giovedì 18 giugno 2015

Zero energia


Alla fine è successo.
Sapevo che sarebbe accaduto, ma non ci credevo fino in fondo.
Più o meno come quando si dice: "Ti immagini se..." Ecco, una cosa così.
Ed è successo.
Questa mattina, appena sveglio, allungo la mano sul comodino per prendere il cellulare e mi accorgo che è scarico.
"Beh? Che cosa c'è di strano? I cellulari sono spesso scarichi, specie gli ultimi modelli."
Certo, ne sono consapevole, un attimo di pazienza...
Mi alzo, vado in cucina, prendo il tablet sul tavolino. Lo apro e mi accorgo che non si accende. Totalmente scarico.
Volevo leggere un messaggio sul meeting di oggi, una seccatura, ma pazienza.
Leggermente indispettito, proseguo con le attività della mattinata. Giunto al punto di lavarmi i denti, lo spazzolino elettrico non funziona: manco a dirlo, scarico. Uffa. Vabbe', c'è comunque l'altro spazzolino.
Mi guardo allo specchio, sembro un porcospino uscito dalla galleria del vento. È ora di sistemarsi la barba. Ogni gentiluomo barbuto deve obbligatoriamente sistemarsela almeno una volta alla settimana. È passato un mese, quindi è ora. O meglio sarebbe ora, visto che il tagliabarba non va, scarico pure lui. Non mi sorprendo del fatto in sé, dato il lungo tempo trascorso, ma la coincidenza si fa comunque curiosa.
Punto proprio dalla curiosità, decido di vedere se c'è qualche altro apparato ricaricabile che è in situazione di carenza energetica.

Ora, potrà sembrare strano, ma giuro che quello che segue è la mera descrizione dei fatti, nulla è stato romanzato o alterato al fin di suscitar stupore.
Di fianco al tablet c'è il portatile. Lo apro e provo ad accenderlo... Esatto, indovinato. Kaput.
Con la coda dell'occhio vedo il cordless abbandonato sul divano, mi avvicino, lo afferro sapendo già cosa avrei visto sul display. Nulla, perché ovviamente è scarico. E per forza.
Apro il cassetto della scrivania per controllare l'accoppiata lettore mp3 e portatile piccolo. Pam, pam, scarichi entrambi. Così, uno dietro l'altro. Relegati al ruolo momentaneo di costosi fermacarte...
Mi fermo, ho un'idea.
Mi avvio fiducioso e tronfio verso il cassetto della scrivania, pregustando la vittoria finale. La carica del lettore ebook di solito dura un tempo enorme, ben più di un mese, e anche se non lo uso da un po'... Apro il cassetto, estraggo il lettore, ne sollevo la copertina. Disappunto. Di solito la carica dura un mese, di solito, ma non questa volta. Il lettore è una spenta pagina bianca.
Mi guardo attorno. Non ho nient'altro da controllare.

È. Tutto. Scarico.

Che sta succedendo? Oddio, e se fosse un'onda elettromagnetica? Di quelle che vengono con la guerra atomica?
O non è che magari, forse, conviene rendersi conto che oramai gran parte di ciò che ci circonda vuole essere ricaricato di continuo? Oggetti famelici che non sopportano di stare lontani più di qualche ora dalla madre elettrica, dalla quale succhiano voraci energia che consumano velocemente in tempi ogni giorno più brevi. Energia, energia da bruciare, da buttare, per schermi sempre più grandi e sempre più nitidi, per rumori sempre più forti, segnali sempre più lontani...
Consumare e ricaricare, ricaricare e riconsumare, in un vortice a spirali sempre più strette.

Sì, forse, ma forse, anche l'onda elettromagnetica e la guerra atomica di cui parlavo prima. E chi l'ha detto che non sia così? Ohi, io non escludo niente a priori. Uno ci scherza, poi va a finire che...
Brivido.
In camera, Annika si muove nel sonno e urta uno dei suoi pupazzi. "Ti voglio bene", le replica convinto il peluche.
Sorrido, tranquillizzato, e comincio la mia colazione.

mercoledì 3 giugno 2015

Tetris

Nell'ambito di un vasto e complesso progetto volto a rendere la nostra casa presentabile, stiamo da qualche tempo cercando di limitare l'accesso al divano del più simpatico e peloso componente della famiglia.
Magellano ha improvvisamente acquisito questa abitudine qualche anno fa, dopo il soggiorno estivo presso un pensionato molto accogliente (pure troppo) e da allora non se ne è più liberato.
Così,  dopo aver provato a fornirgli come cuccia una nutrita serie di cuscini e coperte che lui trovava sì accoglienti, ma mai come i cuscini del sofà, abbiamo investito i nostri soldi e le nostre speranze in un megacuscione-supermorbidoso-coccolone. Gli piace, e di questo siamo contenti. Ma la calda accoglienza e il senso di sicurezza forniti dalla sua nicchia abituale non hanno rivali.
Per cui, nonostante lo vediamo addormentarsi nella sua cuccia, la mattina lo troviamo ronfare sul divano.
La soluzione al problema, a dire il vero ci è sembrata abbastanza semplice. Basta coprire ogni sera il divano di cuscini e si può stare ragionevolmente tranquilli. Il Mago è infatti molto rispettoso delle nostre cose, e non le tocca. Che bravo cane, eh?
E così abbiamo fatto.
Cuscini disposti accuratamente in maniera da coprire tutto lo spazio, come da foto seguente.


