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giovedì 19 agosto 2021

AFA




Oramai i post sul nostro antico blog sono veramente rilegati ad aneddoti e ricorrenze, e sempre più rari.

In questa occasione lo strumento mi torna utile, e lo uso invece dei social, perché il testo che volevo condividere ha una struttura grafica (così l'ho trovata) che mi piace rispettare e che altrimenti andrebbe perduta.

Si tratta di una poesia di quel personaggio incredibile che è stato Ernesto Regazzoni, giornalista, traduttore, ma soprattutto poeta (spesso divertente e stralunato) vissuto più di cent'anni fa. 

Mi è tornata in mente dopo il nostro ritorno in Svezia, una volta finite le vacanze, al sentire lamentele di amici e parenti in Italia nei confronti del caldo che li opprime e che io stesso ho sperimentato fino a pochi giorni or sono, e finalmente mi sono deciso a pubblicarla. Per cui con divertimento, solidarietà e una punta di invidia (visto il freddo che fa qui) vi presento:



       AFA

      

             Sogna.
             Fa tanto caldo,
         che l’alma non agogna

           più che sorbetti, e rive di smeraldo,
         e nenie di zampogna.
             Fa tanto caldo!
                   Sogna.

                    Credi
              tu alla Siberia,
            e ai ghiacci e ai Samoiedi,
          e a quell’altra leggenda poco seria
        degli orsi alti sei piedi?
             Tu, alla Siberia,
                   Credi?

                    Fole!
               Il polo stesso,
           in quest’ora di sole
            dev’essere sudato, e cotto allesso
          come l’umana prole.
              Il polo stesso!
                    Fole.

                    Pure,
            dietro il ventaglio
           le pupille sicure
       ponno sognare, lungi dal barbaglio.
           Dietro il ventaglio,
                    pure!

                   E l’alma
             anche si placa,
         e si abbandona calma
       a sé come un’almea, entro un’amaca,
        all’ombra di una palma.
              Anco si placa,
                   l’alma.

                    Nulla
            (o, nulla invero!)
          è più dolce, fanciulla
     di questa sonnolenza di pensiero
       che il tuo ventaglio culla.
            Oh, nulla invero.
                    Nulla.



 E chi più ne ha più ne sudi.

domenica 8 giugno 2014

Vecka 35

35a settimana. Finalmente riusciamo a farci una foto tutti insieme! :-)

(clicca sulla foto per ingrandirla)

lunedì 12 agosto 2013

rådjursfamilj

famiglia di caprioli...

(clicca sulla foto per ingrandirla)

li ho visti per caso, cinque minuti fa. erano davanti a casa, a una decina di metri dal nostro balcone. che meraviglia!

siamo rientrati dalle vacanze, come si sarà capito. e chissà che prima o poi non ci venga anche voglia di pubblicare qualche foto dell'ultimo mese di sole, vento e spensieratezza...




martedì 2 luglio 2013

vild glädje och ro

euforia e relax
 
ormai magi si è abituato a seguirci un po' ovunque: passeggiate in centro, picnic sull'erba, weekend in trasferta da amici e via discorrendo. perfettamente a suo agio in metropolitana, autobus, treno, macchina... non gli importa come si va, l'importante è andare, muoversi, viaggiare. salvo poi scocciarsi e iniziare a tirare come un cavallo non appena arriva il momento di fermarsi un po' e godersela.

vabbe', non si può avere tutto, no? non subito, almeno. quando arrivò in svezia, tre anni fa, non sapeva neppure mettersi a sedere, non all'aperto. nei posti nuovi, poi, lo vedevi sempre sulle spine, in uno stato d'ansia perenne. insomma, chi non conosce magi dall'inizio non lo sa, ma i passi in avanti ci sono stati, eccome!

sabato scorso faceva caldo e abbiamo deciso di portarlo a nuotare. ma non in un angolo di lago qualunque, fra scogli puntuti e scivolosi, insieme alle papere, no! volevamo andare in spiaggia!

visto che d'estate le spiagge accessibili ai cani sono davvero poche, ecco una cartina utile.

noi per ora abbiamo provato quella di sätra, a sud-ovest della città. tre quarti d'ora di strada, due autobus e almeno tre chilometri a piedi: non sono i caraibi, ma n'è valsa la pena!

