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lunedì 29 giugno 2009

Sailing



Bellissimo, inaspettato. Io ho un po' paura dell'acqua (in particolare quando è tanta, come nel mare) e a nuotare me la cavo appena, per cui una vacanza in barca a vela prima del week-end appena trascorso non l'avrei definita una delle prospettive più allettanti. Mi sono buttato nell'impresa proprio perché mi attirava la dimensione di sfida personale, e soprattutto perché, data la compagnia, ero sicuro che mi sarei divertito.
E così è stato.
Meraviglioso.
Dal primo giorno, quando ci siamo messi i giubbetti salvagente appena usciti dalla marina e tremavamo impauriti a ogni movimento dell' imbarcazione, all'ultimo, quando chiedevamo allo skipper se potevamo andare controvento per poter fare qualche strambatina con la barca piegata di lato.

Siamo stati anche fortunati col tempo, che doveva essere pessimo, stando alle previsioni, e che invece si è dimostrato magnanimo. Abbiamo vissuto un po' di tutto. Dal viaggiare nell'occhio della tempesta, con nuvoloni neri e fulmini che saettavano attorno, al pomeriggio di calma piatta con il sole che picchiava e il silenzio assoluto, interrotto soltanto dal cigolare delle corde.

Ovviamente non ci siamo fatti mancare le libagioni. Barbecue tutte le sere, con salsiccia toscana, roast beef e filetto di maiale. Aperitivi, con coppa e salame emiliani e pecorino più che DOP sardo. E a Midsommar avevamo pure l'intramontabile classico svedese, una buona aringa, accompagnata da un'ottima Vodka russa di 40 gradi che andava giù che sembrava acqua fresca. Per finire, caffè e ammazzacaffè, laddove la parte del leone l'ha fatta il limoncello fatto in casa da Marta. A dire il vero ci sarebbe dell'altro (che dire della pasta all'amatriciana cucinata in barca mentre si navigava?), ma è meglio che lasci stare.... E meno male che si era deciso che si sarebbero fatti pasti frugali perché lo spazio sulla barca era poco.

Abbiamo visto bellissime isolette, in particolare quelle del gruppo di Lilla Nassa, e ambienti perfetti per un film fantasy, con panorami mozzafiato e natura incontaminata.

Che bello navigare, farsi spingere dal vento, affrontarlo, imbrigliarlo e guidarlo con movimenti studiati e conoscenze che il genere umano ha acquisito in tempi antichissimi.
Bello.
Non sentire bisogno di internet e del cellulare per un po', essere liberi di dire tutto ciò che ci viene in mente, sempre felici, anche delle zanzare che ci martoriavano a centinaia.
Abbiamo noleggiato la barca a Djurö: un'Arcona 370, 13 metri e 6 posti circa. Insieme alla barca ci è stato fornito il bravo skipper Rikard, ex marinaio militare e ora velista, molto alla mano e simpatico.
La ciurma era composta da 6 intrepidi: Nicoletta, Marta, Mauro, Antonio, Giusi e io.
Per l'occasione abbiamo deciso di fare un post un po' particolare: abbiamo chiesto ai nostri compagni di viaggio se se la sentivano di raccontare qualcosa di loro gradimento pescando tra gli innumerevoli aneddoti, e loro hanno accettato...
Et voilà:

Parte prima: il racconto di Antonio
Il salmone volante

Il momento è di calma apparente. Mare piatto, sole a picco, tutto l'equipaggio rilassato. Si decide così di fare un cambio di mansioni, promuovendo il mozzo di quarta classe Antonio a provvisorio comandante della nave. Il mozzo, da esperto pescatore, si mette a pescare la cena per la sera mentre disinvoltamente controlla il timone della nave con il piede destro, ricordando vagamente il famoso Sampei dei cartoni animati.