Cane di dimensioni medio-grandi.


Problema risolto, giusto?
Sbagliato.

martedì 26 maggio 2015

Breaking news - Sono arrivati!



La notizia è di quelle clamorose. Da fare sobbalzare sulla sedia.
In tanti anni di vita in Svezia, come tutti gli altri immigrati italiani, mi ero abituato a poter reperire quasi tutto quello che si trova in madrepatria, dover sforzarmi  un po' di più per altre cose (accettando spesso prezzi un po' gonfiati), e, a dire il vero per un ristretto numero di prodotti, a volte dover arrendermi e rinunciare.

Va detto che la disponibilità di prodotti italiani, o comunque che siamo abituati ad avere in Italia, è aumentata enormemente negli ultimi anni.
Al nostro arrivo in Svezia era difficile trovare persino del semplice riso Carnaroli, la pasta era soltanto Barilla, l'unico prodotto di salumeria reperibile era il prosciutto, già affettato, e a prezzi astronomici.

Eh, ora è semplice per voi, avete tutto. Una volta si' che era dura.. Ricordo che a quei tempi per prendere l'acqua si dovevano fare due chilometri a piedi per arrivare alla fonte, con solo un vecchio mulo stanco ad aiutarci. E faceva un freddo, ma un freddo, che i fiordi del Mälaren ghiacciavano e i lupi affamati ci attendevano dietro la svolta del podere, ululando di frustrazione alla vista dei nostri archibugi. Ricordo che...

Va bene, forse sto un po' esagerando... mi sono lasciato prendere la mano, la parte della fonte, dei muli (non parliamo dei poveri lupi), non è del tutto vera. Anzi non lo è per niente.
Tranne i fiordi del Mälaren. Quelli ghiacciano ancora, anche se forse un po' meno frequentemente.
Ora, come detto, si trova quasi tutto. Sono arrivati persino il radicchio e la salsiccia (ma quest'ultima solo d'estate, a seguito dell'ossessione locale per il barbecue).

Solo in alcuni casi sembra proprio che non ci sia speranza, e per avere i tanto agognati prodotti si sia costretti a lasciare un occhio e un rene sul banco del negozio di gastronomia italiana in centro.

Ma oggi su Facebook un italiano che vive a Göteborg ha dato la notizia che tutti attendevamo, senza sperarci fino in fondo. E io ve la riporterò nella stessa maniera: inviando la seguente foto.


In un supermercato della catena ica hanno fatto la loro comparsa I BISCOTTI DEL MULINO BIANCO.
Chi non vive in Svezia non può avere idea di quale svolta epocale siamo testimoni.
L'avvistamento è stato immediatamente confermato da un abitante di Malmö. Siamo in ansiosa e trepidante attesa di verifiche per Stoccolma e dintorni. Ma le notizie sembrano promettenti. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della cosa e sulle ripercussioni che l'avvenimento avrà sulla comunità italiana locale. Già gli animi appaiono sovraeccitati, e la tensione è palpabile.

Ultima notizia: avvistamento anche nel quartiere di Bromma, al supermercato City Gross. E' un trionfo, un'invasione. Speriamo non si tratti solo di una promozione limitata nel tempo.
I pacchetti sembrano quelli piccoli, forse stanno sondando il mercato.

Dovremo darci tutti da fare, sacrificarci, e acquistarne il più possibile per rendere il fenomeno permanente...

E chi più ne ha più ne inzuppi!


PS: L'eccitazione era tale che sul momento non avevo fatto caso allo scaffale che compare sulla destra della foto, e che testimonia che sono disponibili anche i Ringo! Ma che succede???



ATTENZIONE!!!!
Guardate qui!

venerdì 20 febbraio 2015

Tempi nuovi, facce nuove.




La notizia è già vecchia di qualche giorno e ha ormai fatto il giro del web. Ci siamo, a breve faranno il loro ingresso nella società svedese le nuove banconote. I colori (più o meno) e le dimensioni rimarranno quelle delle precedenti, ma i personaggi che vi sono raffigurati cambieranno totalmente.



Pubblicità di Alecta, pensioni integrative.

In molti si erano oramai affezionati ai vecchi volti, introdotti negli anni ‘90, tant’è che Linneo e compagnia erano persino stati protagonisti di spot pubblicitari. A me dispiace in particolare per la bellissima banconota da 20 corone, quella della scrittrice Selma Lagerhöf, che riporta sul retro il protagonista del suo romanzo “Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson”, e cioè lo stesso Nils, che a cavallo dell’oca Mårten sorvola la Svezia.



