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giovedì 19 agosto 2021

AFA




Oramai i post sul nostro antico blog sono veramente rilegati ad aneddoti e ricorrenze, e sempre più rari.

In questa occasione lo strumento mi torna utile, e lo uso invece dei social, perché il testo che volevo condividere ha una struttura grafica (così l'ho trovata) che mi piace rispettare e che altrimenti andrebbe perduta.

Si tratta di una poesia di quel personaggio incredibile che è stato Ernesto Regazzoni, giornalista, traduttore, ma soprattutto poeta (spesso divertente e stralunato) vissuto più di cent'anni fa. 

Mi è tornata in mente dopo il nostro ritorno in Svezia, una volta finite le vacanze, al sentire lamentele di amici e parenti in Italia nei confronti del caldo che li opprime e che io stesso ho sperimentato fino a pochi giorni or sono, e finalmente mi sono deciso a pubblicarla. Per cui con divertimento, solidarietà e una punta di invidia (visto il freddo che fa qui) vi presento:



       AFA

      

             Sogna.
             Fa tanto caldo,
         che l’alma non agogna

           più che sorbetti, e rive di smeraldo,
         e nenie di zampogna.
             Fa tanto caldo!
                   Sogna.

                    Credi
              tu alla Siberia,
            e ai ghiacci e ai Samoiedi,
          e a quell’altra leggenda poco seria
        degli orsi alti sei piedi?
             Tu, alla Siberia,
                   Credi?

                    Fole!
               Il polo stesso,
           in quest’ora di sole
            dev’essere sudato, e cotto allesso
          come l’umana prole.
              Il polo stesso!
                    Fole.

                    Pure,
            dietro il ventaglio
           le pupille sicure
       ponno sognare, lungi dal barbaglio.
           Dietro il ventaglio,
                    pure!

                   E l’alma
             anche si placa,
         e si abbandona calma
       a sé come un’almea, entro un’amaca,
        all’ombra di una palma.
              Anco si placa,
                   l’alma.

                    Nulla
            (o, nulla invero!)
          è più dolce, fanciulla
     di questa sonnolenza di pensiero
       che il tuo ventaglio culla.
            Oh, nulla invero.
                    Nulla.



 E chi più ne ha più ne sudi.

mercoledì 8 luglio 2015

venerdì 10 gennaio 2014

Amo la Radio




Salve a tutti, buongiorno.

Ci riprovo. Negli ultimi anni questo blog è stato lasciato e ripreso più volte, e la comunicazione è avvenuta a sprazzi. Questa non è una bella cosa, visto che la caratteristica principale di un diario (e questo è essenzialmente il blog), è la sua continuità. Per come la vedo io, o tutto o niente. Ma distrazioni da una parte e voglia di raccontare dall'altra hanno fatto sì che queste scariche di corrente alternata venissero comunque sparate in rete.

È anche vero che la necessità e la voglia di parlare di quanto ci succede qui in Svezia dopo tanti anni si è spenta, diciamolo pure, e la vita all'estero è diventata sempre più vita quotidiana. Non che non ci siano episodi degni di essere riportati, anzi, è che questi episodi col tempo si tende sempre di più a viverli e sempre meno a raccontarli.

Al contrario, è successo un fenomeno strano. Ho iniziato a notare e a dare importanza ad avvenimenti, sfaccettature, colori e aspetti del mio paese, l'Italia, che prima, vivendoci, non notavo. Questo, com'è noto, succede spesso a chi va ad abitare all'estero, e generalmente le prime impressioni sfociano in critiche negative, proprio per l'amore che si prova per la propria terra e le brutte "scoperte" che uno sguardo più distaccato permette di fare.
Ma dopo poco tempo, si riesce a mettere a fuoco meglio.

Vorrei oggi parlare della radio. Che c'entra? C'entra, c'entra. Per il momento i collegamenti sono solo nella mia testa, vedremo se alla fine del post le cose saranno più chiare. (Quante volte la maestra ci ha detto che prima di scrivere un tema bisogna fare una scaletta? Quanti di noi lo hanno mai fatto? Io no.)