Antonio Sampei (mentre lo skipper non guardava)

Il dolce rollio della barca nella tarda ora pomeridiana stimola un leggero languorino negli stomaci dell'equipaggio. Per placarlo il capitano in seconda Nicoletta decide di dispensare biscotti al cioccolato – ultimo rimasuglio delle scorte della ciurma – a ciascun membro dell'equipaggio.
Tutto è calmo.
Il capitano Nicoletta porge il pacchetto al capitano-mozzo in quarta Antonio.
Tutto è sotto controllo.
Ma proprio nel momento del passaggio, una brusca folata di vento inclina la barca su di un lato esponendo la plancia al mare aperto. Un salmone volante ghiotto di dolciumi spicca il volo dal mare increspato e con un sol colpo di coda azzanna il pacchetto lasciando il povero mozzo con un piccolo pezzo di carta fra le mani.

Tutti hanno gustato il biscotto al cioccolato, tranne il povero mozzo e il capitano in prima che era intento a dormire.

Bisogna sapere che Antonio, quando succede qualcosa che lo vede protagonista, addita sempre come responsabili animali selvatici tutti particolari che, a suo dire, sono i veri colpevoli dell'accaduto. Ora noi non ci sogneremmo mai di mettere in dubbio le sue dichiarazioni (per carità), né di disquisire sulla reale esistenza dei suddetti, ma quello che abbiamo visto coi nostri occhi è stato che Nicoletta ha dato il pacchetto aperto ad Antonio, il quale l'ha preso per la debole striscia di plastica che ne spuntava fuori. Il tempo di un battito di ciglia, si è udito un pluf e Antonio aveva il pezzetto di plastica in mano e gli occhi sbarrati con un'espressione sorpresa e vagamente colpevole. A ciascuno la propria interpretazione dei fatti.

Parte seconda: il racconto di Marta
Il capriolo del Baltico

Midsommar perfetta in barca a vela, nella migliore tradizione svedese. Non è semplice scegliere il momento più bello, ce ne sono tanti, tantissimi; sono stati quattro giorni di momenti belli.
La cosa più importante? La compagnia di amici veri. E' difficile trovarne, di amici veri, di quelli con cui non hai mai bisogno di trattenere un pensiero, una riflessione… ma questo è un altro post ;)
Prima di esporre il mio personale ricordo, un semplice quesito: qual è la dinamica che definisce il ruolo delle persone in un gruppo? Perché su sei, due vengono ‘scelte’ per assumere il ruolo di ‘mozzo di quarta classe’, mentre altre vengono innalzate a ruoli di ben altro spessore?
Commentate gente, commentate!

Antonio e Marta: mozzi di quarta classe, con il compito alla sera di aiutare il nostro skipper, Rikard, a ormeggiare la barca nei porti naturali scelti per trascorrere la notte.
Mauro e Nicoletta: aiutanti al timone di Rikard, capitani temporanei con la responsabilità di far navigare la barca.
Davide: barman di fiducia di tutti noi, quello a cui non si può mai dire di no. Il barman perfetto, come ha commentato qualcuno, quello che ti segue ovunque!
Giusi: ‘allt i allo’, come si dice qui, sempre presente a sostenere tutti… in tutti i sensi e soprattutto a documentare!
Sia chiaro, non mi lamento, si tratta del famoso diritto di mugugno di cui Antonio parla spesso e che io... noi... non gli riconosciamo mai.
Ciò che mi piace di più ricordare sono gli attimi di puro panico e grasse risate ogni volta che dovevamo attraccare, condivisi prima con Antonio a prua, e con tutti gli altri subito dopo.
La prima sera, in approdo davanti a un'isoletta disabitata e con un freddo assurdo, ho chiesto ad Antonio di saltare: da quel momento lui è diventato il ‘capriolo del Baltico’.
Coraggioso, ma MAI abbastanza per il nostro skipper.
Io ero quella che doveva occuparsi delle cime.
Non siamo quasi mai stati all’altezza delle aspettative di Rikard, noi due mozzi di quarta classe ... a differenza di altri che non commettevano mai errori, pur avendo mansioni di gran lunga ‘superiori’ alle nostre! (Marta si riferisce a uno dei tormentoni del viaggio: la supposta predilezione dello skipper per Nicoletta, in effetti rararmente da questi ripresa :) NdB.)
Le cime erano sempre corte, troppo corte per il capitano. Io imploravo ogni volta l’aiuto di Mauro per fare il nodo di congiunzione, ricevendo uno sguardo di disprezzo dallo skipper.
Fermarsi con una barca di tredici metri non è proprio semplice, bisogna calare l’ancora e lentamente avvicinare la barca agli scogli fino a una distanza ‘possibile’ e da li’, leggeri come caprioli, saltare giù...

