giovedì 3 gennaio 2013

Il bravissimo fornaio: lussekatter

Arieccomi.

"Bravissimo fornaio... E che, ti sei montato la testa?". Sì. No, a dire il vero. Sul serio, ero ironico... :)
Il punto è che frugando nelle centinaia di post scritti in questi anni, non riesco a trovare niente sulle lussekatter... Ma possibile? Solo qualche piccolo accenno, nulla di più. Bisogna correre ai ripari, subito!

Per i pochi che ancora non lo sanno, le lussekatter sono il tipico dolcetto di Santa Lucia in Svezia e Norvegia. Mi pare dunque più che logico tirarle fuori il 3 gennaio. Volevo aspettare primavera, per essere completamente fuori tema, ma non ho resistito.

Sapete già tutto della festa di Santa Lucia nei paesi nordici, no? Masssìììì, daaaiii....!!!
La santa siracusana, patrona della stessa Siracusa, martirizzata sotto Diocleziano, la cui festa si celebra il 13 dicembre, che in varie zone d'Italia è deputata (o meglio era, prima dell'arrivo della coca cola e del conseguente Babbo Natale) a portare regali ai bimbi, soprattutto nel Nord Italia... Avete presente, vero?

Ecco, gli svedesi hanno strapazzato il tutto, fatto un  mescolone allucinante di religiosità, tradizione e paganesimo e creato una versione loro, che ha ben poco a che vedere con quello che si conosce in Italia. Ci sarebbe da raccontare a lungo, ma si finirebbe fuori tema ancor più del solito.
Per riassumere il tutto basta prendere:

1) una santa a cui hanno cavato gli occhi,
2) il giorno più buio dell'anno,
3) una serissima processione pagana, più un trenino a dire il vero, con Lucia capotreno che cammina a mani giunte e con in testa una corona di candele accese e a seguire un drappello di personaggi improbabili: gnomi, tizi con cappelli a punta, a volte omini di panpepato, uno o più re magi e a volte Santo Stefano. Tutti con in mano una candela accesa. Il drappello canta, Lucia sta rigorosamente in silenzio. Detta così sembra una cosa goliardica, in realtà è tutto serissimo. Non chiedetemi perché, né chiedetelo agli svedesi, non lo sanno nemmeno loro.
4) la canzone "Santa Lucia" ("sul mare luccicaaa... l'astro d'argentooo...") che invece di raccontare di un barcaiolo napoletano che dal mare guarda il rione di Santa Lucia nella "traduzione" svedese celebra quanto sia bella la Santa che porta la luce.
5) glögg, vin brulé locale.
6) delle buone pastarelle dolci con zafferano e uvetta, chiamate lussekatter.

Ora, tralasciando i dettagli, appare ben chiaro come sia pesante il buio invernale in Svezia, e come sia preziosa invece la luce e necessario festeggiarla in tutti i modi possibili.

Il bravissimo fornaio, però, si disinteressa di tutto ciò e si concentra sul punto 6. Le paste.
Le Lussekatter (katt= gatto) o Lussebullar (bulle = pasta) hanno in realtà un'origine piuttosto inquietante: in passato erano chiamate "i gatti del diavolo". Arrivano dalla Germania, dove se ne ha traccia sin dal 1600. Secondo alcune versioni della storia, persino la componente "Lussi" del nome sarebbe un richiamo a Lucifero più che allo zafferano.
La tradizione racconta che mentre il diavolo sottoforma di gatto picchiava i bambini cattivi, Gesù bambino offriva ai bimbi buoni questi dolci.
A un certo punto pare che qualcuno abbia associato l'etimologia di "Lucifero" e "Lucia" (c'e' di mezzo sempre la luce) e le lussekatter sono diventate parte del carrozzone di cui si è parlato poc'anzi.

Possono essere di varie forme, ma la più tipica è quella a "S" rovesciata, e hanno due chicchi di uvetta in corrispondenza dei riccioli della lettera (gli occhi della santa, secondo alcuni).

In Svezia quasi ogni famiglia ha la sua ricetta, diversa soprattutto nelle modalità di preparazione. Eccone una dal sito recepten.se e una da uno dei più diffusi produttori di farine e affini, Kungsörnen (entrambe in svedese).