Amo la radio. La ascolto, l'ho sempre ascoltata, ci ho spesso girato intorno, sono stato dentro studi radiofonici, spesso ad ascoltare, altre volte dando una piccola mano in studio (non di più, anche a causa del mio essere in gioventù fortemente timido e imbranato). La mia età mi ha permesso di acciuffare al volo le ultime code di esistenza del periodo delle Radio Libere. Un'esperienza fantastica e temo purtroppo irripetibile. Anche se oggi ci sono altri mezzi che danno grandi opportunità, il poter prendere un microfono e poter raccontare quello che si voleva, mentre la signora che preparava da mangiare, il ragazzo che tornava a casa in macchina, i commessi che sistemavano i prodotti sugli scaffali ascoltavano e richiamavano per dire la loro, è stato rivoluzionario e bellissimo. Nel mio caso devo dire grazie alla piccola (nemmeno tanto per i tempi) ma gloriosa Radio Music, poi Radio Antares, ora nel circuito di Radio Bruno, che mio zio creò tanti anni fa, e che i miei cugini hanno poi a lungo gestito (cosa che ancora fanno), dove ho fisicamente passato parte della mia adolescenza.
Nulla di nuovo, lo hanno detto in tanti, lo dice anche Eugenio Finardi in questo storico brano.


Dovunque sono andato, non ho mai smesso di ascoltare la radio. Ascoltare si può sempre fare, spesso non richiede un grosso impegno. Quando ascolti senti la voce, la voce e nient'altro. Un interessante compromesso tra il leggere e il guardare un programma tv, un compromesso che permette di non essere (a volte malevolmente) condizionato dalle immagini e al tempo stesso di vivere un'atmosfera di intimità con l'autore delle parole. E poi se si vuole ci si può distrarre, pensare ad altro. Durante i brani musicali si è quasi obbligati a riflettere. Notevole, no?

Inoltre probabilmene a causa del mio passato, mi sono rimasti dentro residui di quel vecchio messaggio delle radio libere. Alla radio si può anche contribuire, non è poi così difficile. Basta avere qualcosa da dire e volerlo dire. Certo, ora gli spazi sono molto minori, ed è molto più semplice (in ordine di complessità decrescente) scrivere sul proprio blog, pubblicare uno status su Facebook, twittare un pensiero di massimo 140 caratteri spazi inclusi. Ma si può fare, e in tanti lo fanno.

In questi anni mi è capitato più volte, e devo dire che sono stato anche molto fortunato visto che spesso non ho dovuto impegnarmi o propormi più di tanto (ultima in ordine cronologico, la sorpresa di ieri, quando con mia enorme felicità la bella trasmissione di RadioTre "Sei gradi" ha scelto la mia scaletta di brani, preparata al volo un mesetto fa in pausa caffè, come puntata del programma. EDIT: eccola qui, almeno per qualche giorno. È quella del 9/1).




Insomma la radio vive. Parla, propone, fa riflettere, ascolta le tue risposte.

Ed ecco che ora qui dovrebbe tornare il tutto, e si dovrebbero riallacciare i fili del discorso che ho sparpagliato all'inizio. Ohi, se non succede pazienza. Sarà solo uno sbrodolamento sconclusionato in più in giro per la rete, nulla di grave.

La radio c'entra. Ve l'avevo detto che c'entrava. La radio italiana può essere bella, ce la fa, ci riesce più di quanto riesca alla televisione (una semplice valutazione statistica). Sì, durante le recenti vacanze natalizie ho di nuovo potuto constatare che qualcosa di bello in TV lo si trova. Ma nessuno dei canali che in misura maggiore trasmettono programmi che mi piacciono è visibile qui in Svezia, nemmeno via web. (A molti amici non sarà nuovo il messaggio: "Siamo spiacenti, ma il contenuto da lei richiesto non è disponibile all'estero".) Quindi, o si racimola qualche videocast sparso qui e là, oppure...  Esatto, la radio.