Prima sera, giovedì, un'isola piccola e bassa, noi soli into the wild. Primo attracco tutto perfetto, il capitano non può lamentarsi di noi.
Il posto è bellissimo ma c’è un gran vento che spinge la barca contro gli scogli. La barca tocca una, due, tre volte e Rikard dice che dobbiamo spostarci. Io e Antonio, dopo esserci rivestiti da velisti veri, usciamo fuori e andiamo a prua a liberare la barca mentre Rikard tira su l’ancora, al freddo e sotto la pioggia. A un tratto vedo Antonio e il capitano che confabulano, la barca si riavvicina all’isola da un’altro lato della caletta rispetto a dove avevamo attraccato e Antonio scende dalla barca.
All’improvviso è solo sugli scogli... e la barca si allontana.
Da vero capriolo comincia a correre saltando da un sasso all’altro, arriva dalla parte opposta della caletta e comincia a tirare fuori dall’acqua una cima che non finisce mai... lunga, ma lunga di quelle che piacciono tanto a Rikard!
Tutti noi siamo sulla barca a guardare, intanto Antonio recupera la cima e anche la sua posizione, solo sullo scoglio... mi guarda molto perplesso e grida: ‘E adesso?’
Ce lo siamo chiesto anche noi, e adesso che facciamo?
Alla fine siamo andati a ripescarlo e dopo essere ritornati al largo abbiamo rifatto tutta la procedura di attracco, riuscita anche questa volta perfettamente!
Bravi, siamo stati bravi (e brave)!
Ma a Biskopsö, isola conosciuta per la presenza di cervi, tutto cambia.
Ci fermiamo solo un momento, la mattina di sabato per fare una passeggiata sull’isola, nel bosco per cercare di vedere i cervi, anche se più che altro abbiamo trovato zecche, uno degli animali più diffusi in Svezia.

L'approdo a Biskopsö

Antonio e io a siamo a prua: ormai siamo diventati bravissimi nell'approdo e siamo sicuri di noi, ma ora ci troviamo di fronte a una parete VERTICALE e ci rendiamo conto che Rikard punta direttamente a quella. Mi giro verso Rikard, in cerca di conforto, lui mi guarda impassibile e indica la parete; contemporaneamente Antonio mi dice di aver individuato un piccolo scalino dove la manovra sarebbe molto più agevole e me lo indica. Lo scalino lentamente scompare di lato mentre la prua punta inesorabilmente verso LA PARETE: "Devi saltare Antonio, salta, devi essere coraggioso!"
"Ma tu sei pazza", mi risponde il capriolo! Me ne rendo conto perfettamente, ma io e te, capriolo, siamo SOLO due mozzi di quarta classe!
Abbiamo esitato entrambi... e alle nostre spalle Rikard, che ci guarda disgustato, all’improvviso mi sposta di lato e incuneandosi tra noi salta si lancia sulla parete a 53 gradi, con i suoi stivali di gomma blu.

Foto dalla parete ad approdo avvenuto. In effetti l'inclinazione è notevole.

Sento ancora il suono dello schiaffo morale che ci ha dato... più a te, Antonio, che a me. In quell’istante abbiamo perso i pochi punti guadagnati nei giorni precedenti, per sempre. Mozzi di quarta classe for ever! Be brave, be brave!