(clicca sulle foto per ingrandirle)




p.s. si noti che l'euforia di magi non è completa se in acqua non ci siamo anche noi!

venerdì 1 luglio 2011

sommar

qualche giorno fa sono finalmente riuscita a trascinare magi sotto la doccia... questa la sua espressione quando l'ho portato ad asciugarsi al sole, sul balcone :-)


mentre questo scatto è di un paio di sere fa, quando siamo andati a fare un giretto a hässelby strand.


insomma, è estate anche qui!

mercoledì 1 luglio 2009

Occhio alla zecca


Né l'orso affamato a caccia per i boschi, né l'alce imbranato che staziona di notte in mezzo alla strada possono competere in termini di pericolosità per l'uomo con la più temibile delle creature che vivono in Svezia: la zecca.
Torniamo ad assumere, dopo tanto tempo, il ruolo di "blog di servizio in ritardo", che tanto ci era caro.
"In ritardo" perché la stagione delle zecche è già iniziata. "Di servizio" perché non è ancora terminata e si fa in tempo a vaccinarsi.

Zecche e Svezia. Un binomio sempre più forte, consolidato nel tempo.
Qui il mutamento climatico non si fa sentire, come accade in Italia, con estati sempre più torride (per quanto l'afa, fino a pochi anni fa sconosciuta, faccia di anno in anno sempre più spesso la sua comparsa e negli ultimi anni mezzi pubblici e negozi inizino a dotarsi di condizionatori, cosa impensabile fino a qualche anno fa). Qui il problema grosso sono gli inverni miti e piovosi (quello passato è stato tutto sommato un'eccezione) e il proliferare tardo primaverile degli insetti.
Tra loro le pericolosissime zecche, portatrici di varie malattie, come la borreliosi o malattia di Lyme (casi riscontrati negli ultimi 20 anni anche in zone alpine italiane), molto pericolosa ma se diagnosticata in tempo curabile abbastanza facilmente con terapia antibiotica, e la TBE, o encefalite trasmessa da zecche (comparsa per la prima volta in Italia nel 1994, in provincia di Belluno, e fortunatamente ancora relegata solo ad alcune aree delle Alpi del nord est), raramente mortale, molto più spesso gravemente degenerativa a livello neurologico e con prognosi variabile a seconda dell'età e del tipo di vita condotta. La TBE non è curabile.
Esiste però la vaccinazione. Viene effettuata in tre dosi, le prime due nell'arco di 1-3 mesi (garantiscono una protezione dell'85%), la terza entro il primo anno, cui seguono richiami triennali.
Qui in Svezia la zecca infetta è presente soprattutto nelle zone costiere del sud e negli arcipelaghi, zone molto popolose o comunque meta di transumanze turistiche estive.


Zone maggiormente a rischio per la TBE


Per quanto l'area di diffusione non sia estremamente estesa, l'ammontare delle persone esposte e la proporzione di zecche infette fa sì che la Svezia al 2008 sia stato il paese con il più alto tasso di encefalite trasmessa da zecche in tutta l'Europa occidentale, con un aumento esponenziale rispetto agli anni passati, aumento che tuttora continua.
La Svezia si sta impegnando enormemente per affrontare il problema. La campagna iniziata qualche settimana fa è imponente:
pubblicità televisive, cartelli per strada, interventi nelle scuole, addirittura il bus per vaccinarsi che gira per Stoccolma.

Fästingbussen

Quest'anno più che mai abbiamo sperimentato la cosa in prima persona. Innanzitutto ci siamo vaccinati, anche se all'ultimo momento. Sono diversi i centri in città in cui è possibile farlo, come Sveavaccin e Centrumkliniken.
Durante la gita in barca a vela, Marta, Nicoletta e Antonio hanno trovato zecche che camminavano sui loro vestiti, in cerca di un punto in cui mordere. Qualche giorno dopo io ne ho incautamente e involontariamente staccata una che mi aveva morso attaccandosi all'interno dell'articolazione del ginocchio e se ne stava lì beata.