Selma lascia però il posto ad un’altra grandissima collega, e cioè Astrid Lindgren, e sulla nuova banconota ci sarà anche una piccola Pippi Calzelunghe (ma il retro andrà purtroppo ad una cartina dello Småland, e non alle avventure della piccola peste).





Un grande omaggio per la scrittice adorata in Svezia e così famosa in tutto il mondo. Le 20 corone sono senza dubbio la banconota più diffusa, e anche in un paese dove l’uso della cartamoneta è ridottissimo, sono presenti in ogni tasca e in ogni protafogli.
Dello stesso segno gli altri cambiamenti. Via i vecchi e storici protagonisti del passato, e largo ai “giovani”. E cioè agli eroi di questo secolo.
Sulle 50 corone, al posto della soprano ottocentesca Jenny Lind comparirà l’autore e cantante Evert Taube, una celebrità qui in patria, molto meno conosciuto all’estero.

Veniamo ai pezzi da novanta. Dalle 100 corone, un altro dei tagli più diffusi, sparisce un colosso, il megalitico Linneo, ed entra un altro mito: Greta Garbo.




E non è finita. Si sentiva la mancanza di un taglio intermedio tra le 100 e le 500 corone, e si è colta così l’occasione di far inaugurare la banconota da 200 corone dal regista Ingmar Bergman, che riceve questo onore anche se scomparso pochi anni fa (la decisione era già stata presa nel 2011, a soli quattro anni dalla sua morte). E inoltre il retro riporterà la mappa della sua regione adottiva, l’isola di Götland, che sarà così rappresentata assieme alle altre terre di Svezia.

La scelta del soprano Birgit Nilsson per 500 corone è stata all’origine di qualche polemica. Non tanto per la sua importanza (anche se va a sostituire re Carlo di Svezia), quanto per alcune sue battute antisemite e per il retro della banconota che la raffigura, tra i tanti ruoli da lei interpretati, proprio in quello di Brunilde ne “La cavalcata delle Valchirie” di Wagner. Si è detto che di questi tempi sarebbe stato meglio evitare.




Il pezzo grosso, le 1000 corone, non avranno più il barbuto re Vasa, titolare di innumerevoli vie, piazze e quartieri in tutta la Svezia,  ma il diplomatico Dag Hammarskjöld, secondo segretario delle nazioni unite (e una delle sole tre persone ad aver ricevuto il premio Nobel dopo la propria morte) e unanimemente riconosciuto come grande uomo di stato. Fu anche il fondatore delle forze di intervento dell’ONU, e tra i protagonisti della risoluzione delle crisi internazionali degli anni ’50. Morì ancora in carica a soli 47 anni mentre si stava recando a negoziare un “cessate il fuoco”.




Dag Hammarskjöld con J.F. Kennedy (sopra) e con le truppe ONU in Congo (sotto)


Manca qualcuno? Sì, per alcuni avrebbe dovuto ricevere lo stesso onore l’esploratore Amundsen, per altri addirittura lngrid Bergman. Ma il primo era forse troppo “vecchio”, la seconda per quanto la si dica in patria “perdonata” paga forse ancora la sua fuga dalla famiglia per la storia d’amore con Rossellini. E la presenza della “divina” Garbo non lascia comunque posto ad altre attrici.

Solo due parole per quanto riguarda le monete, i cosiddetti spiccioli: anche loro cambieranno, e pure tanto. Diventeranno molto più piccole e leggere, un po' come i centesimi di euro. In tempi di crisi, forse il padellone da cinque corone era un po' troppo costoso...

Bene, le banconote ci sono, ora bisogna guadagnarsele.
Per questo motivo vi saluto,


D

domenica 1 febbraio 2015

Sei mesi insieme!




Sei mesi fa abbracciavamo per la prima volta la nostra bambina, un esserino dalla pelle liscia e calda che profumava di dolce. Una piccola sconosciuta che già amavamo infinitamente. Oggi ci ritroviamo a guardarla ancora sopraffatti dalla stessa incredulità e meraviglia. Una tenerezza senza fine.
Tanti auguri, Annika!

martedì 30 settembre 2014

Un milione di auguri, papà!

Buon compleanno, papà!
 Stasera che storia mi racconti? Quale canzoncina mi canti?

lunedì 1 settembre 2014

Complemese

Ed eccoci di nuovo. Pare che il blog sia ormai esclusivamente dedicato alla piccola fagiola... ehm, scusate, Annika.

Sì, perché oggi è il suo complemese. Il 1 agosto alle ore 1.40, infatti, la fajita (ops, Annika) veniva alla luce.
Oggi per me è stato il primo giorno di lavoro dopo la prima "pausa paternità", ma Giusi, Magellano e Annika (cioè la fagioz) hanno festeggiato facendo una passeggiata tutti e tre insieme. Un plauso a Giusi, che è riuscita a districarsi benissimo tra ingombranti carrozzine, cani entusiasti e bimbe dal sonno leggero. Un plauso a Magello che, a quanto mi è stato detto, ha fatto il bravo (più o meno). Un plauso a fag... Annika che se l'è dormita tutta.