Però a me, come ad Antonio, credo, questo ruolo è piaciuto!

Avendo già navigato parecchio in passato, Marta era la più esperta di tutti. Soprattutto all'inizio, era quella che prima di tutti recepiva cosa lo skipper voleva che facessimo ed eseguiva. Rikard doveva sempre dirci di andare ad aiutarla. Antonio, da vero gentleman, in occasione del primo attracco è stato lesto a offrirsi per il salto sulla roccia. A mio parere, la cosa gli è piaciuta così tanto che ci hanno preso gusto. Per l'ultimo attracco, ad esempio, quando si riportava la barca in marina, eravamo ancora distanti dall'arrivo che loro avevano già preparato scaletta e cime, e Antonio era prontissimo a saltare, carico come una molla. Purtroppo avevano dimenticato che ci attendeva un pontile, cui la barca sarebbe stata accostata. Appena se ne sono resi conto, ho visto un'ombra di delusione attraversargli il volto, e mestamente hanno ritirato scaletta e cime.


In attesa dei racconti di Nicoletta, Mauro e Giusi...

venerdì 16 gennaio 2009

68° 21' N,18° 49' E, norr om polcirkeln

(200 chilometri) a nord del circolo polare

c'ero stata da piccola, con la fantasia se non altro. eravamo alle medie e l'insegnante di geografia ci aveva chiesto di fare una ricerca sui biomi terresti. al mio gruppo era toccata la tundra. distese di ghiaccio abitate da renne, volpi artiche, orsi polari... che viaggio! chissà, forse è nata lì la mia passione per le regioni più fredde del pianeta.

non che disdegni barriere coralline o deserti, al contrario, ma so che a camminare in mezzo al bianco spazzato dal vento artico mi troverò a mio agio (con l'abbigliamento giusto, s'intende).

la nostra meta per le vacanze di fine anno è abisko (ábeskovvu in lingua saami settentrionale), un villaggio a 1506 chilometri da stoccolma, non proprio dietro l'angolo. una manciata di casone di legno, un rifugio montano, una stazione scientifica e un supermercato-farmacia-posta che ha il compito di soddisfare le necessità di tutta la popolazione, per esigua che sia (ottantacinque abitanti in tutto). non manca però una grande scuola, che immagino raccolga scolari di diverse età provenienti anche dai paesini limitrofi.

il fascino di questo anonimo centro abitato, altrimenti uguale a mille altri sperduti nelle zone rurali o boschive della svezia subpolare, è la latitudine e, di conseguenza, la natura e i fenomeni che lo circondano. e qui torniamo alla tundra artica, terra di muschi, erica e licheni in estate...

... e distese di neve sferzate dal vento in inverno.





ci guadagnamo la meta dopo 18 ore sul treno
notturno che collega stoccolma a narvik, in norvegia. cuccette pulite e un ristorante degno di agatha christie, per l'arredo almeno.





lapporten, dall'abisko fjällturer

ed ecco lapporten, il simbolo della lapponia svedese, la porta settentrionale per la regione dei saami, da sempre punto di riferimento per le popolazioni nomadi al seguito delle mandrie di renne. ma lapporten è anche la vista su cui si affaccia il nostro ostello, l'abisko fjällturer: stanze semplici e calde, bagno in comune, cucina attrezzata e una sauna con stufa a legna in grado di lenire qualsiasi dolore muscolare (e ne avremo). a pensarci, sento ancora il profumo balsamico dell'acqua versata sulle pietre ardenti e i crampi ai piedi per il freddo durante il benefico massaggio con la neve, a meno dieci. non ci si crederà, ma l'effetto rinvigorente è senza pari.











falò di fine anno


delusi all'arrivo per la scarsezza di neve e le temperature sopra la media stagionale (che fine ha fatto la mia tundra?), siamo subito rallegrati da una nevicata che durerà, salvo qualche intervallo, per quasi tre giorni. örjan, il proprietario dell'ostello, svedese del sud trapiantato con i figli in terra saami per amore della natura e dei grandi spazi, ce lo dice subito: "non temete, farete la vostra gita in slitta!" non aspettiamo altro.