Cari amici italiani che vivete in Svezia (o in Australia, Papua Nuova Guinea, Kazakistan, San Marino), ma anche e soprattutto cari amici italiani che vivete in Italia, buttate un occhio ai palinsesti. Provate, vi piacerà. Io consiglio di evitare le star TV "prestate" al mezzo radiofonico, ma poi fate come vi pare. L'importante è che giriate la manopola (ah, non ci sono più le manopole? Allora cosa c'è? Il touch screen del cellulare? Va bene, allora "tappate" sul touch screen, anche se girare la manopola era molto più divertente), e scoprirete un mondo fantastico.

Oggi in pausa pranzo (viva le pause) mi sono messo a esplorare il sito di RadioTre, e ho trovato:

I podcast di Seigradi, a cui accennavo prima.
Piccola radio: letture per l'infanzia che sembrano molto promettenti. Fiabe e racconti, da Puskin a Rodari.
Le favole di Esopo, per giovani, giovanissimi e famiglie.
Memoradio: testi del passato letti da grandi voci (uno per tutti? Achille Campanile letto da Paolo Poli).
Speciale Frank Zappa: Non mangiate la neve gialla (un consiglio tra l'altro valido a prescindere).

Insomma questo e tanto altro. E solo fermandomi a RadioTre, e ad alcuni programmi. C'è ben di più: Fahreneit, i mitici Caterpillar e Caterpillar AM (su RadioDue), e molto, molto altro.

Dovrei esserci riuscito, dovrei avere chiuso il cerchio anche se a fatica e sgomitando un po'. Ma come chiudere il post è un altro paio di maniche.

Facciamo così, spegnete la luce, accendete la radio e il resto verrà da sé.





giovedì 26 aprile 2012

Ah, pasta e fagioli...



Eccoci qui, appena ritornati da una breve vacanza in Italia.

In mezzo alla miriade di cose buonissime di cui ci siamo rimpinzati sia a casa dai miei che al ristorante, mi piace ricordare uno dei miei tormentoni storici, da anni ricorrente nei miei discorsi con Giusi.

È d'uopo far presente come Giusi si sia spesso trovata di passaggio a Roma in questi anni, complice anche la frequente presenza nella città eterna della sua famiglia. Qualche tempo fa, Giusi mi ha raccontato di aver cenato in uno dei tanti ottimi ristoranti tradizionali che lì si trovano (a saper conoscerli). Ma quello che più mi intrigava era il nome: IL FACIOLARO.

Anche io sono capitato in città alcune volte, ma per vari motivi non vi avevo mai pranzato. Ebbene su suggerimento di Giusi, la signora Giovanna e Aventino ci hanno portato a cena lì. :)

In realtà, sono venuto a sapere che il vero FACIOLARO era il padre dell'attuale proprietario, e che alla sua scomparsa i figli si sono divisi gli affari e aperto due locali simili, uno di fronte all'altro, "dal Barroccio er faciolaro" e "er Faciolaro". Ma dopo un po' l'attività di quest'ultimo si è notevolmente abbassata di livello, sino a quando il locale è stato venduto e la tradizione si è un po' persa.
Quindi quello che io chiamo "Il faciolaro" è in realtà "Il Barroccio". Bisogna essere precisi, perchè coi facioli non si scherza.
E anche perchè casomai qualcuno ci passasse e volesse seguire i miei consigli si troverebbe ad andare in un posto invece che nell'altro.

La cena è stata ottima, con una buonissima "pasta e facioli" (neanche a dirlo). Giusi ha preso la zuppa di farro e fagioli, ops, scusate, "facioli", ma molti altri sono i piatti gustosi della cucina romana e toscana che si possono gustare, dai classici primi piatti, alla carne e al pesce freschissimo. Mi sono già fatto una lista (celo/manca) e ci tornerò di sicuro. Il locale è a due passi dal Pantheon, i prezzi mi sembrano più che onesti e i gestori simpatici e cordiali.

Ecco adesso, facioli o non facioli, mi è venuta fame...