Passato il 13 dicembre, non si parla più di lussekatter per un anno intero. Ma qui subentro io, e nella mia personale tradizione dei cavoli a merenda e del panettone a Pasqua, ieri mi ci sono cimentato... Ecco un po' di foto. Gli ho dato la forma di una "S" normale, non rovesciata, e avrebbero dovuto essere molto più arricciate. Per questo motivo, anche se erano molto buone, non sono il bravissimo fornaio citato nel titolo che, a questo punto, non esiste.


Stesura dell'impasto lievitato. Notare il giallo zafferano... :)

Composizione delle lussekatter, dalla forma come detto sbagliata

Seconda lievitazione, nella teglia

Cottura, velocissima.
Risultato finale. Buone.


mercoledì 2 gennaio 2013

Il bravo fornaio

E rieccoci.

Gli appuntamenti col blog diventano sempre più rari e distanti l'uno dall'altro, ma siamo determinati a non lasciar perdere...
Passato l'innamoramento cieco per il paese che ci ospita, passati meraviglia e stupore per ogni cosa nuova che ci trovavamo a sperimentare nei primi mesi e anni di residenza sveva, ora quello che ci diverte di più raccontare è la vita di tutti i giorni. Come se a qualcuno fregasse qualcosa, direte voi. Concordo, rispondo io.

Questo fa sì che salti a piè pari il racconto di eventi curiosi, divertenti, interessanti accaduti in città, che salti pure le mirabolanti avventure del gruppo teatrale di cui facciamo parte, o le scriteriate attività cOlturali dell'Associazione Caravaggio, e finisca dritto dritto a parlare del bravo fornaio.

Il bravo fornaio si sveglia presto di mattina, prepara il suo impasto e lo lascia lievitare. Lo prende, se è il caso lo ri-impasta, gli dà una forma consona agli standard di panificazione locali o internazionali a scelta, e lo mette in forno. A tempo debito il bravo fornaio sforna con piglio deciso, un po' distratto dall'abitudinarietà dei propri gesti. Mette nel paniere e vende, o regala se è un bravo fornaio dotato di generosità.

Per tutta questa serie di motivi io non sono il bravo fornaio.
E se mi sveglio con in testa lo sghiribizzo di far dei grissini-misti-fantasia, apro il frigo, prendo la pasta avanzata dalla torta salata preparata da Giusi il giorno prima come da ricetta dell'amica gardesan-stoccolmese Anna (ps: in caso interessi, ecco il suo blog di cucina vegana, molto carino), apro lo stipo dove risiedono tranquilli semi, semini, bacche e frutta secca, e grissinizzo il tutto seguendo forme e ingredienti dettati dalla bizzarria del momento.

Il risultato è risultato direi gradito a Giusi e ha ben stimolato l'olfatto di Magellano nonché l'orgoglio del sottoscritto.
Il quale, proprio vantandosene in codesta occasione, dimostra altresì di non aver proprio la levatura morale e lo spessore etico del bravo fornaio...

Ecco qualche foto (alcune dalla gamma cromatica improbabile, causa diffuse luci soffuse in cucina).

A presto,

D











mercoledì 15 agosto 2012

Alive and kicking

Che faccio, la metto o non la metto? Va bene o non va bene farlo?
Ma chissene, credo che sia una foto positiva e ottimista per cui la metto. E' stata scattata ieri, qualche ora dopo l'intervento che ho subito.
Avevo una cosa un po' brutta che è stata tolta :) Ora sto bene e ho incredibilmente già iniziato a muovermi. Un bacio a tutti :)

eccomi qua. :) Il sorriso da scemo è voluto.

venerdì 10 agosto 2012

nytt hem, nya grannar

casa nuova, nuovi vicini

ne abbiamo incontrati di tanti tipi. i più sono a buon diritto indaffarati nelle loro attività quotidiane, incuranti delle nostre. altri sono decisamente nottambuli e schivi, e passano sotto casa facendo attenzione a non far rumore. un tipo, invece, è davvero martellante, ma non lo sentiamo da un po'. che abbia traslocato? c'è quello che si presenta agile e snello e ci sono i posapiano. non mancano i tipi appariscenti, benché introversi, come quella che sfoggia una chioma fulva e vaporosa... c'è anche qualche coppietta che tuba di continuo, ma ormai non ci si fa neanche caso.