il tour in barca a narvik per vedere le orche nell'ofotfjorden salta per il maltempo, ma almeno c'è neve in abbondanza per ciaspolare fino al lago torneträsk e lungo la rallarvägen - il sentiero della ferrovia - fino all'abiskojokka, un torrente che sfocia nel lago dopo aver attraversato uno splendido canyon.
















insieme a christian e antonella, due amici conosciuti in ostello, riusciamo anche a percorrere qualche chilometro con gli sci da fondo lungo il famosissimo kungsleden, il sentiero per eccellenza sogno di tutti gli appassionati di trekking, un percorso di 425 km che parte proprio da abisko verso il kebnekaise, la montagna più alta del paese, e oltre, fino a hemavan.

non vediamo lemming né ghiottoni, men che meno orsi o volpi artiche (e neppure ce l'aspettavamo), ma le renne sì! sotto la neve e nel silenzio del parco nazionale di abisko, con aria mansueta masticano rametti secchi in un recinto dall'aspetto provvisorio. sono centinaia di capi.

al ritorno in ostello scopriamo da tomas, la nostra guida per la gita dell'indomani, che i saami le hanno radunate per l'imminente vendita. questo comporta una deviazione rispetto al solito percorso con la slitta, forse per non disturbare le renne o per non far diventare matti i cani.

già, i cani. la muta di tomas è il fiore all'occhiello dell'abisko fjällturer. hanno più di cinquanta husky e sono a disposizione per brevi giri nel parco, gite di un'intera giornata ed escursioni di più giorni a prezzi ragionevoli.

il nostro tour durerà qualche ora, finché avremo luce. partiamo dall'ostello alle nove, ma è ancora notte, nevica e tira vento. mentre tomas ci illustra come imbragare i cani, guidare la slitta, curvare, schivare gli alberi e le rocce, e frenare in discesa per non investire i quattrozampe, loro non stanno nella pelle e dai recinti richiamano la nostra attenzione con salti e uggiolii. ne avremo quattro a testa e la loro disposizione non è affatto casuale, c'è una lista preparata da örjan il mattino stesso... che io giustamente dimentico in camera. ehm... hale e fjäll vanno bene davanti, vinci e flinga sono bravi a chiudere la fila. chi toccherà a me? non ricordo i nomi dei 36 cani che ci accompagneranno, so solo che i miei si fanno bardare docilmente e rispondono festosi alle mie abbondanti coccole. solo il capo è più ritroso, mi osserva seduto sul tetto innevato della cuccia, lo sguardo tra il fiero e il remissivo. già li adoro, i miei compagni. hanno attraversato il parco mille volte, sanno bene che cosa li aspetta e non vedono l'ora di partire.

davide ha appena imbragato i suoi cani

che fatica! gli husky sono perfettamente a loro agio, io un po' meno, ma sono felice come una pasqua. i fattori da considerare sono numerosi: velocità, pendenza del terreno, arbusti, sassi, curve... entrano in gioco l'equilibrio, la forza fisica, la resistenza al freddo, la capacità di anticipare le mosse dei cani e di mantenersi al proprio posto. bisogna stare in fila indiana, infatti, ma non è così semplice. i cani cercano di superarsi a vicenda e vanno veloci. ogni tanto si voltano a guardarmi, forse per assicurarsi che non li metta sotto, ma piuttosto andrei fuori strada. detto fatto. curva a gomito e cado sbattendo contro un tronco. ho neve dappertutto e i cani che si sono sganciati dalla slitta stanno correndo a briglia sciolta verso la ragazza davanti a me, che riesce ad afferrarne i finimenti. andreas, il fratello di tomas che per sicurezza ci segue a distanza in motoslitta, mi aiuta a ripartire. siamo a dieci gradi sottozero, sono madida di sudore e sorrido beata.

























