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mercoledì 7 marzo 2018

Il bravissimo fornaio colpisce ancora: biscotti di avena dello zio Davide.




Rieccomi. Sono io, sì, il bravissimo fornaio di questo blog sono io. Cos'è quella faccia? Ohi, non fate gli scettici, eh? Basta cercare il tag "cucina" e si trovano più o meno tutti i miei favolosi esperimenti. Credo.

Ritorno ora con una ricetta semplice semplice semplice, suggeritami dall'amico Davide, E qui sorge volutamente il dubbio se il nome "biscotti di avena dello zio Davide" si riferisca a me o a lui. Machiavellico, eh?
In ogni caso, si tratta di biscottini classici e molto diffusi qui al nord, semplicissimi da fare, e gustosi. La ricetta di Davide, che è poi quella che vi ripropongo, si può trovare sul sito di una delle più grandi catene di supermercati svedesi l'ICA, ed è questa qui.
Quindi, in pratica, mi approprio della ricetta del supermercato e la diffondo impunemente. Mefistofelico, eh?
Mi sento giustificato e in parte autorizzato dal fatto che la ricetta linkata è in svedese, e non tutti i lettori padroneggiano l'idioma.  Pilatesco, no?

L'unico problema di questi biscotti è che spariscono subito. Non so come mai. Ci sono, ti giri e ce ne sono un po' di meno. Ti giri di nuovo e non ci sono più. Probabilmente un problema di instabilità molecolare. Problema che si aggrava quando ci sono Giusi e Annika in stanza, chissà perché, mah.

Veniamo a noi. Pronti?
Si parte:

(disclaimer: tutte le foto di questo articolo sono pesantemente ritoccate con filtro estremo, visto che il mio cellulare fa delle foto da schifo)


Ingredienti
QUANTITÀ: 60 biscottini (poi dipende da quanto grandi li fate)

4 dl farina d'avena 
1 dl farina di soia
1 dl farina di riso
1 dl farina di mais
1 dl zucchero
1 pizzico di polvere di vaniglia
2 cucchiaini da té di baking powder (*= lievito istantaneo, vedi sotto)
2 cucchiaini da té di cardamomo in polvere (**)
150 g burro
1 uovo

(*) = qui si usa la baking powder, che dovrebbe corrispondere al nostro lievito "chimico", cioé quello istantaneo non dolcificato (che contiene bicarbonato, amido, cremor tartaro o simili). Per intenderci, quello per pizze. Credo in Italia si trovino anche i barattolini di "baking powder", ma dovrebbe essere la stessa cosa. 


(**) = al pari della vaniglia, serve per il sapore, ed è sostituibile con altri aromi a scelta. ma a quel punto è una ricetta diversa :)

Un po' degli ingredienti, tutti in foto non ci stavano.

Preparazione:

1) mescolate tutti gli ingredienti secchi in una terrina.


Tutti gli ingredienti secchi mescolati in una terrina

2) aggiungete il burro e l'uovo e amalgamate bene bene con forza di cento braccia. (O se avete l'impastatore, visto che va tanto di moda, fate a pezzetti il burro e lasciatelo ammorbidire, aggiungete l'uovo, la miscela di ingredienti secchi e bzzzzzz)


Felice impasto ben amalgamato.


3) Prendete una pallotta di impasto, e su una superficie liscia formate dei cilindri del diametro che più vi aggrada. Il diametro, come i più arguti avranno già intuito, sarà quello dei biscottini: la ricetta ufficiale li fa molto più larghi, io li faccio di 4 cm circa (non è che sto lì col calibro).
Visto che poi i cilindri andranno avvolti nella pellicola di plastica, per farli più lisci e regolari potete anche aiutarvi con la pellicola stessa.

Un cilindro liscio e regolare. Nella foto sembra scuro ma non lo è :) 

4) Sorpresa sorpresa, avvolgete i cilindri ottenuti nella pellicola di plastica.  Metteteli a riposare nel frigo per un'oretta almeno, finche si sono induriti bene (io li lascio 2 ore e sto tranquillo)


Cilindri induriti bene (e del colore giusto)

5) togliete la pellicola e affettate con un coltello ben affilato i cilindri in dischetti non troppo spessi

Dischetti affettati non troppo spessi

6) Disponeteli in una teglia, su carta da forno

Vè mò che carini... 
7) infornate con forno caldo a 175 gradi per 15 minuti circa.

Eccoli qua a cottura ultimata

8) Fateli raffreddare, metteteli in una scatola consona e carina e attendete che svanicano.

