venerdì 14 giugno 2013
bara en annan promenad i skogen...
sabato 18 maggio 2013
solstrålar
no, il freddo c'è stato. eccome!
e pure il buio, che poi è la cosa che ci è pesata di più, come mai prima d'ora.
martedì 14 maggio 2013
att starta om
venerdì 14 gennaio 2011
om vargen

certo, da noi ci pensa il bracconaggio a tenere sotto controllo il numero dei lupi, con tempi e modi che non di rado determinano seri problemi di conservazione delle piccole popolazioni locali, come l'uso dei bocconi avvelenati che crea vuoti nell'areale degli animali (già problematico di per sé per la sua disomogeneità e la sua forma allungata) e ne impedisce il rimescolamento genetico (altri dati WWF).
foto anders wiklund, dn nyheterma che cosa giustifica l'abbattimento dei lupi? sono così pericolosi?
in svezia, l'ultimo attacco con esito fatale da parte di un lupo nei confronti di un umano avvenne il 18 marzo 1821, quando un bimbo di sei anni fu purtroppo ucciso dal famigerato lupo di gysinge, un lupo costretto a crescere in cattività che non aveva mai imparato a cacciare e che, una volta ritrovata la libertà, aveva perso il naturale timore nei confronti degli uomini... l'animale, responsabile della morte di altri bambini e ragazzi nel corso dei mesi precedenti, fu abbattuto poco dopo e i tragici avvenimenti di quell'inverno segnarono l'inizio di una caccia al lupo senza precedenti. fra il 1827 e il 1831 furono fatti fuori 2436 animali; 2988 nei quattro anni successivi. intorno al 1870 i lupi erano quasi del tutto scomparsi, almeno nella svezia centrale e del sud. e fu solo negli anni sessanta del secolo scorso che la popolazione dei lupi svedesi riprese lentamente a crescere, anche grazie alle tasse salate da pagare in caso di uccisione di un esemplare e alla legge che, nel 1965, classificò il lupo come animale protetto.
ma allora perché tutto questo accanimento? secondo tomas andersson, presidente dell'associazione dei cacciatori (sì, sempre loro!), il pericolo peggiore non sarebbe neppure per gli animali da allevamento, come si potrebbe pensare, bensì per i cani da caccia. i numeri? sono 11 i cani uccisi dai lupi quest'anno, 12 in meno rispetto allo scorso anno. 93 quelli uccisi dai cinghiali. e 12 quelli uccisi dai cacciatori stessi, per sbaglio, immagino...
in soldoni, quest'anno si uccidono 20 lupi perché i cacciatori sostengono che la presenza di questi animali mal si concilia con la tradizione dei cani da caccia??? la lobby dei cacciatori non è fortissima solo in italia, a quanto pare.
certo è che la svezia farebbe molto meglio a fare tesoro della propria fauna rara, anziché perseguitarla e decimarla.
giovedì 4 marzo 2010
en svala gör ingen sommar


le cinciallegre (talgoxe) sono le più ghiotte di semi di girasole
neppure di bipedi umani armati di macchina fotografica
i verdoni (grönfink) si fanno vedere prevalentemente di pomeriggio
gli alberi qui sopra sono stati fotografati qualche giorno fa... sempre dalla finestra della cucina, la postazione da cui sono state scattate tutte le altre foto. è accanto alla finestra, infatti, che abbiamo messo la mangiatoia con i semi di girasole. davide ha dimostrato, poi, che i nostri amici pennuti sono ghiotti di riso soffiato, muesli e uva passa (senza zuccheri aggiunti, sia chiaro). i merli, inoltre, adorano le mele!per gli appassionati, ecco il link di un sito in più lingue, fra cui svedese, inglese e italiano, dove trovare immagini, suoni e descrizioni di tutti gli uccelli che si possono avvistare in svezia. noi ci siamo divertiti!
martedì 22 settembre 2009
In zir par la furesta. Update/upgrade.
Come la volta passata, anche domenica abbiamo volutamente raccolto funghi del tipo Lactarius Torminosus. La volta scorsa se li era portati via Franco, il micologo, dicendo che ci faceva un trattamento lui con acqua e sale, altrimenti non erano buoni, e la cosa ci aveva fatto un po' sorridere, scettici.
Ce n'era una quantità enorme e ne abbiamo riempita una borsa, ma avremmo potuto raccoglierne il doppio senza problemi.