il resto della giornata ci vede impegnati in arrancate in salita per aiutare i cani, ripide discese con i piedi fissi sul freno, rettilinei esaltanti, un giretto su un piccolo lago ghiacciato e una sosta in mezzo al parco per riprendere il respiro e riscaldarci con un po' di tè caldo al miele.


davide, da svedese qual è sempre stato, non sente neppure freddo. io, dopo tre ore di marcia, ho qualche problema al piede sinistro, ma il piacere è troppo grande per lamentarsi. in cielo compare anche qualche raggio di luce. e se il sole passa dall'alba al tramonto senza mai comparire sopra l'orizzonte, tutt'intorno è una morbida esplosione di azzurri, lilla, rosa e blu.



rientriamo sani e salvi alla base e accettiamo con orgoglio i complimenti dei nostri due accompagnatori, soddisfatti dei nostri risultati su un percorso più difficile del solito.

un'esperienza davvero memorabile, come la sorpresa avuta quella stessa sera. mentre usciamo per andare a cena nell'unico ristorante del paese, aperto solo per noi e un gruppo di spagnoli arrivati per scalare le cascate ghiacciate del canyon, örjan pronuncia la parola magica: norrsken, un'aurora boreale che attraversa il cielo fondo di abisko. è un evanescente lenzuolo verde che pare steso su un filo chilometri e chilometri sopra di noi e i cui lembi inferiori, scossi dal vento, sfiorano la volta nera del villaggio.

"vide, lei, le valchirie / venire da lontano, / pronte a cavalcare / verso il popolo dei goti *", questo forse pensavano i norreni un migliaio di anni fa davanti allo spettacolo delle luci del nord. e se i vichinghi avevano la poesia dalla loro, in mancanza della scienza, chissà quale fu l'inesplicabile spavento e meraviglia dei primi abitanti della terra...


* da "la profezia della veggente", edda poetica, opera di un poeta islandese della prima metà del x secolo.


qualche informazione pratica per chi come noi sente il richiamo del nord

dove alloggiare ad abisko:
abisko fjällturer, economico e sempre aperto. organizza tour in slitta anche per chi non è ospite dell'ostello. dispone anche di camere doppie e di una bellissima sauna. a due passi dalla stazione di abisko östra.
abisko mountain lodge, organizza corsi e tour con gli sci da fondo; chiedete a loro per il ristorante.
abisko mountain station, aperto solo in certi periodi dell'anno. isolato dal villaggio, dispone di un piccolo negozio di generi alimentari, pub e ristorante.

come arrivare ad abisko:
treno o aereo (sas e norwegian airlines hanno un volo diretto da stoccolma per kiruna, di solito a prezzi decenti. con gli orari in vigore, occorre passare la notte a kiruna per poi prendere il treno per abisko - 1 h 15 min circa).

per la gita a narvik che abbiamo saltato, rivolgersi alla mountain station. organizzano tour in barca nel fiordo con partenza in autobus direttamente da abisko.

venerdì 9 novembre 2007

gotland och fårö

eravamo rimasti qui.

a luglio (chi è questo sconosciuto? in questo preciso istante nevischia e il termometro segna 2,3 gradi centigradi... non che a luglio ce ne siano stati tanti di più - pare sia stata una delle estati più brutte degli ultimi cinquant'anni, del resto si sa che il pianeta sta andando a scatafascio - ma almeno il cielo era chiaro anche a notte fonda, ora fa buio già intorno alle tre e mezza del pomeriggio)... dicevo, a luglio, al rientro dalle magiche gotland e fårö, non c'è stato tempo di scrivere niente.

ma in questi giorni abbiamo avuto modo di sistemare - era ora! - le foto scattate in viaggio e, prima che i ricordi sfumino del tutto, mi piacerebbe elencare in ordine sparso le dieci cose per cui varrebbe la pena tornarci (in ordine rigorosamente sparso):