E a me non è restato che guardare le foto. Queste foto...




venerdì 8 agosto 2014

Complemana

Oggi complemana di Fagiola, cioè Fagioz, ehm Fajita, uff... Annika.
(Ancora non mi viene molto naturale chiamarla per nome :) ) 

Insomma 7 giorni, una setttimana. Ecco una foto della celebrazione:




sabato 2 agosto 2014

Se prima...


Ed eccoci qua.
Se prima eravamo in due a ballare l'hully-gully, adesso siamo in tre a ballare l'hully-gully.

Benvenuta Annika!

Annika - 0 anni, 0 mesi, 1 giorno

PS: Tre a ballare, più un cane che trotta intorno.

domenica 8 giugno 2014

Vecka 35

35a settimana. Finalmente riusciamo a farci una foto tutti insieme! :-)

(clicca sulla foto per ingrandirla)

venerdì 14 febbraio 2014

And the winner is...



Bene, siamo arrivati alla fine del nostro serissimo sondaggio.
Non volevamo che il sesso del nascituro fosse determinato dal caso, e così abbiamo chiesto ai nostri amici.
Squillino le trombe, rullino i tamburi... con il risultato di 29 voti a 24, riassunti nel seguente grafico a torta (mmh, Giusi stasera facciamo una torta?)...



Il vincitore è...


LEI!

Tra l'altro, questo risultato concorda con quelli dei test medici già da noi effettuati. Ma questo è un dettaglio.

Grazie a tutti.

D




lunedì 3 febbraio 2014

Sorpresa



Ecco qua, questo è il nostro annuncio ufficiale al mondo. Lo facciamo con Barbapapà e Barbamamma.

Baci,

Giusi e Davide

venerdì 10 gennaio 2014

Amo la Radio




Salve a tutti, buongiorno.

Ci riprovo. Negli ultimi anni questo blog è stato lasciato e ripreso più volte, e la comunicazione è avvenuta a sprazzi. Questa non è una bella cosa, visto che la caratteristica principale di un diario (e questo è essenzialmente il blog), è la sua continuità. Per come la vedo io, o tutto o niente. Ma distrazioni da una parte e voglia di raccontare dall'altra hanno fatto sì che queste scariche di corrente alternata venissero comunque sparate in rete.

È anche vero che la necessità e la voglia di parlare di quanto ci succede qui in Svezia dopo tanti anni si è spenta, diciamolo pure, e la vita all'estero è diventata sempre più vita quotidiana. Non che non ci siano episodi degni di essere riportati, anzi, è che questi episodi col tempo si tende sempre di più a viverli e sempre meno a raccontarli.

Al contrario, è successo un fenomeno strano. Ho iniziato a notare e a dare importanza ad avvenimenti, sfaccettature, colori e aspetti del mio paese, l'Italia, che prima, vivendoci, non notavo. Questo, com'è noto, succede spesso a chi va ad abitare all'estero, e generalmente le prime impressioni sfociano in critiche negative, proprio per l'amore che si prova per la propria terra e le brutte "scoperte" che uno sguardo più distaccato permette di fare.
Ma dopo poco tempo, si riesce a mettere a fuoco meglio.

Vorrei oggi parlare della radio. Che c'entra? C'entra, c'entra. Per il momento i collegamenti sono solo nella mia testa, vedremo se alla fine del post le cose saranno più chiare. (Quante volte la maestra ci ha detto che prima di scrivere un tema bisogna fare una scaletta? Quanti di noi lo hanno mai fatto? Io no.)

Amo la radio. La ascolto, l'ho sempre ascoltata, ci ho spesso girato intorno, sono stato dentro studi radiofonici, spesso ad ascoltare, altre volte dando una piccola mano in studio (non di più, anche a causa del mio essere in gioventù fortemente timido e imbranato). La mia età mi ha permesso di acciuffare al volo le ultime code di esistenza del periodo delle Radio Libere. Un'esperienza fantastica e temo purtroppo irripetibile. Anche se oggi ci sono altri mezzi che danno grandi opportunità, il poter prendere un microfono e poter raccontare quello che si voleva, mentre la signora che preparava da mangiare, il ragazzo che tornava a casa in macchina, i commessi che sistemavano i prodotti sugli scaffali ascoltavano e richiamavano per dire la loro, è stato rivoluzionario e bellissimo. Nel mio caso devo dire grazie alla piccola (nemmeno tanto per i tempi) ma gloriosa Radio Music, poi Radio Antares, ora nel circuito di Radio Bruno, che mio zio creò tanti anni fa, e che i miei cugini hanno poi a lungo gestito (cosa che ancora fanno), dove ho fisicamente passato parte della mia adolescenza.
Nulla di nuovo, lo hanno detto in tanti, lo dice anche Eugenio Finardi in questo storico brano.