Franco ci ha spiegato che in Finlandia lo consumano regolarmente, previo già citato trattamento. In effetti li avevamo raccolti per lui e glieli volevamo lasciare, ma non ha voluto, anzi ci ha reso edotti del segreto, che io ora divulgo...
-Pentola con 2 litri d'acqua
NON FATELO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
mercoledì 9 settembre 2009
Titolo: Andrej Perboski. Ovvero incauti, sprovveduti principianti alla ricerca del porcino reale.
Collocazione temporale: un discreto weekend di inizio autunno, con ancora nell'aria qualche lieve profumo tardoestivo.
Ambientazione: le foreste nei dintorni della capitale svedese.
Personaggi: "La banda dei cinque", versione ridotta de "I sinistri sei", ben noti al grande pubblico per le loro precedenti avventure.
Altri personaggi: la nervosa cavallerizza svedese, il micologo Franco.
Genere: avventura/thriller demenziale.
Parentesi: tutte le altre prelibatezze micologiche che condiscono i nostri piatti, i locali non le conoscono. Apprezzano pizza o risotto coi porcini ordinati al ristorante italiano, ma non hanno idea di che cosa siano "i porcini". Verrebbe da pensare che questi e altri pregiati funghi qui non si trovino. Sbagliato. Ci sono, eccome. La varietà dei funghi è più o meno come quella italiana, e le foreste sono enormemente più grandi. Resta perciò un mistero perché negli anni non si sia sviluppata una cultura dei funghi simile alla nostra. Certo, ci sono gruppi micologici, mostre, come da noi, ma rimane assolutamente una cosa di nicchia. Gran parte della popolazione consuma e compra solo kantarellen, e se inciampa in un porcino, gli dà un calcio. Fine parentesi.
Consci delle enormi possibilità che la pressoché assoluta mancanza di concorrenza mette a loro disposizione, il magico gruppo di amici si butta all'avventura, nonostante la loro assoluta e scandalosa incompetenza.
Coraggiosi sì, ma stupidi no. Col fungo non si scherza. Viene definito da subito un piano di azione:
- dopo un breve brainstorming, concordano sul fatto che sommando tutte le loro conoscenze hanno un'idea di massima di come identificare il solo porcino. Sono ben di più i funghi che il palato vorrebbe assaggiare, ma l'inesperienza sovrana ne limita l'accesso. Ergo, si va a porcini, nient'altro. Coraggiosi e ottimisti.
- pare che al limitare della foresta di Tyresta, proprio domenica ci sia una mostra con esperti che si prestano al riconoscimento dei funghi. Questo è il punto nodale per gli ardimentosi. Se non dovessero trovare gli esperti, allora getteranno tutto.
- Marta conosce un posto. Tutti in coro: AAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH! Ma alloraaaa!!! Beh? Coraggiosi, ottimisti, ma anche furbi come faine e approfittatori come il cagnolino di Amy quando ti giri e lasci il piatto incustodito. Zzzap!
Partono, lasciandosi dietro il reticente Antonio che adduce motivazioni verosimili di matrice vagamente lavorativa e che purtuttavia conferma da subito la sua presenza a un'eventuale susseguente mangiata di tagliatelle.
Il posto conosciuto da Marta (sul quale volutamente non sono qui rivelati dettagli) è al termine di una lunga stradina sulla quale forse le macchine non possono andare, ma che per pigrizia viene percorsa in macchina. Parcheggiano e si addentrano nel bosco alla rinfusa, senza bastone, un po' in fila indiana e un po' no, camminando su piani rocciosi o in mezzo a pozzanghere melmose, senza avere idea di come si cerchino i funghi.
-Ussssssignoreiddio!!! - esclama Mauro alla vista di un poderoso boleto, dopo pochissimi minuti.
E non solo quello. In ogni angolo funghi di ogni tipo, di sicuro molti dei quali commestibili. In breve tempo la squadra riempie il cestino da bici che si era portata e posa per la foto ricordo, felice del risultato ottenuto, anche se incerta sulla commestibilità del raccolto.
I nostri vengono però interrotti nei festeggiamenti da una signora a cavallo che si avvicina e, con un sorriso gelido, senza nemmeno salutare, rammenta loro caustica che su quella strada le macchine non possono andare. Riporto questo passo per dare un'idea delle differenze tra Italia e Svezia: l'atteggiamento della signora equivale nella scala di comportamenti svedese a un più colorito "che c... ci fate qui con la macchina?" italiano, magari urlato.