Foto colta al volo. Un attimo dopo non c'erano più.
Buon appetito.


martedì 6 marzo 2018

Risultati definitivi sul totale dei votanti!


Finalmente abbiamo i risultati!
L'esito della votazione (mi riferisco alla più importante chiamata alle urne dell'anno, vedi qui), come del resto anticipato dalle prime proiezioni, è sorprendente. E per quanto la tendenza di massa fosse prevista da vari analisti, l'entità numerica di vittorie e sconfitte è stata in gran parte una sorpresa. Ma come prima cosa lasciamo parlare i dati.




La cosa che salta subito agli occhi è la vittoria delle "Mapel Pecan" con un impressionante 18.8% ! Sapevamo della voglia di rinnovamento così diffusa nell'elettorato, e che le dolci promesse delle Mapel Pecan avessero forte presa sulla pancia della popolazione, potevamo addirittura prevedere il primo posto, ma non con un distacco simile da tutti gli inseguitori.
La frammentazione dei risultati è del resto evidente: Vanilijmunk, Wienerbröd, Croissant al cioccolato e Cuori di vaniglia seguono a pari merito al 12.5%. Con queste premesse sarà molto difficile formare una coalizione che raggiunga la maggioranza, o comunque una minoranza ma sufficiente per governare i gusti degli italiani in Svezia.

I vincitori


Come è noto, i Mapel Pecan non sono iscrivibili a nessun gruppo, né hanno mai preteso di esserlo. L'alleanza naturale tra Cuori di vaniglia e Vanilijmunk, che condividono un nucleo comune pur differendo nella superficie, raggiunge appena il 25%, e la cosa più grave è che andando anche a cercare una difficile integrazione con i Wienerbröd, che di crema alla vaniglia hanno solo uno strato sottile, si arriva al 37.5%, che ancora non basta.
Ogni speranza di accordo di gusti con gli altri candidati numericamente rilevanti è utopica, essendo questi tutti a base cioccolato (croissant al cioccolato e Cookie al cioccolato + altri).

Il fronte cioccolato del resto non è in grado di fare valere la sua rappresentatività, nonostante il successo (anche questo leggibile in chiave estremista) dei Cookie al cioccolato, che sui pezzettoni di dolce cacao hanno impostato gran parte della loro campagna, e si preparano ora ad una rumorosa opposizione.

Raggiungono percentuali minime le ciambelle, in parte pagando la scissione in ciambelle al cioccolato e ciambelle normali. Sì, probabilmente l'elettorato classico del gruppo ne è stato confuso, ma non è da escludere che questi storici rappresentanti del settore abbiano fatto il loro tempo (si veda l'azzeramento ai minimi termini dei blasonati croissant semplici).

Ma il dato più eclatante, e non previsto, è il crollo della Kanellbulle, che scendono addirittura al di sotto del 9%.!!! La brioche simbolo della nazione, quella che ha governato per anni, si trova ora nelle retrovie. Certo, sapevamo che non avrebbe potuto mirare ad un risultato altissimo, viste le già citate voglie di cieco rinnovamento a tutti i costi, ma l'entità di questa sconfitta è memorabile, e addiríttura trascina con sé le Toscanasäcka, considerate come il dolce più innovativo del settore "bulle".

I principali sconfitti


Insomma, lo scenario che si prospetta è quello dell'anarchia gastronomica, e ora addirittura c'é  preoccupazione per l'influsso che questo risultato potrebbe avere sul settore sandwich, e secondo alcuni, addirittura sul settore korv (hot dog, n.d.r).
Le dinamiche però sono ancora fluide, qualche speranza rimane ancora e si dovrà attendere per saperne di più
Ai posteri la dolce sentenza.

D

mercoledì 7 febbraio 2018

La gara delle gare. Sondaggio a valore universale.


Ci siamo.

La gara sta per cominciare. O meglio La Gara, con le maiuscole bene in evidenza. Il contest dei contest, quello che sta già appassionando grandi e piccini.
No, non sto parlando del festival di Sanremo, non scherziamo... Parlo di roba seria! No, nemmeno il Melodiefestival c'entra, no. Più seria ancora, vi dico (sì, è possibile...). Le olimpiadi? Suvvia. Molto, molto di più!

A vari anni dalla presa di coscienza del problema, è ora giunto il momento di mettersi in gioco in prima persona e fare la propria parte perché il dubbio eterno, che angoscia chiunque, sia che in Svezia ci viva o vi si trovi invece solo di passaggio, venga finalmente risolto, una volta per tutte. Bisogna decretare un vincitore. Il paese lo chiede.