Per cui ce la sentiamo di darvi brevi consigli:
- se prevedete un soggiorno prolungato, una lunga camminata in un parco, giornate in giardino o qualsiasi attività da svolgersi in zone umide e erbose costiere o dell'arcipelago, considerate la possibilità della vaccinazione e rivolgetevi al vostro medico o a uno dei centri che la praticano per ricevere consigli e informazioni;
- usate un buon repellente per gli insetti, preferibilmente quelli in cui è indicata l'azione contro le zecche;
- esaminate attentamente i vestiti, gli zaini. Quando possibile, controllate minuziosamente tutta l'epidermide (e dico TUTTA, chi vuole capire capisca...), in particolare dove la pelle è più morbida (i.e. interno ginocchio, gomiti, ascelle, ecc.);
- se trovate una zecca attaccata, rimuovetela cautamente, se possibile usando l'apposito attrezzino, evitando di lasciare la testa dell'insetto all'interno della pelle;
- se la testa dovesse rimanere all'interno, può essere rimossa con l'ago come si fa per le schegge di legno. A questo punto, però, confido che vi siate già consultati con qualcuno ;)















Qualche esempio dei citati attrezzi rimuovi-zecche...



Beh, non vorremmo a questo punto avere scatenato allarmi e panico generalizzato... bastano poche e semplici precauzioni, essere coscienti della cosa, e il resto vien da sé.

Per cui se vi capita, se vivete qui o se siete in vacanza e avete qualche giorno per godervi una Svezia decisamente poco conosciuta alla maggior parte dei turisti italiani, visitate senza indugio il meraviglioso arcipelago di Stoccolma, magari pernottando in qualche isoletta boscosa e facendovi un bel giro in kayak per le acque placide e i paesaggi da fiaba della zona...

E in bocca alla zecca ! (ops, questo forse non dovevo dirlo... ;) )



lunedì 29 giugno 2009

Sailing



Bellissimo, inaspettato. Io ho un po' paura dell'acqua (in particolare quando è tanta, come nel mare) e a nuotare me la cavo appena, per cui una vacanza in barca a vela prima del week-end appena trascorso non l'avrei definita una delle prospettive più allettanti. Mi sono buttato nell'impresa proprio perché mi attirava la dimensione di sfida personale, e soprattutto perché, data la compagnia, ero sicuro che mi sarei divertito.
E così è stato.
Meraviglioso.
Dal primo giorno, quando ci siamo messi i giubbetti salvagente appena usciti dalla marina e tremavamo impauriti a ogni movimento dell' imbarcazione, all'ultimo, quando chiedevamo allo skipper se potevamo andare controvento per poter fare qualche strambatina con la barca piegata di lato.

Siamo stati anche fortunati col tempo, che doveva essere pessimo, stando alle previsioni, e che invece si è dimostrato magnanimo. Abbiamo vissuto un po' di tutto. Dal viaggiare nell'occhio della tempesta, con nuvoloni neri e fulmini che saettavano attorno, al pomeriggio di calma piatta con il sole che picchiava e il silenzio assoluto, interrotto soltanto dal cigolare delle corde.

Ovviamente non ci siamo fatti mancare le libagioni. Barbecue tutte le sere, con salsiccia toscana, roast beef e filetto di maiale. Aperitivi, con coppa e salame emiliani e pecorino più che DOP sardo. E a Midsommar avevamo pure l'intramontabile classico svedese, una buona aringa, accompagnata da un'ottima Vodka russa di 40 gradi che andava giù che sembrava acqua fresca. Per finire, caffè e ammazzacaffè, laddove la parte del leone l'ha fatta il limoncello fatto in casa da Marta. A dire il vero ci sarebbe dell'altro (che dire della pasta all'amatriciana cucinata in barca mentre si navigava?), ma è meglio che lasci stare.... E meno male che si era deciso che si sarebbero fatti pasti frugali perché lo spazio sulla barca era poco.

Abbiamo visto bellissime isolette, in particolare quelle del gruppo di Lilla Nassa, e ambienti perfetti per un film fantasy, con panorami mozzafiato e natura incontaminata.