Dovunque sono andato, non ho mai smesso di ascoltare la radio. Ascoltare si può sempre fare, spesso non richiede un grosso impegno. Quando ascolti senti la voce, la voce e nient'altro. Un interessante compromesso tra il leggere e il guardare un programma tv, un compromesso che permette di non essere (a volte malevolmente) condizionato dalle immagini e al tempo stesso di vivere un'atmosfera di intimità con l'autore delle parole. E poi se si vuole ci si può distrarre, pensare ad altro. Durante i brani musicali si è quasi obbligati a riflettere. Notevole, no?

Inoltre probabilmene a causa del mio passato, mi sono rimasti dentro residui di quel vecchio messaggio delle radio libere. Alla radio si può anche contribuire, non è poi così difficile. Basta avere qualcosa da dire e volerlo dire. Certo, ora gli spazi sono molto minori, ed è molto più semplice (in ordine di complessità decrescente) scrivere sul proprio blog, pubblicare uno status su Facebook, twittare un pensiero di massimo 140 caratteri spazi inclusi. Ma si può fare, e in tanti lo fanno.

In questi anni mi è capitato più volte, e devo dire che sono stato anche molto fortunato visto che spesso non ho dovuto impegnarmi o propormi più di tanto (ultima in ordine cronologico, la sorpresa di ieri, quando con mia enorme felicità la bella trasmissione di RadioTre "Sei gradi" ha scelto la mia scaletta di brani, preparata al volo un mesetto fa in pausa caffè, come puntata del programma. EDIT: eccola qui, almeno per qualche giorno. È quella del 9/1).




Insomma la radio vive. Parla, propone, fa riflettere, ascolta le tue risposte.

Ed ecco che ora qui dovrebbe tornare il tutto, e si dovrebbero riallacciare i fili del discorso che ho sparpagliato all'inizio. Ohi, se non succede pazienza. Sarà solo uno sbrodolamento sconclusionato in più in giro per la rete, nulla di grave.

La radio c'entra. Ve l'avevo detto che c'entrava. La radio italiana può essere bella, ce la fa, ci riesce più di quanto riesca alla televisione (una semplice valutazione statistica). Sì, durante le recenti vacanze natalizie ho di nuovo potuto constatare che qualcosa di bello in TV lo si trova. Ma nessuno dei canali che in misura maggiore trasmettono programmi che mi piacciono è visibile qui in Svezia, nemmeno via web. (A molti amici non sarà nuovo il messaggio: "Siamo spiacenti, ma il contenuto da lei richiesto non è disponibile all'estero".) Quindi, o si racimola qualche videocast sparso qui e là, oppure...  Esatto, la radio.

Cari amici italiani che vivete in Svezia (o in Australia, Papua Nuova Guinea, Kazakistan, San Marino), ma anche e soprattutto cari amici italiani che vivete in Italia, buttate un occhio ai palinsesti. Provate, vi piacerà. Io consiglio di evitare le star TV "prestate" al mezzo radiofonico, ma poi fate come vi pare. L'importante è che giriate la manopola (ah, non ci sono più le manopole? Allora cosa c'è? Il touch screen del cellulare? Va bene, allora "tappate" sul touch screen, anche se girare la manopola era molto più divertente), e scoprirete un mondo fantastico.

Oggi in pausa pranzo (viva le pause) mi sono messo a esplorare il sito di RadioTre, e ho trovato:

I podcast di Seigradi, a cui accennavo prima.
Piccola radio: letture per l'infanzia che sembrano molto promettenti. Fiabe e racconti, da Puskin a Rodari.
Le favole di Esopo, per giovani, giovanissimi e famiglie.
Memoradio: testi del passato letti da grandi voci (uno per tutti? Achille Campanile letto da Paolo Poli).
Speciale Frank Zappa: Non mangiate la neve gialla (un consiglio tra l'altro valido a prescindere).

Insomma questo e tanto altro. E solo fermandomi a RadioTre, e ad alcuni programmi. C'è ben di più: Fahreneit, i mitici Caterpillar e Caterpillar AM (su RadioDue), e molto, molto altro.

Dovrei esserci riuscito, dovrei avere chiuso il cerchio anche se a fatica e sgomitando un po'. Ma come chiudere il post è un altro paio di maniche.

Facciamo così, spegnete la luce, accendete la radio e il resto verrà da sé.





martedì 13 agosto 2013

Che si fa stasera?



Probabilmente noi italiani siamo abituati anche troppo bene. L'offerta culturale e di intrattenimento estivo non solo nelle grandi città, ma anche nelle località di provincia e nei piccoli paesini, è abbondante e varia. Dall'alta cultura classica alla spaghettata in piazza con musica, ovunque ci si muova per lo stivale si può più o meno sempre incappare in qualcosa di interessante.

Ovviamente non si può pretendere che in Svezia accada la stessa cosa. Pochi milioni di persone sparse su un territorio considerevolmente vasto, una tradizione se vogliamo meno differenziata, un'indole diversa, forse un po' meno disposta al festeggiamento compulsivo e più alla pianificazione accurata e senza rischi di sorta, condizioni meterologiche diverse, tutto questo e altro ancora può avere il suo impatto.