Zuppa di fagioli, in questo caso cannellini.



giovedì 17 marzo 2011

grattis, italia!


auguri, italia, per i tuoi primi 150 anni!

i nostri festeggiamenti sono iniziati così, seduti al tavolo della colazione con una maglietta verde e una rossa indossate per caso e con il nostro bianco magi - un po' anarchico, lui! - che non voleva saperne di stare in posa per completare il tricolore.

una bandiera estemporanea!

la festa proseguirà in maniera più consapevole domani, con quella che speriamo sarà una bella serata!

martedì 10 febbraio 2009

en klump i halsen

un groppo in gola.

un paio di giorni fa, il mio caro amico mario di milano mi ha mandato un sms: è al karolinska che lavora davide? stasera rai tre manda in onda un servizio di "presa diretta" sulla scuola.

il termine di paragone, ancora una volta, è la svezia...

giovedì 25 dicembre 2008

Buon Natale!




A tutti gli amici del blog: scusateci tanto se in questi giorni siamo stati assenti... e sì che ne avremmo di cose da raccontare! Mi ero ripromesso di farlo con calma dall'Italia, durante queste giornate di vacanza, ma un po' per l'obnubilamento dato dalle abbondanti libagioni, un po' per la connessione lenta (che da dove scrivo ora è di 33,2 Kb/s), abbiamo posticipato gli aggiornamenti a data da destinarsi. Non possiamo però esimerci dal farvi i nostri più sentiti auguri di



BUON NATALE



e dal mandare a tutti quanti un iperbacio gigante...


G&D


giovedì 4 dicembre 2008

inköpslista

per la prima volta da quando vivo qui, di ritorno da una visita in italia, mi sono presentata a davide con una valigia in più rispetto alla partenza, traboccante di beni alimentari, libri e vestiario nuovo.

ecco la lista della spesa dell'immigrata in cerca del made in italy (e poi non ditemi che non contribuisco all'economia del mio paese):

3 gonne; 6 maglioni; magliette varie; 1 giacca verde pisello; 1 paio di stivali caldi ma anche decenti a vedersi;

2 confezioni di biscotti per la colazione (bucaneve e grancereale); 4 salamini (tipo cacciatore, non come quelli simil-toscani di hemköp); 2 salsicce fresche da 3 etti l'una (tipo luganega, per il risotto); formaggio a profusione (parmigiano reggiano e monte veronese di diverse stagionature, asiago, val di fassa); 2 mortadelle (stranamente assenti nel panorama dei supermercati svedesi); 1 pezzettone di speck trentino; 1 confezione di pici del trasimeno (come li faccio?); 3 cespi di radicchio di treviso (anche loro per il risotto); 1 torta sbrisolona mantovana doc; torrone cremonese per gli amici stranieri.

poi sono impazzita del tutto e ho comperato 2 deodoranti al talco (qui non ci sono) e 1 confezione di omino bianco disinfettante per la lavatrice (questa è una trovata da casalinga, lo so, ma visto che qui non trovo niente di simile, perché no? mi sono detta).

dimenticanze eccellenti: panna da cucina (qui introvabile nella giusta consistenza) e puntarelle romane (germogli di una varietà particolare di cicoria da condire con salsa di acciughe), ordinate appositamente all'ortolano - veneto, lui - dove vanno solitamente i miei.

rimedierò la prossima volta!

p.s. dall'italia ho portato anche la nuova e bellissima macchina fotografica, regalo di davide. a presto con nuove foto!

martedì 18 novembre 2008

beppe


una bella intervista di daria bignardi a beppe severgnini.
e si parla anche di nord europa...