I coraggiosi chiedono scusa e se ne vanno.
Destinazione Tyresta, foresta e parco Nazionale, di cui abbiamo parlato in un post qualche tempo fa. Bellissima, andateci. Tutte le info e i siti web di riferimento sono nel post già citato.
All'ingresso del parco, nel centro accoglienza, campeggia come sperato la mostra micologica, con relativi esperti a disposizione.
I due più impavidi, Marta e Davide, entrano timorosi con il loro cestino da bici dal contenuto dubbio, pronti a sottomettersi al giudizio dei luminari e speranzosi di non scatenare l'ilarità del convivio.
Mentre con fare giannipinottesco si palleggiano le responsabilità (-Vai avanti tu! -No, io non ci vado -Ma tu parli l'idioma... -E che c'entra, vai tu!) vengono interrotti da una voce che nella lingua natìa afferma:
-Qui si parla italiano, eh?
E' il micologo Franco, un simpatico signore piemontese che da 35 anni vive a Stoccolma e che si è sempre occupato di funghi.
Racconta dell'associazione a cui appartiene, Svamp i Stockholm, ed esamina i funghi. Tutti leccini e porcini. Egregio lavoro. Alcuni li butta perché sono vecchi, e amministra consigli su come riconoscerli. Con estremo stupore si scopre che il tanto temuto boletus satanas è assente dalle terre di Svezia (a Gotland però c'è.). Nel frattempo arrivano i rimanenti eroi e si parla un po' di tutto, dell'Italia, della vita all'estero, della partita della nazionale, ecc.
Curiosamente, Nicoletta (minuta ragazza di origine sarda) viene da lui soprannominata la Sardina. Strano.
Ampiamente soddisfatti e appagati, i nostri trascorrono tronfi qualche altra ora per la meravigliosa foresta, buttando un occhio qua e là ogni tanto e rimediando un altro paio di porcini reali, facendosi un panino, e ritornando alla fine da Franco per un saluto e una controllatina finale agli ultimi reperti.
Sommamente stanchi e felici ritornano al fin de la historia a casa e impiegano le briciole di energie residue nel pantagruelico cenone a base di funghi serale, dove ricompare Antonio che, va detto, si dà molto da fare in cucina, e fanno la loro comparsa pure i meravigliosi fiori di zucca e le zucchine dell'orto di Marta... ma questa è un'altra storia.
Domenica 19 Settembre Franco e i suoi saranno ancora lì a dare una mano a chi ha bisogno di consigli. Per raggiungere Tyresta non è necessaria la macchina, ci si arriva anche in autobus. Se servono dritte, scrivete.
Noi ci torneremo di sicuro, questa volta con un cesto più grande.
mercoledì 1 luglio 2009
Occhio alla zecca

Torniamo ad assumere, dopo tanto tempo, il ruolo di "blog di servizio in ritardo", che tanto ci era caro.
"In ritardo" perché la stagione delle zecche è già iniziata. "Di servizio" perché non è ancora terminata e si fa in tempo a vaccinarsi.
Zecche e Svezia. Un binomio sempre più forte, consolidato nel tempo.
Qui il mutamento climatico non si fa sentire, come accade in Italia, con estati sempre più torride (per quanto l'afa, fino a pochi anni fa sconosciuta, faccia di anno in anno sempre più spesso la sua comparsa e negli ultimi anni mezzi pubblici e negozi inizino a dotarsi di condizionatori, cosa impensabile fino a qualche anno fa). Qui il problema grosso sono gli inverni miti e piovosi (quello passato è stato tutto sommato un'eccezione) e il proliferare tardo primaverile degli insetti.
Tra loro le pericolosissime zecche, portatrici di varie malattie, come la borreliosi o malattia di Lyme (casi riscontrati negli ultimi 20 anni anche in zone alpine italiane), molto pericolosa ma se diagnosticata in tempo curabile abbastanza facilmente con terapia antibiotica, e la TBE, o encefalite trasmessa da zecche (comparsa per la prima volta in Italia nel 1994, in provincia di Belluno, e fortunatamente ancora relegata solo ad alcune aree delle Alpi del nord est), raramente mortale, molto più spesso gravemente degenerativa a livello neurologico e con prognosi variabile a seconda dell'età e del tipo di vita condotta. La TBE non è curabile.