Comunque qualcosa succede. Specialmente in città, specialmente nelle grandi città, e ovviamente specialmente a Stoccolma.



Da questo punto di vista, questa settimana sarà la più attiva di questa bella estate. Da oggi infatti comincia il Kulturfestival, il festival della cultura cittadino.
Nel pieno centro della città, a Sergelstorg e dintorni, sono stati allestiti vari palcoscenici dove si terranno decine e decine di concerti, esibizioni, spettacoli, mostre e performance di vario tipo. Il programma completo di tutti i dettagli lo trovate qui.  Tra poche ore mi aggregherò anch'io. Ho in mente di farmi un salto alle immancabili bancarelle di libri usati di Drottninggatan e poi di passare la serata al palco GAT (uno spazio verde proprio davanti all'Opera), dove ci sarà un concerto jazz/world music del trombettista sudafricano Hugh Masekela. Masekela ha vissuto a lungo in esilio negli Stati Uniti. Una volta giunto al successo è stato richiamato in patria, durante il periodo dell'apartheid: per convincerlo gli è stato detto che lui era un caso particolare, e che se fosse tornato avrebbe ottenuto lo status legale di "bianco onorario". Inutile dire che Masekela li ha mandati a quel paese.


Subito dopo, nello stesso luogo, ci sarà un giovane chitarrista che mi dicono molto bravo, e probabilmente rimarrò a vedere anche lui.
Ma ci sono tante altre cose che mi interesserebbe vedere. Quattro palchi più varie location, c'e' solo l'imbarazzo della scelta. La caratteristica è che è tutto AGRATIS!!!!

Ecco il trailer ufficiale della manifestazione:




Ma non è finita qui!




Parallelamente al Kulturfestival, un'altra serie di eventi avrà luogo in settimana. Sommarbio (cinema d'estate). Mi sono a lungo chiesto se questa concomitanza delle due kermesse (è da tanto che volevo usare la parola kermesse in una frase di senso compiuto) sia voluta o meno. Fatto sta che da domani a domenica lo Svenska Filminstitutet festeggerà l'inizio della sua stagione associativa, in pratica l'inizio anticipato del festival del cinema), proiettando una serie di film, uno a sera, nel parco di Tantolunden, vicino a Hornstull. Tra i titoli, "Eternal sunshine of a spotless mind" ("Se mi lasci ti cancello") e The Fly ("La mosca"). Anche qui tutto gratis.






Non è finita. Una bella rassegna, da me particolarmente apprezzata, è quella di Parkteatern. Cioè, teatro al parco. A partire da giugno, praticamente ogni sera in vari angoli della città vengono rappresentate pièce teatrali, per adulti e per bambini, balletti classici, contemporanei o etnici, e tenuti concerti o spettacoli di acrobati e clown. Il tutto fino a fine agosto. Il programma degli eventi che si terranno nei prossimi giorni lo trovate qui (mentre qui il pdf completo di tutti gli eventi estivi).




Bene, è giunta l'ora. Io vado. A domani..





lunedì 12 agosto 2013

rådjursfamilj

famiglia di caprioli...

(clicca sulla foto per ingrandirla)

li ho visti per caso, cinque minuti fa. erano davanti a casa, a una decina di metri dal nostro balcone. che meraviglia!

siamo rientrati dalle vacanze, come si sarà capito. e chissà che prima o poi non ci venga anche voglia di pubblicare qualche foto dell'ultimo mese di sole, vento e spensieratezza...




venerdì 9 agosto 2013

Ombre animate.




Una metà dell'intelligenza dell'individuo é data da curiosità e attenzione verso ciò che ci circonda, l'altra metà dallo studio e dal duro lavoro. Ed é per questo che credo di essere mediamente intelligente.

Essere curiosi e attenti porta anche due principali vantaggi: 1) Si ha sempre qualcosa da raccontare in società. 2) Ci si annoia di meno.

Qualche giorno fa durante il volo Malaga-Helsinki i piccoli monitor dell'aeroplano hanno cominciato a trasmettere brevi video animati per intrattenere i passaggeri. Posso dire con relativa certezza che nessuno vi prestava attenzione, essendo i pochi passeggeri svegli tutti chini su (nell'ordine): smart-phones, tablet, riviste, libri. Anche io avevo il mio bel daffare, ma pur palleggiandomi tra disegno, lettura, sollevamento palpebra calante, ascolto musica, ascolto Giusi, ogni tanto un occhiatina al monitor ci scappava. Niente di che. Più che altro i soliti cartoni animati della nuova generazione (post simpsons), forzatamente strani e furbescamente scorretti. 
Ma improvvisamente alcune sagome nere in movimento hanno attratto la mia attenzione. E poco a poco tutte le attività che conducevo sono state costrette a lasciare spazio all'osservazione di uno strano, particolare e fantastico filmato di animazione. Mi sono girato verso Giusi per avvisarla della cosa e ho visto che anche lei ne era già stata assorbita. Praticamente gli unici due su tutto il volo. Fortunatamente siamo riusciti a cogliere qualche parola nei minuscoli titoli di coda che ci ha permesso una volta arrivati a casa di ritrovare il tutto.