venerdì 16 maggio 2008

Sicilia

Dopo un secolo o forse più, torno a farmi sentire con un mio post. Oggi sono qui in casa, aspettando l'arrivo di Lorenzo, che dovrebbe farsi vivo a minuti, e ho del tempo per scrivere anch'io un breve resoconto sul viaggio in Sicilia. Lo so, ne ha già parlato Giusi, e in più è anche passato un po' di tempo ormai. Ma siccome il blog è mio, ho l'incredibile lusso di poter fare quello che mi pare :)
Prima di tutto, la cosa più incredibile è come, pur essendo passati molti anni dall'ultima volta che ci eravamo visti, sembrava non fosse passato neppure un minuto. Siamo stati accolti da Sofia, Raffaele, Lia Chiara e Francesco in maniera splendida, e la loro casa è diventata anche casa nostra. Appena arrivati, una bella granita al latte di mandorle fatta in casa. E poi vai di piatti tipici (pasta alla norma, pasta con le sarde, melanzane a coppiette, ecc. ecc.), visite guidate per la città (lo sapevate che a Catania esiste una spettacolare "Antica Friggitoria", che è antica sul serio?) e in giro per la provincia (la bellissima Siracusa, Noto, Modica).
L'occasione era di quelle particolari: la cresima di Francesco, che incredibilmente dopo tanti anni ancora ha una buona opinione di me, così buona che ho avuto l'onore di fargli da padrino. Le parole che ha detto alla cena di festeggiamento con i parenti e gli amici mi hanno commosso...
Non mi dilungo oltre, visto che purtroppo per voi non sono vostri parenti ma i miei, e quindi non avete la fortuna di conoscerli.

I momenti belli e allegri sono stati tantissimi: aggiungo ancora qualche commento corredato di foto, evitando di proposito di inserire quelle che contengono parenti o amici, a cui purtroppo non ho avuto tempo di chiedere il permesso per la pubblicazione on-line.


1. Gita alla Necropoli di Pantalica.
Io la conoscevo già bene, Giusi no e se ne é innamorata.
C'è stato anche il mitico Alberto Angela, e se non sbaglio, come a noi, anche a lui Pino ha fatto da guida. Attenzione, stiamo parlando dell'Età del Bronzo, non di una delle comunque belle ma numerosissime necropoli bizantine presenti dappertutto in Italia (tra l'altro anche nella stessa Pantalica). Quindi Preistoria, di sicuro a partire dal 13 sec. a.C., per alcuni molto prima. Homo Sapiens e forse, sempre per alcuni, anche Neanderthal. By the way, è iscritta insieme a Siracusa tra i Patrimoni dell Umanità dell'UNESCO

In mezzo a una campagna arsa e brulla, infuocata dal sole, l'Anapo scava nella roccia un'oasi verde e fresca. Acque gelate, pesci, uccelli, fiori e piante rare. Alle ripide pareti di roccia che isolano questo piccolo paradiso, centinaia e centinaia di tombe, grotte scavate in posizioni impossibili.
Siamo scesi lungo una parete grazie a un sentiero nella roccia, abbiamo attraversato il fiume, risalendo poi dalla parte opposta. Completamente fuori forma fisica, arrancavo per il percorso disagevole (parte del fascino del luogo deriva proprio dalla difficoltà, ma nemmeno troppa, di arrivarci), sorpassato e distanziato dai bambini che componevano il gruppo, e per i quali fino a pochi minuti prima mi ero inutilmente preoccupato. Senza fiato per lo spettacolo antico e per l'ipossia in agguato, mi lasciavo nuovamente trasportare dalla mia macchina del tempo mentale in un viaggio semi-onirico (quanto basta a non cadere di sotto) nitido e dai contorni indefiniti al tempo stesso.
L'improvvisa attività fisica, una volta oltrepassato il momento critico di rischio infarto, ha fatto sì che il mio capace e spazioso stomaco digerisse le tonnellate del meraviglioso cibo preparato, cucinato e infornato precedentemente introdottovi, e descritto al punto seguente


2. Pranzo alla Braria.

La campagna di Francesco, Mariarosa, Beatrice e delle loro famiglie. Esattamente come me la ricordavo tanti anni fa. Loro non sono cambiati per niente. A parte il fatto che i loro figli, all'epoca una schiera di bambini vocianti, sono alti quasi come me ora, e ad essi si é aggiunta una seconda schiera di fratellini più piccoli.
Forno a legna acceso: le cugine e le zie preparavano di tutto, Francesco che infornava pizze e 'mpanate... Voci, rumori, risa. Bimbi che giocavano con cagnolini felici. Nero d'Avola prodotto da Pino, fresco di ombra fredda, stappato e versato. Brindisi. Giusi che ride, girandosi a destra e sinistra e capendo la metà di quello che viene detto, il piatto riempito di continuo dai parenti. Uno spettacolo. Una giornata che ripaga da mille stress lavorativi.