Che bello navigare, farsi spingere dal vento, affrontarlo, imbrigliarlo e guidarlo con movimenti studiati e conoscenze che il genere umano ha acquisito in tempi antichissimi.
Bello.
Non sentire bisogno di internet e del cellulare per un po', essere liberi di dire tutto ciò che ci viene in mente, sempre felici, anche delle zanzare che ci martoriavano a centinaia.
Abbiamo noleggiato la barca a Djurö: un'Arcona 370, 13 metri e 6 posti circa. Insieme alla barca ci è stato fornito il bravo skipper Rikard, ex marinaio militare e ora velista, molto alla mano e simpatico.
La ciurma era composta da 6 intrepidi: Nicoletta, Marta, Mauro, Antonio, Giusi e io.
Per l'occasione abbiamo deciso di fare un post un po' particolare: abbiamo chiesto ai nostri compagni di viaggio se se la sentivano di raccontare qualcosa di loro gradimento pescando tra gli innumerevoli aneddoti, e loro hanno accettato...
Et voilà:

Parte prima: il racconto di Antonio
Il salmone volante

Il momento è di calma apparente. Mare piatto, sole a picco, tutto l'equipaggio rilassato. Si decide così di fare un cambio di mansioni, promuovendo il mozzo di quarta classe Antonio a provvisorio comandante della nave. Il mozzo, da esperto pescatore, si mette a pescare la cena per la sera mentre disinvoltamente controlla il timone della nave con il piede destro, ricordando vagamente il famoso Sampei dei cartoni animati.

Antonio Sampei (mentre lo skipper non guardava)

Il dolce rollio della barca nella tarda ora pomeridiana stimola un leggero languorino negli stomaci dell'equipaggio. Per placarlo il capitano in seconda Nicoletta decide di dispensare biscotti al cioccolato – ultimo rimasuglio delle scorte della ciurma – a ciascun membro dell'equipaggio.
Tutto è calmo.
Il capitano Nicoletta porge il pacchetto al capitano-mozzo in quarta Antonio.
Tutto è sotto controllo.
Ma proprio nel momento del passaggio, una brusca folata di vento inclina la barca su di un lato esponendo la plancia al mare aperto. Un salmone volante ghiotto di dolciumi spicca il volo dal mare increspato e con un sol colpo di coda azzanna il pacchetto lasciando il povero mozzo con un piccolo pezzo di carta fra le mani.

Tutti hanno gustato il biscotto al cioccolato, tranne il povero mozzo e il capitano in prima che era intento a dormire.

Bisogna sapere che Antonio, quando succede qualcosa che lo vede protagonista, addita sempre come responsabili animali selvatici tutti particolari che, a suo dire, sono i veri colpevoli dell'accaduto. Ora noi non ci sogneremmo mai di mettere in dubbio le sue dichiarazioni (per carità), né di disquisire sulla reale esistenza dei suddetti, ma quello che abbiamo visto coi nostri occhi è stato che Nicoletta ha dato il pacchetto aperto ad Antonio, il quale l'ha preso per la debole striscia di plastica che ne spuntava fuori. Il tempo di un battito di ciglia, si è udito un pluf e Antonio aveva il pezzetto di plastica in mano e gli occhi sbarrati con un'espressione sorpresa e vagamente colpevole. A ciascuno la propria interpretazione dei fatti.

Parte seconda: il racconto di Marta
Il capriolo del Baltico

Midsommar perfetta in barca a vela, nella migliore tradizione svedese. Non è semplice scegliere il momento più bello, ce ne sono tanti, tantissimi; sono stati quattro giorni di momenti belli.
La cosa più importante? La compagnia di amici veri. E' difficile trovarne, di amici veri, di quelli con cui non hai mai bisogno di trattenere un pensiero, una riflessione… ma questo è un altro post ;)
Prima di esporre il mio personale ricordo, un semplice quesito: qual è la dinamica che definisce il ruolo delle persone in un gruppo? Perché su sei, due vengono ‘scelte’ per assumere il ruolo di ‘mozzo di quarta classe’, mentre altre vengono innalzate a ruoli di ben altro spessore?
Commentate gente, commentate!