mi sono tutti simpatici, senza eccezioni. eppure i tipi spinosi sono, paradossalmente, quelli che mi fanno più tenerezza!




lunedì 6 agosto 2012

Cibo e "qui pro quo" linguistici


Già tempo fa ho narrato delle divertenti avventure che è possibile vivere passeggiando tra gli scaffali dei supermercati svedesi. Come dimenticare la storia degli omogeneizzati, o quella dei ravioli in scatola in periodo di autogestione.
Più recentemente, fattomi col tempo ruvido e impermeabile alle pseudostranezze gastronomiche locali, mi sono accontentato di segnalare piccole curiosità e qui pro quo linguistici che possono portare a un sorriso mentre si naviga tra le corsie alla ricerca del sale (che, fateci caso, in qualsiasi nazione viviate, non si trova MAI subito. C'e' un suo perché, ma non andiamo fuori tema...). L'anticipazione è stata data con il salmone "SALMA". Ora proseguo con un altro "alimento", la cui scoperta è stata di recente notevole fonte di ilarità mia e di Giusi.
Vi piacciono i piatti italiani? Ah, ma allora dovete cucinare usando un mix di spezie italiane! Ma italiane vere, mica roba da stranieri. E allora che c'è di meglio di questo?


Letto bene il nome? NO? Ingrandisco.


Mix di spezie "Il Pappone". Vogliamo commentare? No. :))))


E non è finita qui... Che dire dello yoghurt "Bifido"?... Sì, lo so, il nome è ispirato dal bacillo ivi contenuto, ma visto il suo significato italiano a me fa un po' sorridere lo stesso...



Vi lascio infine con una chicca che è rimasta nel mio cellulare per due anni e che trovo solo ora il "coraggio" di pubblicare. Si tratta di terriccio per piante che viene venduto in pallette. Eccolo.



Direi che è il caso di chiudere qui...

A presto,

D




giovedì 2 agosto 2012

Ricetta: i QPQR (Quasi Passatelli Quasi Romagnoli)

E  proseguiamo con gli esperimenti culinari, questa volta attingendo a piene mani dalle ricette della tradizione italiana.
Come già presentato nel titolo, li abbiamo chiamati QPQR (Quasi Passatelli Quasi Romagnoli). Non ci azzardiamo a definirli Passatelli Romagnoli, ne deve passare di acqua sotto i ponti prima... Diciamo che siamo arrivati alla versione beta, al prototipo, insomma.
Anche se devo ammettere che il risultato finale non si è rivelato poi male, lo sforzo impiegato per giungere a tale traguardo si è rivelato sproporzionato rispetto alla presunta facilità della ricetta.
Come dice mia mamma, "Bisogna farci la mano".  Ma sono queste poche parole che fanno tutta la differenza.

Forse, però, parto da un assunto errato. Lo sapete tutti cosa sono i passatelli? No? Beh, si tratta di un tipo di pasta per cui non si usa farina, ma che è realizzata a partire da pangrattato e formaggio, con una caratteristica forma a "vermicello". È pasta fatta a mano, fresca, che tradizionalmente viene cotta e servita in brodo.
Oltre che negli ingredienti di base, la particolarità sta nella maniera in cui questi "vermetti" vengono realizzati. Come succede per altri tipi di pasta, si ottengono tramite "spremitura" dell'impasto attraverso una superficie forata. Oggigiorno è frequente produrli tramite robot da cucina o addirittura schiacciando l'impasto con un semplice passapatate, ma la tradizione romagnola si distingue dalle altre versioni dello stesso prodotto per l'utilizzo del "ferro", un apposito e strano strumento che ogni romagnolo che si rispetti (almeno fino alla mia generazione, poi non so) ha sempre visto usare in casa.
Come viene descritto da giallozafferano, si tratta di "un disco di metallo leggermente bombato del diametro di circa 15-20 cm, dotato di fori di circa 4-5 mm di diametro, che possiede un manubrio con due impugnature laterali".


Eccolo qua:




Questo strumento di tortura è la disperazione di tanti, principalmente perché a) non sanno come usarlo, b) gli è stato spiegato o hanno visto come si usa, ma non riescono a farlo loro stessi.