3. Miele, che passione.

Il paese di Sortino (Siracusa), oltre che per la vicina e già citata necropoli di Pantalica, è una delle Città del miele. Una tradizione antica, quella del miele, che fortunatamente è stata mantenuta in vita e sapientemente gestita fino ad oggi. Non mi aspettavo di trovare Beatrice impegnata in questa attività ("In Sicilia Sortino c'è" è il nome dell'azienda agricola). Ergo, gita a vedere le arnie: Indossati maschera e guanti, osserviamo e ascoltiamo interessati (potete immaginare Giusi, con la sua sfrenata passione per tutto ciò che riguarda gli animali) Carmelo che ci illustra la vita sociale delle api e per far questo è costretto anche a beccarsi parecchie punture sulle mani.
Poi, visita al laboratorio dove tocchiamo con mano come i prodotti dell'apicoltura vengono trattati e confezionati, in maniera che più naturale di così non si può.
Oltretutto veniamo abbondantemente riforniti di miele di zagare, millefiori, propoli, polline e chi più ne ha più ne metta, ad addolcire le nostre colazioni stoccolmesi.


4. Varie ed eventuali.

Mille altri momenti. Le storie sulla festa di Santa Sofia di nonna Lia, le chiacchiere con l'uccellino Cocco (il grido "Cocco, cocco" rimbalza ancora tra me e Giusi nei momenti di follia), la festa della cresima di Francesco di cui ho già parlato, la visita notturna ad Acicastello e Taormina, la festa del cioccolato di Modica, il tramonto che colora di arancio i palazzi barocchi di Noto, il chiassoso mercato del pesce di Catania, tutti i luoghi mostratici da Raffaele, lo spettacolare Etna, la visita alle Zia Rosa e Sara (ecco questo meriterebbe non dico un post, ma un racconto a sé), le chiacchiere con Sofia... ecc.


5. Catania e Siracusa. La Sicilia.

Per quanto mi ci impegni, non potrò mai illustrare come merita e come sento le meraviglie di questa regione e della sua gente, che è parte di me e delle mie memorie di bambino e di adolescente. Legatovi dalla nascita e per tutta l'infanzia con l'anima da persone che non ci sono più, legatovi oggi da un filo che non si è spezzato e che dopo tanti anni è più saldo che mai, e sta tutto nel profumo dei limoni che mi sono arrivati ieri per posta e che ha invaso la mia stanza a 2500 chilometri (in linea d'aria) di distanza.
Grazie ancora a Sofia e Raffaele, non dico altro.
Un bacione anche a Lia Chiara e al mio Francesco. Ps: ci vediamo presto.

lunedì 28 aprile 2008

sicilien

la sicilia.

non saprei dire se mi ha affascinato più l'imprevedibile vulcano, con quel suo pennacchio beffardo e le pendici brulle e selvagge, colorate di minerali, o l'improbabile architettura rupestre di pantalica, abbarbicata sulle pareti della gola scavata dal fiume anapo, estrema dimora dei primi abitanti della sicilia orientale, fuggiti dalle coste per sottrarsi, forse, al terrore che veniva dai mari...

dolce e avvolgente, dicevo. struggente e molle. ma anche aspra e caotica. eppure si fa perdonare, la sicilia.


basta un piatto di pasta alle sarde con il finocchietto fresco (in assoluto, uno dei miei piatti preferiti) per riappacificarsi con il mondo vociante dei mercati e delle piazze e le interminabili code sulla circonvallazione. basta una 'mpanata in campagna; un cannolo al bar; una giornata trascorsa ad accarezzare un cagnolino e a rimpinzarsi di pizze e focacce, con le coccole del parentado tutto, che non è il tuo, ma è come se lo fosse.

