" [gulp! possibile?]

poi la pubblicità in televisione: kossorna...

dei commercial dell'azienda danese avevo già parlato. ma questa volta l'arla ha fatto di tutto per convincermi (oddio, non che ci volesse poi molto) a partecipare a quella che ormai pare sia diventata una tradizione irrinunciabile per molti abitanti delle città svedesi, famiglie con bambini in testa: assistere alle mucche che si scapicollano fuori dalle stalle per saltare come grilli e rotolarsi nell'erba fresca.

noi non potevamo mancare all'appuntamento. abbiamo guardato qual era l'azienda agricola più vicina a noi e siamo andati. abbiamo trovato una fattoria in piena regola, campi verdissimi, una folla che non avrei mai immaginato, kanelbullar, latte fresco.


e le mucche, certo, più briose che mai. ecco qualche foto di quella giornata.

Corri, mucca, corri

Mi permetto di editare il post di Giusi per dare anche la mia testimonianza dell'avvenimento. Dopo che sono state tutto l'inverno rinchiuse al calduccio, le nostre mucchine muoiono dalla voglia di essere liberate. Appena il tempo si fa bello, moltissime fattorie organizzano una giornata di festa a cui chiunque può partecipare. Sul sito dell'Arla, la grande ditta danese che ha pressoché il monopolio del latte nei paesi scandinavi, è riportata una mappa con le date delle varie feste di liberazione-mucche. Il giorno in questione si va, loro ti offrono la colazione, si accarezzano i vitellini e si attende il momento fatidico. Noi siamo andati qui vicino a Stoccolma, con il pendeltåg, abbiamo seguito la massa ed eravamo in prima fila. La giornata era soleggiata, le mucche muggivano impazienti, avendo capito che qualcosa era nell'aria... tre... due...uno... VIA ! Si aprono i cancelli e la corsa delle mucche verso il prato ha inizio. C'è quella che sgroppa, quella che trotta, quella che scatta veloce, quella che rincorre il fotografo e quando lo raggiunge scappa per farsi rincorrere da lui, quella che ara il terreno con il muso, quella che fa capolino timida, esce un pochino, poi si guarda intorno e rientra dentro spaventata, e così via.


Mucche trotterellanti. Quelle che correvano, non sono riuscito a fotografarle.
Andavano troppo veloci.


Ci siamo divertiti molto.
Per chi ci legge da Stoccolma, ci rendiamo conto che di queste cose dobbiamo parlare anche PRIMA che succedano, in maniera che chi è interessato possa partecipare. Prima o poi ci riusciremo.
Ecco, ora Giusi ci starebbe bene il piccolo video che abbiamo fatto, anche se non si capisce molto. Ah, mi correggi gli errori più grossolani? Ciao, ci vediamo dopo, butta la pasta che stasera ho fame.

giovedì 5 giugno 2008

studenter och sommarlov

studenti e vacanze estive.





anche in svezia è iniziata la bella stagione! anzi, sembra di essere sul mediterraneo, dato che il sole brilla ininterrottamente da almeno un mese. le temperature raggiunte fanno pensare alla ventilata sardegna e gli abitanti seminudi in giro per la città lasciano quasi credere di essere a rimini.

poi ci sono gli studenti delle superiori... e ad ascoltare i loro cori si riesce a immaginare anche il carnevale di rio! ogni giorno, da una settimana a questa parte, vagonate di liceali sfilano per le strade di stoccolma con i loro candidi berretti. festeggiano la maturità appena ottenuta a ritmo di samba, rock, r&b.

spensieratezza e infradito, torsi nudi ed effervescenza giovanile... che quasi ci hanno impedito di raggiungere in tempo la nave per riga, pochi giorni fa. ma questo è un altro post!

vedi la galleria fotografica di the local.

lunedì 26 maggio 2008

rapsolja

olio di colza.

non è certo la prima volta che se ne parla. l'europa dipende fortemente dal petrolio mediorientale, ma i paesi del nord sono costellati di campi gialli. sorvolando scania e selandia, come mi è capitato di recente, sembra quasi che gli scandinavi non coltivino altro. mica ci condiranno soltanto l'insalata...

è di questi giorni la controversa campagna dei flygbussarna, che dalle città portano agli aeroporti di tutto il paese, attraversando sterminati campi di... colza. i pullman vanno a olio vegetale. perché costa molto meno del gasolio, inquina il 98 - dico 98! - per cento in meno e ha prestazioni e consumi identici. io aggiungo che i fiori di colza sono pure belli da vedere!

sui cartelloni incriminati, ragazzini che bevono direttamente dalla pompa della benzina. sono rimasta colpita anch'io, quando li ho visti in metropolitana. ma da lì a pensare che a qualcuno venga voglia di bere il carburante...

per caso ho una considerazione troppo alta dei bambini?

venerdì 23 maggio 2008

om att ta av sig skorna

sul togliersi le scarpe.