Qual è la migliore brioche del Pressbyrån?


Per "brioche" intendo il dolcetto in vendita accanto al caffè nello scaffale apposito, che sia biscotto o meno, duro o morbido (per Pressbyrån si intende invece pressbyrån. Cioè la catena di edicole/tabaccai/negozietti sparse per tutta la Svezia accanto a fermate di metro e bus).
Chiamatela brioche, ma  anche "pasta", "bulle", "cookie", quello che vi pare. L'importante è che si stabilisca chi vince.

Fortunatamente (meno male!) siamo nel periodo della democrazia digitale, e quindi legittimati a stabilire verità assolute a colpi di (pochi) clic. Perché non approfittarne con un bel sondaggione? Serve un volontario che scatti qualche foto delle brioche (l'immagine, si sa, parla più di cento parole, specie quando le parole non le legge più nessuno) e  nel tempo libero le organizzi in una pagina web (e ce l'abbiamo, codesto volontario sono io!!!). Serve una connessione internet (abbiamo pure quella, a scrocco nel bar che mi funge da ufficio). Et voilà. Che la lotta sia intensa, cruenta e senza tregua.


martedì 26 maggio 2015

Breaking news - Sono arrivati!



La notizia è di quelle clamorose. Da fare sobbalzare sulla sedia.
In tanti anni di vita in Svezia, come tutti gli altri immigrati italiani, mi ero abituato a poter reperire quasi tutto quello che si trova in madrepatria, dover sforzarmi  un po' di più per altre cose (accettando spesso prezzi un po' gonfiati), e, a dire il vero per un ristretto numero di prodotti, a volte dover arrendermi e rinunciare.

Va detto che la disponibilità di prodotti italiani, o comunque che siamo abituati ad avere in Italia, è aumentata enormemente negli ultimi anni.
Al nostro arrivo in Svezia era difficile trovare persino del semplice riso Carnaroli, la pasta era soltanto Barilla, l'unico prodotto di salumeria reperibile era il prosciutto, già affettato, e a prezzi astronomici.

Eh, ora è semplice per voi, avete tutto. Una volta si' che era dura.. Ricordo che a quei tempi per prendere l'acqua si dovevano fare due chilometri a piedi per arrivare alla fonte, con solo un vecchio mulo stanco ad aiutarci. E faceva un freddo, ma un freddo, che i fiordi del Mälaren ghiacciavano e i lupi affamati ci attendevano dietro la svolta del podere, ululando di frustrazione alla vista dei nostri archibugi. Ricordo che...

Va bene, forse sto un po' esagerando... mi sono lasciato prendere la mano, la parte della fonte, dei muli (non parliamo dei poveri lupi), non è del tutto vera. Anzi non lo è per niente.
Tranne i fiordi del Mälaren. Quelli ghiacciano ancora, anche se forse un po' meno frequentemente.
Ora, come detto, si trova quasi tutto. Sono arrivati persino il radicchio e la salsiccia (ma quest'ultima solo d'estate, a seguito dell'ossessione locale per il barbecue).

Solo in alcuni casi sembra proprio che non ci sia speranza, e per avere i tanto agognati prodotti si sia costretti a lasciare un occhio e un rene sul banco del negozio di gastronomia italiana in centro.

Ma oggi su Facebook un italiano che vive a Göteborg ha dato la notizia che tutti attendevamo, senza sperarci fino in fondo. E io ve la riporterò nella stessa maniera: inviando la seguente foto.


In un supermercato della catena ica hanno fatto la loro comparsa I BISCOTTI DEL MULINO BIANCO.
Chi non vive in Svezia non può avere idea di quale svolta epocale siamo testimoni.
L'avvistamento è stato immediatamente confermato da un abitante di Malmö. Siamo in ansiosa e trepidante attesa di verifiche per Stoccolma e dintorni. Ma le notizie sembrano promettenti. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della cosa e sulle ripercussioni che l'avvenimento avrà sulla comunità italiana locale. Già gli animi appaiono sovraeccitati, e la tensione è palpabile.

Ultima notizia: avvistamento anche nel quartiere di Bromma, al supermercato City Gross. E' un trionfo, un'invasione. Speriamo non si tratti solo di una promozione limitata nel tempo.
I pacchetti sembrano quelli piccoli, forse stanno sondando il mercato.

Dovremo darci tutti da fare, sacrificarci, e acquistarne il più possibile per rendere il fenomeno permanente...

E chi più ne ha più ne inzuppi!