1. rabarberkakan, la torta al rabarbaro, (magari con un filo di crema alla vaniglia in meno, eh?); devo farmi venire in mente il nome del caffè dove ce la siamo gustata. è in pieno centro, a visby.
3. i raukar di fårö, formazioni di roccia calcarea erosa dal vento, dal mare, dal tempo; il ricordo tangibile del mare tropicale che 400 milioni di anni fa sommergeva l'isola.
5. la digerhuvuds naturreservat, a fårö: chilometri di spiaggia spazzata dal vento. licheni, qualche timido cespuglio dai fiori minuscoli e migliaia di uccelli. (un video)
2. gli uccelli che rispondono ai nostri richiami nelle oasi... (ecco un altro video! peccato, spegniamo la telecamera proprio mentre tre uccelli bellissimi si alzano in volo dai canneti... ovviamente non ci crederà nessuno)
4. duggregnet, la pioggia minuta, quasi di nebbia, che avvolge il campanile della cattedrale di visby. è più buio del solito, colpa delle nubi. la città è quasi deserta e noi vaghiamo per i viottoli, sbirciando nelle finestre altrui (d'accordo, io sbircio, davide preferisce non indugiare). nel silenzio color violetto emerge un suono chiaro, argentino. è la campanellina di un gattone che ci segue. ha un'impalpabile ragnatela di pioviggine sul pelo grigio. ahhh, perché gli animali vengono sempre a cercami? (poco importa se poi l'acquerugiola si è trasformata in pioggia scrosciante e torrenziale... siamo a gotland, mica in sicilia. e poi, vuoi mettere "vedere finalmente il sole a visby" come buon motivo per tornare?)

ci sono tante altre cose da dire...


ma lascio i punti 6, 7, 10, 9 e 8 a davide. sono certa saprà chiudere in bellezza.

le due favolose illustrazioni sono di stefano misesti. le fotografie e i video sono nostri.
ecco la ricetta della torta al rabarbaro. appena ho un attimo mi metto a tradurla, ma mi pare si riesca a intuire lo stesso. in caso contrario, sono a disposizione :-)

lunedì 13 agosto 2007

häät




... il matrimonio, che in svedese sarebbe bröllop.



dopo questo indimenticabile weekend in terra finnica, mi pareva giusto dare spazio al finlandese, una delle lingue più divertenti che abbia mai sentito, basti pensare a ravintola, pilvi, kuu, onki, kaupunki... rispettivamente ristorante, nuvola, luna, canna da pesca, città.


la parola che più mi ha fatto ridere, però, è lentokone: aereo.


mi sono commossa. eccome. è stata una cerimonia davvero toccante. sposi raggianti in una chiesa molto bella, raccolta. e per fortuna che il rito era in lingua suomi, fatta eccezione per una lettura in italiano e una in tedesco, perché se avessi capito anche la preghiera della sacerdotessa per gli sposi, che cosa avrei fatto?

kippis!

giovedì 9 agosto 2007

lohja

siamo a lohja, finlandia.

stasera davide ha mangiato la pizza con la renna. no comment. oggi c'erano 30 gradi. domani si prende il sole sul lago. il lago di lohja, appunto.





domani sera: sauna.







sabato kukka e stefano saranno sposi. kukka significa fiore. stefano significa stefano.


giovedì 12 luglio 2007

gummistövel


ecco quale sarà il mio prossimo acquisto, non appena rientreremo a stoccolma!
visby è una perla del baltico, davvero, e l'isola di gotland uno spettacolo della natura. peccato abbia piovuto per quasi tutto il tempo! gli svedesi dicono sia stata una delle più brutte estati degli ultimi anni.
ma l'autunno non mi coglierà impreparata!
p.s. da stasera siamo in italia, resteremo per un paio di settimane...

giovedì 5 luglio 2007

destination gotland...