Esiste però la vaccinazione. Viene effettuata in tre dosi, le prime due nell'arco di 1-3 mesi (garantiscono una protezione dell'85%), la terza entro il primo anno, cui seguono richiami triennali.
Qui in Svezia la zecca infetta è presente soprattutto nelle zone costiere del sud e negli arcipelaghi, zone molto popolose o comunque meta di transumanze turistiche estive.
Per quanto l'area di diffusione non sia estremamente estesa, l'ammontare delle persone esposte e la proporzione di zecche infette fa sì che la Svezia al 2008 sia stato il paese con il più alto tasso di encefalite trasmessa da zecche in tutta l'Europa occidentale, con un aumento esponenziale rispetto agli anni passati, aumento che tuttora continua.
La Svezia si sta impegnando enormemente per affrontare il problema. La campagna iniziata qualche settimana fa è imponente:
pubblicità televisive, cartelli per strada, interventi nelle scuole, addirittura il bus per vaccinarsi che gira per Stoccolma.
Quest'anno più che mai abbiamo sperimentato la cosa in prima persona. Innanzitutto ci siamo vaccinati, anche se all'ultimo momento. Sono diversi i centri in città in cui è possibile farlo, come Sveavaccin e Centrumkliniken.
Durante la gita in barca a vela, Marta, Nicoletta e Antonio hanno trovato zecche che camminavano sui loro vestiti, in cerca di un punto in cui mordere. Qualche giorno dopo io ne ho incautamente e involontariamente staccata una che mi aveva morso attaccandosi all'interno dell'articolazione del ginocchio e se ne stava lì beata.
Per cui ce la sentiamo di darvi brevi consigli:
- se prevedete un soggiorno prolungato, una lunga camminata in un parco, giornate in giardino o qualsiasi attività da svolgersi in zone umide e erbose costiere o dell'arcipelago, considerate la possibilità della vaccinazione e rivolgetevi al vostro medico o a uno dei centri che la praticano per ricevere consigli e informazioni;
- usate un buon repellente per gli insetti, preferibilmente quelli in cui è indicata l'azione contro le zecche;
- esaminate attentamente i vestiti, gli zaini. Quando possibile, controllate minuziosamente tutta l'epidermide (e dico TUTTA, chi vuole capire capisca...), in particolare dove la pelle è più morbida (i.e. interno ginocchio, gomiti, ascelle, ecc.);
- se trovate una zecca attaccata, rimuovetela cautamente, se possibile usando l'apposito attrezzino, evitando di lasciare la testa dell'insetto all'interno della pelle;
- se la testa dovesse rimanere all'interno, può essere rimossa con l'ago come si fa per le schegge di legno. A questo punto, però, confido che vi siate già consultati con qualcuno ;)


Beh, non vorremmo a questo punto avere scatenato allarmi e panico generalizzato... bastano poche e semplici precauzioni, essere coscienti della cosa, e il resto vien da sé.
Per cui se vi capita, se vivete qui o se siete in vacanza e avete qualche giorno per godervi una Svezia decisamente poco conosciuta alla maggior parte dei turisti italiani, visitate senza indugio il meraviglioso arcipelago di Stoccolma, magari pernottando in qualche isoletta boscosa e facendovi un bel giro in kayak per le acque placide e i paesaggi da fiaba della zona...
E in bocca alla zecca ! (ops, questo forse non dovevo dirlo... ;) )

lunedì 29 giugno 2009
Sailing

Ovviamente non ci siamo fatti mancare le libagioni. Barbecue tutte le sere, con salsiccia toscana, roast beef e filetto di maiale. Aperitivi, con coppa e salame emiliani e pecorino più che DOP sardo. E a Midsommar avevamo pure l'intramontabile classico svedese, una buona aringa, accompagnata da un'ottima Vodka russa di 40 gradi che andava giù che sembrava acqua fresca. Per finire, caffè e ammazzacaffè, laddove la parte del leone l'ha fatta il limoncello fatto in casa da Marta. A dire il vero ci sarebbe dell'altro (che dire della pasta all'amatriciana cucinata in barca mentre si navigava?), ma è meglio che lasci stare.... E meno male che si era deciso che si sarebbero fatti pasti frugali perché lo spazio sulla barca era poco.