PS: L'eccitazione era tale che sul momento non avevo fatto caso allo scaffale che compare sulla destra della foto, e che testimonia che sono disponibili anche i Ringo! Ma che succede???



ATTENZIONE!!!!
Guardate qui!

giovedì 3 gennaio 2013

Il bravissimo fornaio: lussekatter

Arieccomi.

"Bravissimo fornaio... E che, ti sei montato la testa?". Sì. No, a dire il vero. Sul serio, ero ironico... :)
Il punto è che frugando nelle centinaia di post scritti in questi anni, non riesco a trovare niente sulle lussekatter... Ma possibile? Solo qualche piccolo accenno, nulla di più. Bisogna correre ai ripari, subito!

Per i pochi che ancora non lo sanno, le lussekatter sono il tipico dolcetto di Santa Lucia in Svezia e Norvegia. Mi pare dunque più che logico tirarle fuori il 3 gennaio. Volevo aspettare primavera, per essere completamente fuori tema, ma non ho resistito.

Sapete già tutto della festa di Santa Lucia nei paesi nordici, no? Masssìììì, daaaiii....!!!
La santa siracusana, patrona della stessa Siracusa, martirizzata sotto Diocleziano, la cui festa si celebra il 13 dicembre, che in varie zone d'Italia è deputata (o meglio era, prima dell'arrivo della coca cola e del conseguente Babbo Natale) a portare regali ai bimbi, soprattutto nel Nord Italia... Avete presente, vero?

Ecco, gli svedesi hanno strapazzato il tutto, fatto un  mescolone allucinante di religiosità, tradizione e paganesimo e creato una versione loro, che ha ben poco a che vedere con quello che si conosce in Italia. Ci sarebbe da raccontare a lungo, ma si finirebbe fuori tema ancor più del solito.
Per riassumere il tutto basta prendere:

1) una santa a cui hanno cavato gli occhi,
2) il giorno più buio dell'anno,
3) una serissima processione pagana, più un trenino a dire il vero, con Lucia capotreno che cammina a mani giunte e con in testa una corona di candele accese e a seguire un drappello di personaggi improbabili: gnomi, tizi con cappelli a punta, a volte omini di panpepato, uno o più re magi e a volte Santo Stefano. Tutti con in mano una candela accesa. Il drappello canta, Lucia sta rigorosamente in silenzio. Detta così sembra una cosa goliardica, in realtà è tutto serissimo. Non chiedetemi perché, né chiedetelo agli svedesi, non lo sanno nemmeno loro.
4) la canzone "Santa Lucia" ("sul mare luccicaaa... l'astro d'argentooo...") che invece di raccontare di un barcaiolo napoletano che dal mare guarda il rione di Santa Lucia nella "traduzione" svedese celebra quanto sia bella la Santa che porta la luce.
5) glögg, vin brulé locale.
6) delle buone pastarelle dolci con zafferano e uvetta, chiamate lussekatter.

Ora, tralasciando i dettagli, appare ben chiaro come sia pesante il buio invernale in Svezia, e come sia preziosa invece la luce e necessario festeggiarla in tutti i modi possibili.

Il bravissimo fornaio, però, si disinteressa di tutto ciò e si concentra sul punto 6. Le paste.
Le Lussekatter (katt= gatto) o Lussebullar (bulle = pasta) hanno in realtà un'origine piuttosto inquietante: in passato erano chiamate "i gatti del diavolo". Arrivano dalla Germania, dove se ne ha traccia sin dal 1600. Secondo alcune versioni della storia, persino la componente "Lussi" del nome sarebbe un richiamo a Lucifero più che allo zafferano.
La tradizione racconta che mentre il diavolo sottoforma di gatto picchiava i bambini cattivi, Gesù bambino offriva ai bimbi buoni questi dolci.
A un certo punto pare che qualcuno abbia associato l'etimologia di "Lucifero" e "Lucia" (c'e' di mezzo sempre la luce) e le lussekatter sono diventate parte del carrozzone di cui si è parlato poc'anzi.

Possono essere di varie forme, ma la più tipica è quella a "S" rovesciata, e hanno due chicchi di uvetta in corrispondenza dei riccioli della lettera (gli occhi della santa, secondo alcuni).

In Svezia quasi ogni famiglia ha la sua ricetta, diversa soprattutto nelle modalità di preparazione. Eccone una dal sito recepten.se e una da uno dei più diffusi produttori di farine e affini, Kungsörnen (entrambe in svedese).