Abbiamo scoperto il mondo di Zumbakamera, uno studio spagnolo di produzione di film e videoclip di animazione dall'attività molto interessante. Molto del loro lavoro prende come spunto visivo il teatro delle ombre e su questo innesta un'animazione grafica particolare, surreale e con un forte carattere simbolista, immediatamente decodificabile dallo spettatore. Le storie affrontano tematiche anche forti, sviluppandosi come favole di complessità via via crescente, che scorrono ipnoticamente su un nastro senza fine.
E, simbolismi o meno, i filmati sono godibili e curiosi.
Il film da noi visto è il quarto della serie Bendito Machine, vincitrice di numerosi premi internazionali.
Tutti i film della serie sono gratuitamente visibili sul loro sito.
Bendito Machine IV lo potete anche direttamente guardare qui sotto.

mercoledì 7 agosto 2013

Non perdiamo la testa...



Come sarà di sicuro già a molti noto, da qualche tempo una pazza notizia dai toni horror/fantascientifici sta facendo furore sui media italiani. No, non si è trovato un metodo per arginare drasticamente la crescente stupidità insita nell'umanità, non esageriamo.

Molto semplicemente lo scienziato italiano Sergio Canavero ha pubblicato un articolo su una rivista internazionale nel quale asserisce di essere in grado di realizzare UN TRAPIANTO DI TESTA NELL'ESSERE UMANO. Sorpresa? Incredulità? Paura? Disgusto? Comequandodoveperché?

Non starò qui a rispiegare nel dettaglio quanto già detto dagli organi di informazione della madrepatria (a partire da “Oggi” che ha riportato per primo la notizia, passando per i vari telegiornali). Anche perchè c'è ben poco da andare nel dettaglio. Come al solito, sia in televisione che su internet, viene detto di tutto ma non si approfondisce mai niente. Questo sia in Italia che all'estero, per inciso. Nulla in più delle solite righe di prammatica e di qualche commento sensazionalistico.




Venuto a conoscenza della cosa, e passato il primo impulso di liquidare il tutto come cialtronesca sparata a scopo pubblicitario, mi sono posto alcune domande, alle quali ho provato a dare una parziale risposta usando tutti i mezzi che il lavorare in una struttura di ricerca scientifica mi consente (durante la pausa pranzo, si capisce).

Primo: chi è questo Canavero? Da dove salta fuori?
Sergio Canavero è il direttore del centro di neuromodulazione avanzata dell'ospedale Molinette di Torino (non sono riuscito a trovare un suo curriculum professionale, credo più per disorganizzazione dei siti web che per altro. A quanto sembra ha sempre lavorato alle Molinette). Ha al suo attivo un considerevole numero di pubblicazioni scientifiche nel settore della neurochirurgia, non sono in grado di dire di quale importanza, non essendo né il mio settore, e non avendo tempo e voglia di calcolare l'impact factor (il principale indice di rilevanza delle riviste scientifiche) delle sue pubblicazioni. Canavero ha lavorato molto anche sui cosiddetti “risvegli” dagli stati di coma, dove pare abbia ottenuto buoni successi, ed è citato in convegni e pubblicazioni delle associazioni che se ne occupano. Non sembra a prima vista un ciarlatano. Ma sembra di sicuro un tipo bizzarro. Parla (e ciò a mio parere é anche apprezzabile) della necessità di scuotere il mondo della ricerca, soprattutto italiana, scrollandole di dosso i vecchi dogmi e combattendone baroni.
Ma questo non basta.
Rimane la possibilità che sia un furbo in cerca di pubblicità. Ad avvalorare questa ipotesi c'é un articolo da lui pubblicato nel lontano 1992 in cui afferma, più o meno con gli stessi toni (anche il titolo dell'articolo è simile), la fattibilità di un trapianto totale di occhi per i ciechi.
Ma ancora non basta, potrebbe comunque essere qualcuno in buona fede che ci crede e ci prova, solamente un po' fuori di testa.

Ho sentito una sua intervista, e un personaggio bizzarro, a dir poco, lo è di sicuro. Trascinato da una foga inusuale, cortesemente ma aspramente sempre polemico ad ogni accenno di critica, sembra convinto di quello che dice.

Ma, ovviamente, questo non basta.

un curioso fumetto degli anni trenta (autore Fletcher Hanks) in cui una testa volante viene inserita nel corpo di un gigante.

Secondo: cosa dice di voler e poter fare?
Il trapianto di testa, come detto. E cosa vuol dire? Vuole dire tagliare e poi ricollegare un grosso numero di strutture e tessuti dal paziente (cioé la testa) a un donatore (ergo, il corpo). Ossa, muscoli, tendini, vasi sanguigni, tutto.