Il momento è di calma apparente. Mare piatto, sole a picco, tutto l'equipaggio rilassato. Si decide così di fare un cambio di mansioni, promuovendo il mozzo di quarta classe Antonio a provvisorio comandante della nave. Il mozzo, da esperto pescatore, si mette a pescare la cena per la sera mentre disinvoltamente controlla il timone della nave con il piede destro, ricordando vagamente il famoso Sampei dei cartoni animati.
Il dolce rollio della barca nella tarda ora pomeridiana stimola un leggero languorino negli stomaci dell'equipaggio. Per placarlo il capitano in seconda Nicoletta decide di dispensare biscotti al cioccolato – ultimo rimasuglio delle scorte della ciurma – a ciascun membro dell'equipaggio.
Midsommar perfetta in barca a vela, nella migliore tradizione svedese. Non è semplice scegliere il momento più bello, ce ne sono tanti, tantissimi; sono stati quattro giorni di momenti belli.
Prima di esporre il mio personale ricordo, un semplice quesito: qual è la dinamica che definisce il ruolo delle persone in un gruppo? Perché su sei, due vengono ‘scelte’ per assumere il ruolo di ‘mozzo di quarta classe’, mentre altre vengono innalzate a ruoli di ben altro spessore?
Commentate gente, commentate!
Antonio e Marta: mozzi di quarta classe, con il compito alla sera di aiutare il nostro skipper, Rikard, a ormeggiare la barca nei porti naturali scelti per trascorrere la notte.
Sia chiaro, non mi lamento, si tratta del famoso diritto di mugugno di cui Antonio parla spesso e che io... noi... non gli riconosciamo mai.
Ciò che mi piace di più ricordare sono gli attimi di puro panico e grasse risate ogni volta che dovevamo attraccare, condivisi prima con Antonio a prua, e con tutti gli altri subito dopo.
La prima sera, in approdo davanti a un'isoletta disabitata e con un freddo assurdo, ho chiesto ad Antonio di saltare: da quel momento lui è diventato il ‘capriolo del Baltico’.
Non siamo quasi mai stati all’altezza delle aspettative di Rikard, noi due mozzi di quarta classe ... a differenza di altri che non commettevano mai errori, pur avendo mansioni di gran lunga ‘superiori’ alle nostre! (Marta si riferisce a uno dei tormentoni del viaggio: la supposta predilezione dello skipper per Nicoletta, in effetti rararmente da questi ripresa :) NdB.)
Fermarsi con una barca di tredici metri non è proprio semplice, bisogna calare l’ancora e lentamente avvicinare la barca agli scogli fino a una distanza ‘possibile’ e da li’, leggeri come caprioli, saltare giù...
Alla fine siamo andati a ripescarlo e dopo essere ritornati al largo abbiamo rifatto tutta la procedura di attracco, riuscita anche questa volta perfettamente!
L'approdo a Biskopsö
Abbiamo esitato entrambi... e alle nostre spalle Rikard, che ci guarda disgustato, all’improvviso mi sposta di lato e incuneandosi tra noi salta si lancia sulla parete a 53 gradi, con i suoi stivali di gomma blu.
Foto dalla parete ad approdo avvenuto. In effetti l'inclinazione è notevole.
Sento ancora il suono dello schiaffo morale che ci ha dato... più a te, Antonio, che a me. In quell’istante abbiamo perso i pochi punti guadagnati nei giorni precedenti, per sempre. Mozzi di quarta classe for ever! Be brave, be brave!
Però a me, come ad Antonio, credo, questo ruolo è piaciuto!
Avendo già navigato parecchio in passato, Marta era la più esperta di tutti. Soprattutto all'inizio, era quella che prima di tutti recepiva cosa lo skipper voleva che facessimo ed eseguiva. Rikard doveva sempre dirci di andare ad aiutarla. Antonio, da vero gentleman, in occasione del primo attracco è stato lesto a offrirsi per il salto sulla roccia. A mio parere, la cosa gli è piaciuta così tanto che ci hanno preso gusto. Per l'ultimo attracco, ad esempio, quando si riportava la barca in marina, eravamo ancora distanti dall'arrivo che loro avevano già preparato scaletta e cime, e Antonio era prontissimo a saltare, carico come una molla. Purtroppo avevano dimenticato che ci attendeva un pontile, cui la barca sarebbe stata accostata. Appena se ne sono resi conto, ho visto un'ombra di delusione attraversargli il volto, e mestamente hanno ritirato scaletta e cime.