Passato il 13 dicembre, non si parla più di lussekatter per un anno intero. Ma qui subentro io, e nella mia personale tradizione dei cavoli a merenda e del panettone a Pasqua, ieri mi ci sono cimentato... Ecco un po' di foto. Gli ho dato la forma di una "S" normale, non rovesciata, e avrebbero dovuto essere molto più arricciate. Per questo motivo, anche se erano molto buone, non sono il bravissimo fornaio citato nel titolo che, a questo punto, non esiste.


Stesura dell'impasto lievitato. Notare il giallo zafferano... :)

Composizione delle lussekatter, dalla forma come detto sbagliata

Seconda lievitazione, nella teglia

Cottura, velocissima.
Risultato finale. Buone.


mercoledì 2 gennaio 2013

Il bravo fornaio

E rieccoci.

Gli appuntamenti col blog diventano sempre più rari e distanti l'uno dall'altro, ma siamo determinati a non lasciar perdere...
Passato l'innamoramento cieco per il paese che ci ospita, passati meraviglia e stupore per ogni cosa nuova che ci trovavamo a sperimentare nei primi mesi e anni di residenza sveva, ora quello che ci diverte di più raccontare è la vita di tutti i giorni. Come se a qualcuno fregasse qualcosa, direte voi. Concordo, rispondo io.

Questo fa sì che salti a piè pari il racconto di eventi curiosi, divertenti, interessanti accaduti in città, che salti pure le mirabolanti avventure del gruppo teatrale di cui facciamo parte, o le scriteriate attività cOlturali dell'Associazione Caravaggio, e finisca dritto dritto a parlare del bravo fornaio.

Il bravo fornaio si sveglia presto di mattina, prepara il suo impasto e lo lascia lievitare. Lo prende, se è il caso lo ri-impasta, gli dà una forma consona agli standard di panificazione locali o internazionali a scelta, e lo mette in forno. A tempo debito il bravo fornaio sforna con piglio deciso, un po' distratto dall'abitudinarietà dei propri gesti. Mette nel paniere e vende, o regala se è un bravo fornaio dotato di generosità.

Per tutta questa serie di motivi io non sono il bravo fornaio.
E se mi sveglio con in testa lo sghiribizzo di far dei grissini-misti-fantasia, apro il frigo, prendo la pasta avanzata dalla torta salata preparata da Giusi il giorno prima come da ricetta dell'amica gardesan-stoccolmese Anna (ps: in caso interessi, ecco il suo blog di cucina vegana, molto carino), apro lo stipo dove risiedono tranquilli semi, semini, bacche e frutta secca, e grissinizzo il tutto seguendo forme e ingredienti dettati dalla bizzarria del momento.

Il risultato è risultato direi gradito a Giusi e ha ben stimolato l'olfatto di Magellano nonché l'orgoglio del sottoscritto.
Il quale, proprio vantandosene in codesta occasione, dimostra altresì di non aver proprio la levatura morale e lo spessore etico del bravo fornaio...

Ecco qualche foto (alcune dalla gamma cromatica improbabile, causa diffuse luci soffuse in cucina).

A presto,

D











lunedì 6 agosto 2012

Cibo e "qui pro quo" linguistici


Già tempo fa ho narrato delle divertenti avventure che è possibile vivere passeggiando tra gli scaffali dei supermercati svedesi. Come dimenticare la storia degli omogeneizzati, o quella dei ravioli in scatola in periodo di autogestione.
Più recentemente, fattomi col tempo ruvido e impermeabile alle pseudostranezze gastronomiche locali, mi sono accontentato di segnalare piccole curiosità e qui pro quo linguistici che possono portare a un sorriso mentre si naviga tra le corsie alla ricerca del sale (che, fateci caso, in qualsiasi nazione viviate, non si trova MAI subito. C'e' un suo perché, ma non andiamo fuori tema...). L'anticipazione è stata data con il salmone "SALMA". Ora proseguo con un altro "alimento", la cui scoperta è stata di recente notevole fonte di ilarità mia e di Giusi.
Vi piacciono i piatti italiani? Ah, ma allora dovete cucinare usando un mix di spezie italiane! Ma italiane vere, mica roba da stranieri. E allora che c'è di meglio di questo?


Letto bene il nome? NO? Ingrandisco.


Mix di spezie "Il Pappone". Vogliamo commentare? No. :))))


E non è finita qui... Che dire dello yoghurt "Bifido"?... Sì, lo so, il nome è ispirato dal bacillo ivi contenuto, ma visto il suo significato italiano a me fa un po' sorridere lo stesso...