Antonio e Marta: mozzi di quarta classe, con il compito alla sera di aiutare il nostro skipper, Rikard, a ormeggiare la barca nei porti naturali scelti per trascorrere la notte.
Mauro e Nicoletta: aiutanti al timone di Rikard, capitani temporanei con la responsabilità di far navigare la barca.
Davide: barman di fiducia di tutti noi, quello a cui non si può mai dire di no. Il barman perfetto, come ha commentato qualcuno, quello che ti segue ovunque!
Giusi: ‘allt i allo’, come si dice qui, sempre presente a sostenere tutti… in tutti i sensi e soprattutto a documentare!
Sia chiaro, non mi lamento, si tratta del famoso diritto di mugugno di cui Antonio parla spesso e che io... noi... non gli riconosciamo mai.
Ciò che mi piace di più ricordare sono gli attimi di puro panico e grasse risate ogni volta che dovevamo attraccare, condivisi prima con Antonio a prua, e con tutti gli altri subito dopo.
La prima sera, in approdo davanti a un'isoletta disabitata e con un freddo assurdo, ho chiesto ad Antonio di saltare: da quel momento lui è diventato il ‘capriolo del Baltico’.
Coraggioso, ma MAI abbastanza per il nostro skipper.
Io ero quella che doveva occuparsi delle cime.
Non siamo quasi mai stati all’altezza delle aspettative di Rikard, noi due mozzi di quarta classe ... a differenza di altri che non commettevano mai errori, pur avendo mansioni di gran lunga ‘superiori’ alle nostre! (Marta si riferisce a uno dei tormentoni del viaggio: la supposta predilezione dello skipper per Nicoletta, in effetti rararmente da questi ripresa :) NdB.)
Le cime erano sempre corte, troppo corte per il capitano. Io imploravo ogni volta l’aiuto di Mauro per fare il nodo di congiunzione, ricevendo uno sguardo di disprezzo dallo skipper.
Fermarsi con una barca di tredici metri non è proprio semplice, bisogna calare l’ancora e lentamente avvicinare la barca agli scogli fino a una distanza ‘possibile’ e da li’, leggeri come caprioli, saltare giù...

Prima sera, giovedì, un'isola piccola e bassa, noi soli into the wild. Primo attracco tutto perfetto, il capitano non può lamentarsi di noi.
Il posto è bellissimo ma c’è un gran vento che spinge la barca contro gli scogli. La barca tocca una, due, tre volte e Rikard dice che dobbiamo spostarci. Io e Antonio, dopo esserci rivestiti da velisti veri, usciamo fuori e andiamo a prua a liberare la barca mentre Rikard tira su l’ancora, al freddo e sotto la pioggia. A un tratto vedo Antonio e il capitano che confabulano, la barca si riavvicina all’isola da un’altro lato della caletta rispetto a dove avevamo attraccato e Antonio scende dalla barca.
All’improvviso è solo sugli scogli... e la barca si allontana.
Da vero capriolo comincia a correre saltando da un sasso all’altro, arriva dalla parte opposta della caletta e comincia a tirare fuori dall’acqua una cima che non finisce mai... lunga, ma lunga di quelle che piacciono tanto a Rikard!
Tutti noi siamo sulla barca a guardare, intanto Antonio recupera la cima e anche la sua posizione, solo sullo scoglio... mi guarda molto perplesso e grida: ‘E adesso?’
Ce lo siamo chiesto anche noi, e adesso che facciamo?
Alla fine siamo andati a ripescarlo e dopo essere ritornati al largo abbiamo rifatto tutta la procedura di attracco, riuscita anche questa volta perfettamente!
Bravi, siamo stati bravi (e brave)!
Ma a Biskopsö, isola conosciuta per la presenza di cervi, tutto cambia.
Ci fermiamo solo un momento, la mattina di sabato per fare una passeggiata sull’isola, nel bosco per cercare di vedere i cervi, anche se più che altro abbiamo trovato zecche, uno degli animali più diffusi in Svezia.