l'ospitalità è davvero sacra, in sicilia. ne ho le prove!


un ringraziamento speciale a sofia, raffaele, francesco e lia chiara, briciola, cocco e l'uccellino silenzioso, che ci hanno ospitati in casa loro, dove c'è sempre il sole e non ci si annoia mai, e che ci hanno fatto conoscere le splendide catania, siracusa, sortino, noto, modica... a pino, mariarosa e loro ragazze, che ci hanno fatto da guida sui sentieri impervi fra le grotte di pantalica. a carmelo e beatrice, per l'inaspettata avventura a tu per tu con il misterioso mondo delle api e per il miele di sortino, delizioso (ci facciamo colazione tutte le mattine)! a enza e francesco, con il piccolo cesare, per l'amicizia dimostrata. e a tutti quelli che non nomino, perché la memoria mi tradisce, ma che non hanno mancato di farci compagnia!

ecco qui alcune delle nostre foto...

mercoledì 23 aprile 2008

tunneln slutar i sicilien


il tunnel finisce in sicilia, dolce e calda e avvolgente! stiamo per andare sull'etna...
dite che erutterà?

sabato 5 gennaio 2008

årets första snögubbe

il primo pupazzo di neve (dell'anno... ma erano secoli che non ne facevo uno) l'abbiamo fatto due notti fa a san zeno, dai miei, insieme a marco e a ditte, dopo un paio d'ore trascorse a fare a palle di neve mentre dal cielo nero continuava a cadere un'infinità di fiocchi multiformi. incredibile la rapidità con cui a volte si torna bambini!

la procedura per costruire un buon pupazzo è molto semplice. prendere fra le mani un po' di neve e farne una pallina compatta. posizionarla a terra, sulla neve fresca, e iniziare a rotolare...


mi sentivo un po' come lo scarabeo dell'ape maia (sì, lo stercorario), ma il risultato è stato mirabile. in pochi minuti avevo una sfera bianca del diametro di un'ottantina di centimetri. dopodiché non ci è restato che sagomare la faccia...


mi giunge voce che a stoccolma sia iniziato l'inverno vero, finalmente. lo verificheremo molto presto. per ora buon pupazzo a tutti!



lunedì 24 dicembre 2007

jullov

vacanze di natale.

il mese di dicembre è volato in un attimo. è già julafton, la vigilia. e ora, come la maggior parte degli svedesi, siamo in vacanza, felici di poter passare un po' di tempo in famiglia.

abbiamo lasciato una stoccolma scintillante di cristalli di ghiaccio e lucine a ogni finestra per ritrovare i dolci profumi di casa. al posto dello julskinka e del salmone, tortelli e tortellini, arrosti e panettone.

god jul!




lunedì 16 luglio 2007

SÌ, MA CHE CALDO!!!



Adesso io non vorrei dire, ma DA VOI in Italia fa veramente caldo!

Io sono tornato, finalmente, bel bello (mbe'?) carico e spumeggiante, e mi ritrovo sulla superficie di Mercurio. Lo spumeggiante è svaporato in un attimo, la lucida carica si è trasformata in lucido sudore che brilla e scintilla su ciò che rimane della mia mente disidratata.

Ah!


Che caldo!



Diomioddio!


Avrei voluto scrivere il resoconto di Gotland, magari mettere qualche foto. Insomma, intrattenere me stesso per un po'. Ma fa troppo caldo. Le foto della piovosa vacanza, del cielo di Visby gelido e nebbioso di brina, delle scogliere là dove muoiono le capre, sembrano ora così aliene che la superficie del già citato Mercurio al confronto appare come la piccina badia del proverbio più famoso che ci sia.

Domani vado a Bologna. Stasera al tiggì hanno detto che domani Bologna sarà la città più calda dell'Universo. L'orto di mio padre è morto.







Da NOI in Svezia le cose sono diverse. Altro che qua. Ho in testa un'idea meravigliosa. Un mestiere che nei prossimi dieci anni di sicuro renderebbe di più della ricerca... il rabdomante.



Non che ci voglia poi molto...