l'abbiamo già scritto, da qualche parte. in svezia, prima di entrare in casa, ci si toglie le scarpe.

o meglio, non è come in giappone, dove se disgraziatamente manca lo scalino che divide l'ingresso dal resto dell'appartamento gli ospiti si trovano nell'imbarazzo di doversi scalzare già sul pianerottolo del condominio. i nipponici si tolgono le scarpe anche per entrare al ristorante e in certi musei. e pare addirittura che usino pantofole ad hoc per andare in bagno (e parlo dei servizi con la toilette, non di quelli con la vasca).

gli svedesi sono più flessibili. varcano la porta d'ingresso e lasciano le calzature in qualche angolo dell'anticamera, l'ordine o il disordine della disposizione dipenderà unicamente dal grado di meticolosità del singolo, non dalla rigorosità collettiva. dopodiché si sentono liberi di zampettare sul parquet di casa.

nell'ultimo anno abbiamo invitato tutti i nostri ospiti, genitori compresi, ad aderire alla comoda pratica. già, perché a casa in italia si usano quasi sempre le scarpe. certo, le pantofole non mancano. ma, a parte qualche eccezione, mai ci si sognerebbe di chiedere a un ospite che capita in casa per qualche ora di entrare scalzo (ma perché no, poi?).

gli scandinavi lo fanno senza neppure pensarci, forse per praticità, per evitare di sporcare il pavimento con le scarpe bagnate di pioggia o neve, per non infastidire il vicino del piano di sotto, per sentirsi più liberi. non so. mio fratello, ormai per metà danese, cammina scalzo anche sulle fredde piastrelle italiane. sembra persino che gli svedesi abbiano le scarpe più adatte per lanciarsi nell'impresa liberatoria, senza lacci né cinturini. fatto sta che qui anche l'idraulico o l'assicuratrice lascerà scarponi o ballerine sullo zerbino, è successo proprio oggi. ma la cosa che più mi sorprende è che lo facciamo anche noi, immigrati mediterranei. francesi, spagnoli, italiani, greci, croati... accettano tutti di buon grado. anzi, basta avere un personnummer ed ecco che diventa automatico! strano, ma vero.

(diamo a cesare quel è che di cesare: la prima foto pubblicata in questo post è tratta da questo sito; la seconda, è presa da qui).

venerdì 16 maggio 2008

Sicilia

Dopo un secolo o forse più, torno a farmi sentire con un mio post. Oggi sono qui in casa, aspettando l'arrivo di Lorenzo, che dovrebbe farsi vivo a minuti, e ho del tempo per scrivere anch'io un breve resoconto sul viaggio in Sicilia. Lo so, ne ha già parlato Giusi, e in più è anche passato un po' di tempo ormai. Ma siccome il blog è mio, ho l'incredibile lusso di poter fare quello che mi pare :)
Prima di tutto, la cosa più incredibile è come, pur essendo passati molti anni dall'ultima volta che ci eravamo visti, sembrava non fosse passato neppure un minuto. Siamo stati accolti da Sofia, Raffaele, Lia Chiara e Francesco in maniera splendida, e la loro casa è diventata anche casa nostra. Appena arrivati, una bella granita al latte di mandorle fatta in casa. E poi vai di piatti tipici (pasta alla norma, pasta con le sarde, melanzane a coppiette, ecc. ecc.), visite guidate per la città (lo sapevate che a Catania esiste una spettacolare "Antica Friggitoria", che è antica sul serio?) e in giro per la provincia (la bellissima Siracusa, Noto, Modica).
L'occasione era di quelle particolari: la cresima di Francesco, che incredibilmente dopo tanti anni ancora ha una buona opinione di me, così buona che ho avuto l'onore di fargli da padrino. Le parole che ha detto alla cena di festeggiamento con i parenti e gli amici mi hanno commosso...
Non mi dilungo oltre, visto che purtroppo per voi non sono vostri parenti ma i miei, e quindi non avete la fortuna di conoscerli.

I momenti belli e allegri sono stati tantissimi: aggiungo ancora qualche commento corredato di foto, evitando di proposito di inserire quelle che contengono parenti o amici, a cui purtroppo non ho avuto tempo di chiedere il permesso per la pubblicazione on-line.