L'approdo a Biskopsö

Antonio e io a siamo a prua: ormai siamo diventati bravissimi nell'approdo e siamo sicuri di noi, ma ora ci troviamo di fronte a una parete VERTICALE e ci rendiamo conto che Rikard punta direttamente a quella. Mi giro verso Rikard, in cerca di conforto, lui mi guarda impassibile e indica la parete; contemporaneamente Antonio mi dice di aver individuato un piccolo scalino dove la manovra sarebbe molto più agevole e me lo indica. Lo scalino lentamente scompare di lato mentre la prua punta inesorabilmente verso LA PARETE: "Devi saltare Antonio, salta, devi essere coraggioso!"
"Ma tu sei pazza", mi risponde il capriolo! Me ne rendo conto perfettamente, ma io e te, capriolo, siamo SOLO due mozzi di quarta classe!
Abbiamo esitato entrambi... e alle nostre spalle Rikard, che ci guarda disgustato, all’improvviso mi sposta di lato e incuneandosi tra noi salta si lancia sulla parete a 53 gradi, con i suoi stivali di gomma blu.

Foto dalla parete ad approdo avvenuto. In effetti l'inclinazione è notevole.

Sento ancora il suono dello schiaffo morale che ci ha dato... più a te, Antonio, che a me. In quell’istante abbiamo perso i pochi punti guadagnati nei giorni precedenti, per sempre. Mozzi di quarta classe for ever! Be brave, be brave!

Però a me, come ad Antonio, credo, questo ruolo è piaciuto!

Avendo già navigato parecchio in passato, Marta era la più esperta di tutti. Soprattutto all'inizio, era quella che prima di tutti recepiva cosa lo skipper voleva che facessimo ed eseguiva. Rikard doveva sempre dirci di andare ad aiutarla. Antonio, da vero gentleman, in occasione del primo attracco è stato lesto a offrirsi per il salto sulla roccia. A mio parere, la cosa gli è piaciuta così tanto che ci hanno preso gusto. Per l'ultimo attracco, ad esempio, quando si riportava la barca in marina, eravamo ancora distanti dall'arrivo che loro avevano già preparato scaletta e cime, e Antonio era prontissimo a saltare, carico come una molla. Purtroppo avevano dimenticato che ci attendeva un pontile, cui la barca sarebbe stata accostata. Appena se ne sono resi conto, ho visto un'ombra di delusione attraversargli il volto, e mestamente hanno ritirato scaletta e cime.


In attesa dei racconti di Nicoletta, Mauro e Giusi...

martedì 26 maggio 2009

vår ruset...

la corsa (e l'ebbrezza) della primavera...

sono molteplici gli eventi podistici organizzati a stoccolma fra primavera ed estate: maratone, marce, corse... tutte occasioni per godere dell'esuberanza del verde e della luce scandinava.

proprio stasera si terrà la vår ruset, una gara nata del 1989 e dedicata alle donne che si svolge in ben 17 città della nazione, con picnic finale. a stoccolma, in zona universitet-ekoparken.
il messaggio di fondo? rispettare l'ambiente e consumare prodotti biologici (la coop svedese è lo sponsor principale).

è tardi per iscriversi all'evento, ma lancio un'idea. cerco volenterose per formare un gruppo che partecipi alla tiejmilen, altra corsa al femminile, che si terrà il 30 agosto. 10 chilometri intorno a djurgården... chi ci sta?

martedì 5 agosto 2008

regnet öser ner

di rientro, con la faccia cotta dal sole, ecco che diluvia...



So I pull my Stockings off
Wading in the Water
For the Disobedience's Sake [...]




Così mi tiro via le Calze
Sguazzando nell'Acqua
Per il Gusto di Disubbidire [...]