Vi lascio infine con una chicca che è rimasta nel mio cellulare per due anni e che trovo solo ora il "coraggio" di pubblicare. Si tratta di terriccio per piante che viene venduto in pallette. Eccolo.



Direi che è il caso di chiudere qui...

A presto,

D




giovedì 2 agosto 2012

Ricetta: i QPQR (Quasi Passatelli Quasi Romagnoli)

E  proseguiamo con gli esperimenti culinari, questa volta attingendo a piene mani dalle ricette della tradizione italiana.
Come già presentato nel titolo, li abbiamo chiamati QPQR (Quasi Passatelli Quasi Romagnoli). Non ci azzardiamo a definirli Passatelli Romagnoli, ne deve passare di acqua sotto i ponti prima... Diciamo che siamo arrivati alla versione beta, al prototipo, insomma.
Anche se devo ammettere che il risultato finale non si è rivelato poi male, lo sforzo impiegato per giungere a tale traguardo si è rivelato sproporzionato rispetto alla presunta facilità della ricetta.
Come dice mia mamma, "Bisogna farci la mano".  Ma sono queste poche parole che fanno tutta la differenza.

Forse, però, parto da un assunto errato. Lo sapete tutti cosa sono i passatelli? No? Beh, si tratta di un tipo di pasta per cui non si usa farina, ma che è realizzata a partire da pangrattato e formaggio, con una caratteristica forma a "vermicello". È pasta fatta a mano, fresca, che tradizionalmente viene cotta e servita in brodo.
Oltre che negli ingredienti di base, la particolarità sta nella maniera in cui questi "vermetti" vengono realizzati. Come succede per altri tipi di pasta, si ottengono tramite "spremitura" dell'impasto attraverso una superficie forata. Oggigiorno è frequente produrli tramite robot da cucina o addirittura schiacciando l'impasto con un semplice passapatate, ma la tradizione romagnola si distingue dalle altre versioni dello stesso prodotto per l'utilizzo del "ferro", un apposito e strano strumento che ogni romagnolo che si rispetti (almeno fino alla mia generazione, poi non so) ha sempre visto usare in casa.
Come viene descritto da giallozafferano, si tratta di "un disco di metallo leggermente bombato del diametro di circa 15-20 cm, dotato di fori di circa 4-5 mm di diametro, che possiede un manubrio con due impugnature laterali".


Eccolo qua:




Questo strumento di tortura è la disperazione di tanti, principalmente perché a) non sanno come usarlo, b) gli è stato spiegato o hanno visto come si usa, ma non riescono a farlo loro stessi.

Della categoria a) fanno parte tanti e anche illustri personaggi. Indimenticabili le performance involontariamente esilaranti di Antonella Clerici e della (si suppone) più esperta Anna Moroni a "La prova del cuoco", dove il ferro per i passatelli è stato protagonista per un anno intero, durante il quale "le cuoche" non sono mai riuscite a usarlo. Alla fine è stato necessario lanciare un appello al pubblico da casa. Nella categoria b) sono a tratti finito anch'io due sere fa, quando a momenti di strepitoso successo alternavo attimi di sconforto. Devo dire che operavo su una superficie instabile, avevo un tagliere molto liscio dove la pasta non faceva presa ed era la mia prima volta assoluta, basata sui pur recenti ricordi e le vaghe impressioni che l'angolo del mio occhio aveva subliminalmente catturato mentre, parlando d'altro, mia madre li preparava. Inoltre, bisogna farci la mano.

Negli ultimi anni è sempre più frequente vederli proposti non in brodo, ma in versioni "asciutte": da quelle più invernali con ad esempio formaggio di fossa o funghi, a quelle estive con verdure, pomodorini, o gamberetti e zucchine. Possono essere anche serviti freddi, a mo' di insalata di pasta.


Noi ci abbiamo provato, come avete già capito, partendo subito a testa bassa, usando il ferro ("così, duri sulla fascia! cattivi!"), come quasi più nessuno fa. Giusi ha preparato un impasto perfetto, eccezionale per consistenza e sapore. Ha però mollato il colpo alla realizzazione finale, cedendo la resa incondizionata delle armi (beh, "dell'arma"). Sono rimasto a combattere io, impuntandomi testardamente fino a quando non sono riuscito a ottenere qualcosa.
Anche perché altrimenti rimanevamo senza cena.
Non serve a nulla schiacciare l'impasto dall'alto. Bisogna fare scorrere il ferro sul tagliere, schiacciando sì, ma mentre si trascina l'impasto. La forma bombata del ferro fa sì che si possa variare l'angolazione dello stesso mentre si trascina, ottenendo passatelli più lunghi...
Insomma un casino.
E bisogna farci la mano.