1. Gita alla Necropoli di Pantalica.
Io la conoscevo già bene, Giusi no e se ne é innamorata.
C'è stato anche il mitico Alberto Angela, e se non sbaglio, come a noi, anche a lui Pino ha fatto da guida. Attenzione, stiamo parlando dell'Età del Bronzo, non di una delle comunque belle ma numerosissime necropoli bizantine presenti dappertutto in Italia (tra l'altro anche nella stessa Pantalica). Quindi Preistoria, di sicuro a partire dal 13 sec. a.C., per alcuni molto prima. Homo Sapiens e forse, sempre per alcuni, anche Neanderthal. By the way, è iscritta insieme a Siracusa tra i Patrimoni dell Umanità dell'UNESCO

In mezzo a una campagna arsa e brulla, infuocata dal sole, l'Anapo scava nella roccia un'oasi verde e fresca. Acque gelate, pesci, uccelli, fiori e piante rare. Alle ripide pareti di roccia che isolano questo piccolo paradiso, centinaia e centinaia di tombe, grotte scavate in posizioni impossibili.
Siamo scesi lungo una parete grazie a un sentiero nella roccia, abbiamo attraversato il fiume, risalendo poi dalla parte opposta. Completamente fuori forma fisica, arrancavo per il percorso disagevole (parte del fascino del luogo deriva proprio dalla difficoltà, ma nemmeno troppa, di arrivarci), sorpassato e distanziato dai bambini che componevano il gruppo, e per i quali fino a pochi minuti prima mi ero inutilmente preoccupato. Senza fiato per lo spettacolo antico e per l'ipossia in agguato, mi lasciavo nuovamente trasportare dalla mia macchina del tempo mentale in un viaggio semi-onirico (quanto basta a non cadere di sotto) nitido e dai contorni indefiniti al tempo stesso.
L'improvvisa attività fisica, una volta oltrepassato il momento critico di rischio infarto, ha fatto sì che il mio capace e spazioso stomaco digerisse le tonnellate del meraviglioso cibo preparato, cucinato e infornato precedentemente introdottovi, e descritto al punto seguente


2. Pranzo alla Braria.

La campagna di Francesco, Mariarosa, Beatrice e delle loro famiglie. Esattamente come me la ricordavo tanti anni fa. Loro non sono cambiati per niente. A parte il fatto che i loro figli, all'epoca una schiera di bambini vocianti, sono alti quasi come me ora, e ad essi si é aggiunta una seconda schiera di fratellini più piccoli.
Forno a legna acceso: le cugine e le zie preparavano di tutto, Francesco che infornava pizze e 'mpanate... Voci, rumori, risa. Bimbi che giocavano con cagnolini felici. Nero d'Avola prodotto da Pino, fresco di ombra fredda, stappato e versato. Brindisi. Giusi che ride, girandosi a destra e sinistra e capendo la metà di quello che viene detto, il piatto riempito di continuo dai parenti. Uno spettacolo. Una giornata che ripaga da mille stress lavorativi.


3. Miele, che passione.

Il paese di Sortino (Siracusa), oltre che per la vicina e già citata necropoli di Pantalica, è una delle Città del miele. Una tradizione antica, quella del miele, che fortunatamente è stata mantenuta in vita e sapientemente gestita fino ad oggi. Non mi aspettavo di trovare Beatrice impegnata in questa attività ("In Sicilia Sortino c'è" è il nome dell'azienda agricola). Ergo, gita a vedere le arnie: Indossati maschera e guanti, osserviamo e ascoltiamo interessati (potete immaginare Giusi, con la sua sfrenata passione per tutto ciò che riguarda gli animali) Carmelo che ci illustra la vita sociale delle api e per far questo è costretto anche a beccarsi parecchie punture sulle mani.
Poi, visita al laboratorio dove tocchiamo con mano come i prodotti dell'apicoltura vengono trattati e confezionati, in maniera che più naturale di così non si può.
Oltretutto veniamo abbondantemente riforniti di miele di zagare, millefiori, propoli, polline e chi più ne ha più ne metta, ad addolcire le nostre colazioni stoccolmesi.


4. Varie ed eventuali.

Mille altri momenti. Le storie sulla festa di Santa Sofia di nonna Lia, le chiacchiere con l'uccellino Cocco (il grido "Cocco, cocco" rimbalza ancora tra me e Giusi nei momenti di follia), la festa della cresima di Francesco di cui ho già parlato, la visita notturna ad Acicastello e Taormina, la festa del cioccolato di Modica, il tramonto che colora di arancio i palazzi barocchi di Noto, il chiassoso mercato del pesce di Catania, tutti i luoghi mostratici da Raffaele, lo spettacolare Etna, la visita alle Zia Rosa e Sara (ecco questo meriterebbe non dico un post, ma un racconto a sé), le chiacchiere con Sofia... ecc.


5. Catania e Siracusa. La Sicilia.

Per quanto mi ci impegni, non potrò mai illustrare come merita e come sento le meraviglie di questa regione e della sua gente, che è parte di me e delle mie memorie di bambino e di adolescente. Legatovi dalla nascita e per tutta l'infanzia con l'anima da persone che non ci sono più, legatovi oggi da un filo che non si è spezzato e che dopo tanti anni è più saldo che mai, e sta tutto nel profumo dei limoni che mi sono arrivati ieri per posta e che ha invaso la mia stanza a 2500 chilometri (in linea d'aria) di distanza.
Grazie ancora a Sofia e Raffaele, non dico altro.
Un bacione anche a Lia Chiara e al mio Francesco. Ps: ci vediamo presto.