Emily Dickinson

lunedì 23 giugno 2008

vår stuga


la nostra casetta di campagna.

ecco, ora ci sentiamo un po' svedesi anche noi. sono bastate due notti in questo stuga in mezzo ai boschi.

gli stugor sono la quintessenza dell'estate svedese, o piuttosto della svezia stessa. piccoli, grandi, minuscoli, a cinque piani, in mezzo al bosco, in riva al lago... non importa. sono tutti graziosi, curati, e di legno verniciato di rosso falun con finiture rigorosamente bianche. d'accordo, esistono anche le casette color ocra, ma sono in netta minoranza.

il "nostro" si trova vicino a bollnäs, appartiene alla famiglia di sofia, un'amica svedese originaria del norrland, la regione più a settentrione del paese. è in mezzo agli alberi, adagiato su un prato muschioso, una gigantesca spugna verde imbevuta d'acqua su cui potrebbero tranquillamente zampettare i castori, ma anche alci, orsi bruni... eh, già. loro sono di casa, qui. e nel silenzio, quando imbrunisce appena, complici i cumulinembi di un temporale estivo che scorrazzano in cielo come pecore fantasma, non è difficile immaginarsi di potersi imbattere in uno di questi animali. la loro presenza si avverte, è palpabile. così come il senso di solitudine, quella dei grandi spazi, che ti costringe a osservare il mondo con la consapevolezza di essere una parte infinitesima del cosmo.

mi immagino come possa essere stato vivere qui cent'anni fa, d'inverno magari. casupole di legno sepolte dalla neve e sferzate dal vento, nel buio più assoluto. e ora capisco perché sia necessario festeggiare l'estate...

in ogni modo, non eravamo soli. le nostre due amiche amy e sofia stavano in uno stuga poco distante dal nostro, un po' più grande e con l'acqua corrente, insieme ai loro due animaletti: la gatta morris, elegante e riservata quanto basta, e la bassotta shystie, soprannominata "cane salsiccia" (indovinate chi le ha dato questo simpatico nomignolo).




inutile dire sono state al centro dell'attenzione per tutto il weekend (mangiate, passeggiate, chiacchierate),



soprattutto il cane salsiccia.

di lei abbiamo un intero reportage fotografico (prossimamente on line).






ecco un paio di scatti dei dintorni.

sabato 21 giugno 2008

ett tecken på sommaren


un simbolo dell'estate...


di che si tratta?

***

post scriptum: visto che l'indovinello è stato indovinato, ecco un paio di foto.
fragole svedesi DOP!







qualcuno ha ricette interessanti con le fragole???





io per ora sto pensando al cocktail di elena dell'altra sera, con fragole, vodka e acqua tonica. non so in che proporzioni fossero gli ingredienti, ma il risultato era davvero... BOOM!!!

venerdì 20 giugno 2008

midsommarafton

vigilia della festa di mezza estate.

cade sempre di venerdì, il penultimo del mese di giugno, nel giorno del solstizio d'estate, quando il sole raggiunge il massimo della sua declinazione.

ormai da un mese a questa parte il tramonto sembra non finire mai, il sole scompare all'orizzonte solo dopo le dieci di sera lasciando una luminosità diffusa nel cielo che non diventa mai buio. e alle due già albeggia... considerando il crepuscolo civile, le ore di luce totali sono 21 e 45 minuti.

anche nel cuore della notte, fra gli alberi, verso nord-est, c'è sempre una lingua di luce aranciata...

mezza estate, e le città si spopolano. se c'è una cosa che agli svedesi proprio non manca è la passione per la natura. non perdono occasione per vivere, passeggiare, correre, mangiare, giocare, dormire... nel verde (e nel blu, vista la quantità d'acqua che ci circonda).

midsommar rappresenta senz'altro l'apice di questo entusiasmo panteistico. cestini da picnic traboccanti di prelibatezze locali, snaps a fiumi, abiti leggeri, plaid da stendere sui prati, coroncine di fiori di campo, danze tradizionali intorno al simbolo della stagione dell'abbondanza, il midsommarstång, una sorta di albero della cuccagna senza grasso sul fusto né prosciutti posti in cima, ma con fiori e nastri tutt'intorno. la terra che incontra il cielo.

anche in questa occasione, skansen è al centro dei festeggiamenti degli abitanti di stoccolma. ci siamo andati con alcuni amici e non ci è mancato neppure il classico scroscio estivo... ma non c'è da scomporsi. un'oretta di pioggia e torna il sereno!

nelle foto: il midsommarstång di skansen e la foresta di bollnäs, nel cuore della svezia, intorno alla mezzanotte.