Della categoria a) fanno parte tanti e anche illustri personaggi. Indimenticabili le performance involontariamente esilaranti di Antonella Clerici e della (si suppone) più esperta Anna Moroni a "La prova del cuoco", dove il ferro per i passatelli è stato protagonista per un anno intero, durante il quale "le cuoche" non sono mai riuscite a usarlo. Alla fine è stato necessario lanciare un appello al pubblico da casa. Nella categoria b) sono a tratti finito anch'io due sere fa, quando a momenti di strepitoso successo alternavo attimi di sconforto. Devo dire che operavo su una superficie instabile, avevo un tagliere molto liscio dove la pasta non faceva presa ed era la mia prima volta assoluta, basata sui pur recenti ricordi e le vaghe impressioni che l'angolo del mio occhio aveva subliminalmente catturato mentre, parlando d'altro, mia madre li preparava. Inoltre, bisogna farci la mano.

Negli ultimi anni è sempre più frequente vederli proposti non in brodo, ma in versioni "asciutte": da quelle più invernali con ad esempio formaggio di fossa o funghi, a quelle estive con verdure, pomodorini, o gamberetti e zucchine. Possono essere anche serviti freddi, a mo' di insalata di pasta.


Noi ci abbiamo provato, come avete già capito, partendo subito a testa bassa, usando il ferro ("così, duri sulla fascia! cattivi!"), come quasi più nessuno fa. Giusi ha preparato un impasto perfetto, eccezionale per consistenza e sapore. Ha però mollato il colpo alla realizzazione finale, cedendo la resa incondizionata delle armi (beh, "dell'arma"). Sono rimasto a combattere io, impuntandomi testardamente fino a quando non sono riuscito a ottenere qualcosa.
Anche perché altrimenti rimanevamo senza cena.
Non serve a nulla schiacciare l'impasto dall'alto. Bisogna fare scorrere il ferro sul tagliere, schiacciando sì, ma mentre si trascina l'impasto. La forma bombata del ferro fa sì che si possa variare l'angolazione dello stesso mentre si trascina, ottenendo passatelli più lunghi...
Insomma un casino.
E bisogna farci la mano.

Ecco il nostro risultato. Ci sono un po' troppi passatelli venuti così così e parecchi sono un po' corti, ma come prima volta forse forse forse può andare.




 Abbiamo deciso di farli asciutti, con un sugo di pomodorini e rucola e mozzarella aggiunte a fine cottura.






RICETTA per due persone:

-3/4 uova
-pangrattato e parmigiano grattugiato (più o meno metà e metà), quanto ce ne va
-un po' di scorza di limone grattugiato

Fine.  
Non scherzo, è vero.
La quantità di pane e formaggio non può essere misurata esattamente. Ce ne va cioè quanto "ne prendono" le uova. In altre parole una quantità tale da ottenere un impasto simile per consistenza a quello delle tagliatelle. Partite con un pugno di uno e uno dell'altro, a fontana, metteteci dentro le uova, impastate e poi aggiungete formaggio e grana fino al raggiungimento della consistenza indicata.

Preparate del brodo e versatevi i passatelli, si cuociono velocemente e salgono a galla. Se li volete fare nella versione "pastasciutta", tirateli su con un colino e conditeli col sugo desiderato.

E davvero, scherzi a parte, ci sono venuti proprio buoni, sia come sapore che come consistenza. Lì per lì avevamo pensato però di fare passare un po' di tempo prima di rifarli. Troppa fatica. 
Ma ora ci stiamo già ripensando.... La prossima volta verrano ancora meglio... Ohi, bisogna farci la mano. E ce la faremo.




EDIT: la resa sta migliorando, così come l'uso del 'ferro'. Se la pasta non fa presa sul tagliere, basta aggiungere un pochino d'acqua per aumentarne la viscosità e il gioco è fatto.
Vi lascio con questa foto:


Direi che ci stiamo facendo la mano, no? ;)

martedì 31 luglio 2012

Ah, le olimpiadi!