hej där,
hur står det till?
il mio primo corso di svedese è ormai terminato da un paio di settimane, e purtroppo non ne potrò seguire altri se non dopo l'estate.
il mio gruppo di studio si è dileguato, chi in grecia, chi in portogallo, chi sulle spiagge intorno al drottningholms slott, sul mälaren, o quelle dell'arcipelago...
noi siamo in partenza per l'isola di gotland - che non c'entra niente con l'arcipelago di cui parlavo - con tanto di libri per bambini, che raccontano di conigli in cerca della luna... var är du, måne? eh, si dovrà pur incominciare a leggere qualcosa in versione originale, no?
gotland, dicevo. arriveremo nella cittadina medievale di visby domani pomeriggio, sempre che ci diamo una mossa a preparare gli zaini, e nei giorni successivi ci spingeremo fino all'isola di fårö, famosa per i suoi raukar, formazioni rocciose modellate da millenni di acqua e vento.
e chissà che non si incroci ingmar bergman, che ci vive da non so quanti anni... folgorato dalla luce dell'isola. a proposito, devo chiedere al mio compagno di avventure di organizzare una retrospettiva dei film del regista, perché a questo punto è d'obbligo.
mmh, mi viene in mente che uno degli ultimi spettacoli visti, acclamato da una folla di italiani, anche loro espatriati e riunitisi qui da noi, nei nostri accoglientissimi 40 metri quadri, è tel chi el telùn dei mitici aldo, giovanni e giacomo. credo che le risate siano arrivate anche dall'altro capo del campus! ahhh, gli italiani all'estero...
alcuni, non solo italiani, sono in partenza, purtroppo. e non per l'estate soltanto.
odio gli addi e non ci ero più abituata... meglio pensare a gotland, ora!
dobbiamo ancora capire come arrivare al porto di nynäshman e recuperare i picchetti per la tenda. due cose da niente, direi...

martedì 3 luglio 2007

våra underbara resa genom sverige...

la svezia ha poco meno di 22 abitanti per chilometro quadrato, l'italia ne ha 196.

è facile immaginarsi il vago ancorché palpabile senso di libertà di un viaggio in terra scandinava, ma i colori che si incontrano, quelli non ero proprio riuscita a figurarmeli. un inesauribile ventaglio di verdi boreali – il cupo verde conifera che si confonde in un placido verde lago, il timido verde della tundra che si mescola a quello diluito e talvolta tempestoso dei mari, il verde vivace delle latifoglie che sfuma nell’ombra fresca e umida della brughiera… – immancabilmente punteggiato di rosso, quello degli stuga che umanizzano il paesaggio. quasi un quadro portato in vita dal vento, che non smette mai di morderti la pelle, anche quando il sole si mostra in tutto il suo splendore.

il nostro meraviglioso viaggio attraverso la svezia dovrebbe durare almeno quanto quello del piccolo nils holgersson, frutto della fantasia di selma lagerlöf, la prima donna a essere insignita del premio nobel per la letteratura per l'elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere.

per ora abbiamo avuto solo un piccolo assaggio della svezia, e il gusto ci piace. sa di sole che non tramonta mai, aria pungente e capriole in mezzo all’erba alta e bagnata di rugiada.

nei prossimi giorni ci lanceremo in un’impresa nuova, il campeggio. incredibile ma vero, la svezia ci ha svegliati dal torpore bolognese. impossibile restare indifferenti di fronte a un arcipelago di 24.000 isole (ed è solo quello di stoccolma)!




speriamo solo che le previsioni del tempo siano favorevoli. il barometro che mi sono portata in valigia forse è tarato sull'indolenza del meteo italiano… qui però non funziona così: nel giro di qualche ora è possibile che dal cielo sereno con 25 gradi all’ombra si passi alla pioggia battente sotto i quindici!

bah, mi sa che in tenda ci sarà da ridere. c'era pure in ballo il kayak... ma siamo pronti a tutto!

Pubblicato da Giusi con la userid di Davide :-)