Ecco il nostro risultato. Ci sono un po' troppi passatelli venuti così così e parecchi sono un po' corti, ma come prima volta forse forse forse può andare.




 Abbiamo deciso di farli asciutti, con un sugo di pomodorini e rucola e mozzarella aggiunte a fine cottura.






RICETTA per due persone:

-3/4 uova
-pangrattato e parmigiano grattugiato (più o meno metà e metà), quanto ce ne va
-un po' di scorza di limone grattugiato

Fine.  
Non scherzo, è vero.
La quantità di pane e formaggio non può essere misurata esattamente. Ce ne va cioè quanto "ne prendono" le uova. In altre parole una quantità tale da ottenere un impasto simile per consistenza a quello delle tagliatelle. Partite con un pugno di uno e uno dell'altro, a fontana, metteteci dentro le uova, impastate e poi aggiungete formaggio e grana fino al raggiungimento della consistenza indicata.

Preparate del brodo e versatevi i passatelli, si cuociono velocemente e salgono a galla. Se li volete fare nella versione "pastasciutta", tirateli su con un colino e conditeli col sugo desiderato.

E davvero, scherzi a parte, ci sono venuti proprio buoni, sia come sapore che come consistenza. Lì per lì avevamo pensato però di fare passare un po' di tempo prima di rifarli. Troppa fatica. 
Ma ora ci stiamo già ripensando.... La prossima volta verrano ancora meglio... Ohi, bisogna farci la mano. E ce la faremo.




EDIT: la resa sta migliorando, così come l'uso del 'ferro'. Se la pasta non fa presa sul tagliere, basta aggiungere un pochino d'acqua per aumentarne la viscosità e il gioco è fatto.
Vi lascio con questa foto:


Direi che ci stiamo facendo la mano, no? ;)

mercoledì 18 luglio 2012

Siamo in cucina...

Forse dovremmo cambiare nome al blog, visto che i rari post che publichiamo hanno spesso a che fare con tematiche di tipo gastronomico... Ma lasciamo trattare l'argomento ad altri che lo fanno benissimo, come l'amico Alessandro del favoloso "La renna in cucina". Noi ci limitiamo a lanciare in rete i risultati di qualche esperimento...
Ecco qui i "PANINI DI DITTE". Ditte è il nome di una cara amica/parente che dopo averci deliziato il palato ci ha passato la ricetta (che non sappiamo bene dove abbia preso). Vive ad Århus, in Danimarca, con il compagno Marco (fratello di Giusi) e la piccola Frida.
Giusi è invece la realizzatrice del prototipo stoccolmese che vedete qui, nella foto appena scattata ai panini appena sfornati...


I panini di Ditte

Dentro c'è farina di farro, farina di avena, carote e zucchine a julienne e altro. La preparazione è abbastanza lunga, l'impasto deve lievitare tutta la notte. Se interessa la ricetta precisa non avete che da chiedere. 


Bene, saluto tutti. Come avrete intuito, ora ho un po' daffare...  GNAM!

Buon appetito!

EDIT:

a grande richiesta, ecco la ricetta...


Panini di Ditte (con farina di farro e fiocchi di avena)

  • 1 litro di acqua
  • 50 gr. lievito (se la farina non lo contiene già)
  • 1 uovo intero
  • 1 dl. yoghurt (altrimenti più o meno la stessa quantità di olio evo)
  • Circa 2 cucchiaini di sale e 1 di zucchero (SE NON CONTENUTO NELLA FARINA )
  • Si possono aggiungere carote, zucchine, mele o altro (tagliati tipo alla julienne, danno morbidezza al pane)
  • 250 gr. fiocchi di avena (se hai altri semi, puoi fare un mix fra i fiocchi e i semi)
  • 250 gr. farina di farro spezzato grosso (se la trovi; altrimenti cerca qualche tipo di farina un po’ grossa)
  • 1 kg. farina di farro “fine”


Mescoli il tutto e lasci riposare in frigo o in ambiente freddo per tutta la notte (prima copri con la pellicola).
Il composto risulterà molto umido e appiccicoso. Va bene così.
Il giorno dopo, puoi usare due cucchiai per aiutarti a formare i panini.
Metti in forno per circa 15 minuti a 200 gradi.
Prima di mettere nel forno, puoi aggiungere semi a piacimento sul panino.