C'eravate anche voi? Davanti alla TV a seguire la cerimonia inaugurale, intendo...
Quale eccitazione! Quale magnifico entusiasmo a pervadere l'aria! Quale spettacolo! Elettrizzati e frementi, incapaci di distogliere lo sguardo dallo schermo, per tutte le milleduecento ore della sua durata. Né uomini, né animali potevano resistere a tale contagioso fascino.
Tutto questo è a mio parere perfettamente testimoniato dalle due seguenti foto, scattate in Mockasinvägen 10, primo piano.


.........






mercoledì 25 luglio 2012

Magellano colpisce ancora

No, non mi sono fissato con le peripezie del nostro cane, né voglio monopolizzare il blog con le sue avventure.
Spero di non dare l'impressione di una quotidianità "cinocentrica": come disse un saggio, "Chi mi conosce, lo sa!" (credo fosse Alberto Tomba).

Qualche giorno fa, di passaggio all'IKEA, gli abbiamo comprato un pallone morbidone di peluche, sicuri che sarebbe stato di suo gusto. Ma non immaginavamo quanto... Appena arrivati a casa glielo abbiamo dato ed è letteralmente impazzito di gioia. Se lo è preso tra le zampe e ha cominciato a morderlo e rilasciarlo... Morso e rilascio, morso e rilascio, velocemente. E voracemente! Se lo cacciava praticamente in gola... Ma la cosa che ci ha divertito di più, e il motivo di questo post, è successa alla fine. Giusi e io ci siamo seduti a tavola a prenderci un caffé, e lui se ne è andato via. Dopo un po' lo abbiamo trovato in sala che ronfava e ci siamo fatti una grassa risata. Perché? Beh, per scoprirlo bisogna scorrere tutte le foto fino all'ultima.

"Gnam..."

"...gnam.."


"Aaaaa..."


"...mmmm!"


"Basta, io vado..."


"....zzzzzz....."

E così è rimasto per quasi un'ora....

Buonanotte, e sogni d'oro..!

venerdì 20 luglio 2012

Il cane nascondi-crocchette


Tema.
Titolo: Il cane nascondi-crocchette.

Svolgimento.

Il cane si chiama Magellano. Magellano oltre ad avere un nome buffo, fa anche tante cose strane.

Ad esempio, nei primi giorni dal suo arrivo in Svezia, insicuro se la sua ciotola che magicamente vedeva piena davanti a sè sarebbe stata nuovamente riempita il giorno dopo, evitava accuratamente di saziarsi preferendo prendere qualche crocchetta e nasconderla nei posti più impensati, per i tempi duri, non si sa mai. Sotto i tappeti, dietro gli armadi, sotto il divano, dietro i cuscini, dentro il camino. Era una continua sorpresa quando pulendo casa venivano allo scoperto i nascondigli che la sua fantasia aveva escogitato.
Poi gli è passata.
A forza di panze piene, Magellano ha capito che sulle razioni di cibo giornaliere poteva stare ragionevolmente sicuro. Ovviamente ciò non gli ha mai impedito di venire a elemosinare con occhioni languidi almeno un pezzettino piccino picciò del nostro cibo, ma devo dire senza particolari insistenze e sempre educatamente, almeno per gli standard canini.

Recentemente ci siamo trasferiti nel nostro nuovo appartamento (ebbene sì, proprio nostro! Ce lo siamo comperato! :)). Un bel posto, tranquillo e carino, ma qualcosa di totalmente diverso da quello a cui Magellano era abituato e che rappresentava tutto il suo universo conosciuto.

Era logico prevedere, quindi, qualche piccolo ritorno di insicurezza e conseguente ricaduta. E così, a distanza di due anni, le prime volte che Giusi e io siamo usciti dalla nuova casa lasciando ingenuamente un po' di pappa per Magi, al nostro rientro abbiamo trovato crocchette dietro i cuscini, sotto i divani, dietro gli armadi, eccetera eccetera.

A dire il vero la cosa si sta protraendo nel tempo, per cui ora evitiamo di lasciare crocchette in giro, e quando troviamo i divani ripieni, puliamo e rimettiamo tutto a posto.
Magellano deve essersi accorto che il sistema non funziona più, e il suo ingegno ha portato l'atto del nascondere a un livello successivo: la mimetizzazione.