sabato 7 marzo 2009
EU:s miljöhuvudstad
sono appena arrivata e ho scoperto che c'è verde ovunque! e blu, quello del cielo, del mare, dei laghi, dei canali che dividono le isole su cui è fondata la città stessa. i parchi e i giardini che tappezzano i quartieri sono un'esplosione di colori e ogni angolo di vegetazione ti tenta con un'improvvisa ondata di profumi: lillà, sambuco, caprifoglio... e c'è sempre vento, tanto vento, quasi a voler dare vita a quello che sembra un quadro! mi incanta, stoccolma, con i suoi tetti spioventi stagliati in un cielo imprevedibile...
ho ripescato questa vecchia e-mail, scritta a un'amica nel maggio di due anni fa, cercando di ricordare le mie prime impressioni sulla città. non mi ero sbagliata. a dimostrarlo c'è il riconoscimento appena ottenuto da stoccolma, che nel 2010 sarà la prima capitale verde europea. già, stoccolma ha vinto la prima edizione del nuovo premio istituito dalla commissione europea per incoraggiare le città a migliorare la vita urbana. e con il 95% degli abitanti - dico il novantacinque per cento! - che vive a una distanza massima di 300 metri da aree verdi, stoccolma non ha rivali (per ora). auguriamoci che siano sempre più numerose le città che intendano seguire il suo bell'esempio.
venite a trovarci a maggio e vi accorgerete di come il verde aumenti la qualità della vita, contribuendo a favorire la biodiversità, salvaguardare l'ambiente (riduzione del rumore e purificazione dell'acqua) e, aspetto non meno importante, a creare possibilità di svago (con grandi e piccini che rispettano, si godono e vivono la natura a loro disposizione fino in fondo, in qualsiasi momento della giornata, in tutte le stagioni dell'anno).
ecco un video di presentazione delle città finaliste:
mercoledì 21 gennaio 2009
brunnsviken är frusen!

di ritorno da abisko, con 14 gradi sottozero a mezzogiorno ci siamo goduti una delle più belle passeggiate mai fatte a stoccolma, crack e rumori cupi provenienti da sott'acqua compresi.
su flickr ho pubblicato qualche foto di quella camminata e delle altre piccole escursioni degli ultimi giorni.
lo strato solido aveva sempre uno spessore di almeno una spanna, a giudicare dalle sottilissime spaccature che di tanto in tanto tagliano in verticale la lastra trasparente. e dato che il ghiaccio non è certo elastico, crepe e fenditure sono normale amministrazione. ma occorre essere più che cauti.
chi pattina per lunghe distanze non si sposta mai senza fischietto, rampini di sicurezza e funi galleggianti da lanciare ai compagni in caso di tuffo in acqua gelida. uno zaino in spalla fa da salvagente.
noi ci siamo avventurati in mezzo al fiordo solo perché decine e decine di persone lo stavano attraversando con tutti i mezzi possibili: a piedi, con i pattini, trainati dai propri cani, in bici, a vela, con passeggini o carrozzine al seguito. ma mai e poi mai ci saremmo fidati ad andare da soli!
il colore del ghiaccio è uno degli indicatori più affidabili quando si tratta di valutare la consistenza dello strato gelato (più è scuro, meglio è), ma i fattori da considerare contemporaneamente sono molti: spessore (di solito 10 cm bastano per sostenere una persona che cammina), eventuale presenza di neve, numero di bolle d'aria intrappolate sotto la superficie, correnti d'acqua che scavano sotto la lastra di ghiaccio, temperatura esterna, ecc.
l'emozione di spostarsi su uno specchio che riflette cielo e nuvole è grande, ma sconsigliamo vivamente di fare di testa propria. camminare sul ghiaccio non è mai sicuro al 100%!
in rete si trovano numerosi consigli e indicazioni, eccone una sintetica lista in inglese.
mercoledì 15 ottobre 2008
hösten, l'autunno!








foto scattate vicino a casa, durante le passeggiate quotidiane degli ultimi giorni, fra hagaparken e bellevueparken... aria, fuoco, acqua, terra!
