Come detto sopra, la nostra versione aveva la farina di avena al posto di quella di farro grossa, che non abbiamo trovato. Sui panini alla fine abbiamo messo semi di girasole. A noi sono venuti 24 bei paninotti. Alcuni li mangeremo freschi, gli altri li congeleremo.

Fateci sapere!




sabato 28 aprile 2012

Passeggiando tra gli scaffali...

...ho notato un nuovo alimento. Assomiglia al salmone, ma forse è qualcosa di diverso, almeno stando al nome. Che ne dite?



Ah, che buone le fettine di salma!!!
In realtà capitano spesso di questi qui pro quo linguistici, ma quando succede con i nomi di prodotti, non so perché ma la cosa mi fa molto ridere... :)

giovedì 26 aprile 2012

Ah, pasta e fagioli...



Eccoci qui, appena ritornati da una breve vacanza in Italia.

In mezzo alla miriade di cose buonissime di cui ci siamo rimpinzati sia a casa dai miei che al ristorante, mi piace ricordare uno dei miei tormentoni storici, da anni ricorrente nei miei discorsi con Giusi.

È d'uopo far presente come Giusi si sia spesso trovata di passaggio a Roma in questi anni, complice anche la frequente presenza nella città eterna della sua famiglia. Qualche tempo fa, Giusi mi ha raccontato di aver cenato in uno dei tanti ottimi ristoranti tradizionali che lì si trovano (a saper conoscerli). Ma quello che più mi intrigava era il nome: IL FACIOLARO.

Anche io sono capitato in città alcune volte, ma per vari motivi non vi avevo mai pranzato. Ebbene su suggerimento di Giusi, la signora Giovanna e Aventino ci hanno portato a cena lì. :)

In realtà, sono venuto a sapere che il vero FACIOLARO era il padre dell'attuale proprietario, e che alla sua scomparsa i figli si sono divisi gli affari e aperto due locali simili, uno di fronte all'altro, "dal Barroccio er faciolaro" e "er Faciolaro". Ma dopo un po' l'attività di quest'ultimo si è notevolmente abbassata di livello, sino a quando il locale è stato venduto e la tradizione si è un po' persa.
Quindi quello che io chiamo "Il faciolaro" è in realtà "Il Barroccio". Bisogna essere precisi, perchè coi facioli non si scherza.
E anche perchè casomai qualcuno ci passasse e volesse seguire i miei consigli si troverebbe ad andare in un posto invece che nell'altro.

La cena è stata ottima, con una buonissima "pasta e facioli" (neanche a dirlo). Giusi ha preso la zuppa di farro e fagioli, ops, scusate, "facioli", ma molti altri sono i piatti gustosi della cucina romana e toscana che si possono gustare, dai classici primi piatti, alla carne e al pesce freschissimo. Mi sono già fatto una lista (celo/manca) e ci tornerò di sicuro. Il locale è a due passi dal Pantheon, i prezzi mi sembrano più che onesti e i gestori simpatici e cordiali.

Ecco adesso, facioli o non facioli, mi è venuta fame...

Zuppa di fagioli, in questo caso cannellini.



sabato 3 marzo 2012

Autogestione di qualità


Lontani i tempi dei primi tentativi di autogestione, ho deciso di lasciarmi alle spalle sperimentazioni di ogni tipo e di rifugiarmi sul classico.

Ma classico classico.



Voilà.

Bravo, eh? Sono un po' pallidine (colpa dell'uovo), ma il sapore alla fine non era male. Le ho fatte semplici semplici, con pomodorini a pezzi saltati in padella (con un soffrittino) e abbondante grana.

La cosa più incredibile è che sono andato anche molto veloce... Nemmeno il tempo di pensare: "Ma oggi, a Stoccolma, in quanti (ristoranti inclusi) stanno facendo tagliatelle con pasta fatta in casa, tirata e tagliata a mano?", ed erano pronte.

Lo so, l'orgoglio è un peccato capitale... e anche la gola... Vorrà dire che domani mi accontenterò di una delle solite sbobbe senza sbandierarlo tanto in giro.

Baci

D

lunedì 28 febbraio 2011

Che buone le schiacciatine...

Qualche giorno fa abbiamo tentato di dimenticare quanto lungo si stia dimostrando questo inverno facendo le schiacciatine mantovane (versione vegetariana, con olio invece che strutto. Probabilmente un po' meno friabili, ma ottime comunque).

Ecco una galleria fotografica delle varie fasi della preparazione. La luce è quella al neon del piano cucina, per cui non è un gran che, e il profumo non lo posso riportare sul blog... Quindi bisogna lavorare un po' di fantasia...








Che buone....

:)