Qui sotto vedete un cuscino rotondo a forma di "grosso bottone" acquistato qualche tempo fa.



Qui invece vedete lo stesso cuscino dopo che Magellano vi ha nascosto tre crocchette.



Le avete viste? Capirei se così non fosse, perché la tecnica mimetica è perfetta...
A scanso di equivoci, le evidenzio qui sotto:


Incredibile vero?
Non vi potete immaginare le nostre risate!!!! Il piccolotto si è così guadagnato un dolcettino premio. 
Quindi si può dire che la strategia è servita, forse non esattamente nel senso che intendeva lui... O forse sì?

mercoledì 18 luglio 2012

Siamo in cucina...

Forse dovremmo cambiare nome al blog, visto che i rari post che publichiamo hanno spesso a che fare con tematiche di tipo gastronomico... Ma lasciamo trattare l'argomento ad altri che lo fanno benissimo, come l'amico Alessandro del favoloso "La renna in cucina". Noi ci limitiamo a lanciare in rete i risultati di qualche esperimento...
Ecco qui i "PANINI DI DITTE". Ditte è il nome di una cara amica/parente che dopo averci deliziato il palato ci ha passato la ricetta (che non sappiamo bene dove abbia preso). Vive ad Århus, in Danimarca, con il compagno Marco (fratello di Giusi) e la piccola Frida.
Giusi è invece la realizzatrice del prototipo stoccolmese che vedete qui, nella foto appena scattata ai panini appena sfornati...


I panini di Ditte

Dentro c'è farina di farro, farina di avena, carote e zucchine a julienne e altro. La preparazione è abbastanza lunga, l'impasto deve lievitare tutta la notte. Se interessa la ricetta precisa non avete che da chiedere. 


Bene, saluto tutti. Come avrete intuito, ora ho un po' daffare...  GNAM!

Buon appetito!

EDIT:

a grande richiesta, ecco la ricetta...


Panini di Ditte (con farina di farro e fiocchi di avena)

  • 1 litro di acqua
  • 50 gr. lievito (se la farina non lo contiene già)
  • 1 uovo intero
  • 1 dl. yoghurt (altrimenti più o meno la stessa quantità di olio evo)
  • Circa 2 cucchiaini di sale e 1 di zucchero (SE NON CONTENUTO NELLA FARINA )
  • Si possono aggiungere carote, zucchine, mele o altro (tagliati tipo alla julienne, danno morbidezza al pane)
  • 250 gr. fiocchi di avena (se hai altri semi, puoi fare un mix fra i fiocchi e i semi)
  • 250 gr. farina di farro spezzato grosso (se la trovi; altrimenti cerca qualche tipo di farina un po’ grossa)
  • 1 kg. farina di farro “fine”


Mescoli il tutto e lasci riposare in frigo o in ambiente freddo per tutta la notte (prima copri con la pellicola).
Il composto risulterà molto umido e appiccicoso. Va bene così.
Il giorno dopo, puoi usare due cucchiai per aiutarti a formare i panini.
Metti in forno per circa 15 minuti a 200 gradi.
Prima di mettere nel forno, puoi aggiungere semi a piacimento sul panino.


Come detto sopra, la nostra versione aveva la farina di avena al posto di quella di farro grossa, che non abbiamo trovato. Sui panini alla fine abbiamo messo semi di girasole. A noi sono venuti 24 bei paninotti. Alcuni li mangeremo freschi, gli altri li congeleremo.

Fateci sapere!




sabato 28 aprile 2012

Passeggiando tra gli scaffali...

...ho notato un nuovo alimento. Assomiglia al salmone, ma forse è qualcosa di diverso, almeno stando al nome. Che ne dite?



Ah, che buone le fettine di salma!!!
In realtà capitano spesso di questi qui pro quo linguistici, ma quando succede con i nomi di prodotti, non so perché ma la cosa mi fa molto ridere... :)

giovedì 26 aprile 2012

Ah, pasta e fagioli...



Eccoci qui, appena ritornati da una breve vacanza in Italia.

In mezzo alla miriade di cose buonissime di cui ci siamo rimpinzati sia a casa dai miei che al ristorante, mi piace ricordare uno dei miei tormentoni storici, da anni ricorrente nei miei discorsi con Giusi.

È d'uopo far presente come Giusi si sia spesso trovata di passaggio a Roma in questi anni, complice anche la frequente presenza nella città eterna della sua famiglia. Qualche tempo fa, Giusi mi ha raccontato di aver cenato in uno dei tanti ottimi ristoranti tradizionali che lì si trovano (a saper conoscerli). Ma quello che più mi intrigava era il nome: IL FACIOLARO.

Anche io sono capitato in città alcune volte, ma per vari motivi non vi avevo mai pranzato. Ebbene su suggerimento di Giusi, la signora Giovanna e Aventino ci hanno portato a cena lì. :)

In realtà, sono venuto a sapere che il vero FACIOLARO era il padre dell'attuale proprietario, e che alla sua scomparsa i figli si sono divisi gli affari e aperto due locali simili, uno di fronte all'altro, "dal Barroccio er faciolaro" e "er Faciolaro". Ma dopo un po' l'attività di quest'ultimo si è notevolmente abbassata di livello, sino a quando il locale è stato venduto e la tradizione si è un po' persa.
Quindi quello che io chiamo "Il faciolaro" è in realtà "Il Barroccio". Bisogna essere precisi, perchè coi facioli non si scherza.
E anche perchè casomai qualcuno ci passasse e volesse seguire i miei consigli si troverebbe ad andare in un posto invece che nell'altro.

La cena è stata ottima, con una buonissima "pasta e facioli" (neanche a dirlo). Giusi ha preso la zuppa di farro e fagioli, ops, scusate, "facioli", ma molti altri sono i piatti gustosi della cucina romana e toscana che si possono gustare, dai classici primi piatti, alla carne e al pesce freschissimo. Mi sono già fatto una lista (celo/manca) e ci tornerò di sicuro. Il locale è a due passi dal Pantheon, i prezzi mi sembrano più che onesti e i gestori simpatici e cordiali.

Ecco adesso, facioli o non facioli, mi è venuta fame...

Zuppa di fagioli, in questo caso cannellini.



sabato 17 marzo 2012

...


magi magello magellano maghellano magiuz magio magito mago panino cipolla pipsqueak petrektet chipito fagiolo pallottola coniglio scappone cavallo cinghialino pursel ciabatta patato cuspide grillo salame caciucco mordino fifone frambalà mattonzolo furbone cicci cucciolo scrptsq pisquano zampirone pallavolista falco cagone fringuello caciotta coccodrillo cicchi ciccetto peloso canguro carciofo couch-potato picio tato tatone puzzino sfinge corgi topo fungo cippirimerlo cavalletta aspirapolvere

sabato 3 marzo 2012

Autogestione di qualità


Lontani i tempi dei primi tentativi di autogestione, ho deciso di lasciarmi alle spalle sperimentazioni di ogni tipo e di rifugiarmi sul classico.

Ma classico classico.



Voilà.

Bravo, eh? Sono un po' pallidine (colpa dell'uovo), ma il sapore alla fine non era male. Le ho fatte semplici semplici, con pomodorini a pezzi saltati in padella (con un soffrittino) e abbondante grana.

La cosa più incredibile è che sono andato anche molto veloce... Nemmeno il tempo di pensare: "Ma oggi, a Stoccolma, in quanti (ristoranti inclusi) stanno facendo tagliatelle con pasta fatta in casa, tirata e tagliata a mano?", ed erano pronte.

Lo so, l'orgoglio è un peccato capitale... e anche la gola... Vorrà dire che domani mi accontenterò di una delle solite sbobbe senza sbandierarlo tanto in giro.

Baci

D

sabato 17 dicembre 2011

Il teorema di Bau


Riporto qui, per i non addetti, il primo enunciato del noto Teorema di Bau:

Un cane portato a spasso sotto la neve si ricopre della stessa esattamente come ogni altro corpo solido, animato o inanimato, sottoposto a identiche condizioni.





(nelle foto: verifica sperimentale.)


Lemma di Arf:

La quantità di neve che l'animale accumula è inversamente proporzionale al numero di asciugamani presenti in casa.

Corollario di Growl:

L'impellenza del desiderio di scrollarsi è inversamente proporzionale alla distanza dall'asciugamano più vicino.