Considerate le difficoltà anche solo teoriche del proposito, questo non è nemmeno tanto. Perchè Canavero afferma non solo di poter mantenere in vita la testa, ma di poter dare mobilità al corpo e a tutti i suoi organi dopo il trapianto, e in questa maniera poter far fronte ad alcune patologie incurabili dalla scienza medica (ad esempio la distrofia muscolare progressiva, quella del caso di Piergiorgio Welby, citato - forse ad arte - dallo stesso Canavero). E per potere fare ciò bisogna tagliare e ricollegare nientemeno che il midollo spinale. Quello sì che è complicato, mapersulserio. Impossibile, secondo praticamente tutti. Impossibile fino ad oggi secondo lo stesso scienziato italiano.

Il tempo entro il quale questa procedura andrebbe fatta è estremamente ridotto. Un minuto e mezzo, due al massimo per ricollegare un fittissimo e complesso fascio di neuroni. Per staccare e riattaccare il sistema nervoso centrale. Roba da niente. Tutto in un minuto e mezzo. E passato il tempo massimo, non c'e' più nulla da fare. Nada, stop.
Nell'ambiente medico tutto ciò provoca scetticismo nei bendisposti e causa l'ira di tutti gli altri.

Per chi conosce l'inglese e ha voglia di leggersi l'articolo di Canavero, ecco qui quello che nessuno degli stipendiati giornalisti internazionali vi ha dato. L'articolo di Canavero sul progetto HEAVEN (Head  Anostomosis Venture), pubblicato nel numero di Giugno della rivista Surgical Neurology International e scaricabile gratuitamente e legalmente qui (richiede acrobat reader).

Per gli altri un breve riassunto commentato (da un ignorante come me). Già nel 1970 lo scienziato Robert White è riuscito ad effettuare il trapianto su una scimmia del genere Rhesus Macacus, tenuta in vita per 8 giorni (nota: ne parlò in un racconto anche Oriana Fallaci). Ma non si è nemmeno provato a riconnettere il midollo spinale. La tecnologia non permetteva di affrontare questa fase dell'operazione, che all'epoca venne lasciata come passo successivo. Ma presto é sembrato chiaro come questo non sarebbe stato lontanamente possibile per cui in pochi anni l'intera linea di ricerca è stata abbandonata.

Ora Canavero dice che i fusogeni (sostanze che permettono la riconnessione di membrane cellulari e altro) possono essere efficacemente usate per superare questa difficoltà. Una volta che il midollo spinale viene raffreddato alla giusta temperatura e opportunamente perfettamente tagliato, anche senza venire pilotate, sostiene il medico italiano, tramite i fusogeni le cellule nervose sono in grado di riallinearsi e saldarsi autonomamente. Non tutte, solo un 30% di queste. Ma secondo lui, sono abbastanza per ridare mobilità al corpo. E con il migliorare della tecnologie in futuro questa percentuale è destinata ad aumentare.

Secondo il National Post (non ho trovato questa notizia altrove), lo scienziato afferma che l'intero intervento dovrebbe durare all'incirca 36 ore, coinvolgere vari team che si alternerebbero in sala operatoria, circa 100 chirurghi, e costare all'incirca 128 milioni di dollari.




Terzo: ma che, siamo diventati tutti scemi? Beh, premetto che non ho la minima intenzione di affrontare temi etici di alcun tipo in questo post, le considerazioni di stampo filosofico le lascio agli eventuali lettori: sono benvenute nei commenti. Persino per lo stesso Canavero il problema è essenzialmente etico. Io nel mio piccolo mi limito a riportare il maggior numero possibile di elementi da me reperibili con le risorse e il tempo disponibili, in maniera da aggiungere qualcosina in più alle due righe che si trovano di solito sui siti web.
E spulciando tra le notizie e ascoltando interviste, ho fatto una fondamentale scoperta, che mi ha sorpreso: Canavero non è mica l'unico che lavora su questa cosa... Nel mondo altri 3 gruppi di ricerca sono interessati all'argomento.
Tra questi (e qui sembra veramente di essere in un film o un fumetto di fantascienza), indovinate chi? Pronti?
Ma nientemeno che il classico miliardario russo, che ha fatto partire il progetto AVATAR, finanziato di tasca sua, che si propone di raggiungere l'immortalità umana in varie fasi, la prima delle quali prevede l'installazione di una testa umana su un corpo robot. Itskov (il miliardario in questione) ha messo al lavoro 30 scienziati e vari laboratori, che hanno fornito una stima massima di 10 anni per raggiungere questo risultato.
Ohi, si dice che uno coi soldi suoi  ci fa quello che vuole. Dispiace sempre un po', vedendo quanto esigue siano nel mondo le risorse per la ricerca.




Beh, che altro dire?

Se avete avuto la pazienza, il tempo, la curiosità di leggermi fino a qui, siete ovviamente un po' fuori di testa anche voi, e quindi conto che apprezzerete il seguito di questo post. In realtà (come spesso mi capita) inserisco solo alla fine la molla che mi ha scatenato il tutto.

Tanti anni fa da ragazzo, in una insonne notte di Estate, guardavo nel mio piccolo televisore in bianco e nero lo stupendo e compianto vecchio programma Fuori Orario, su Rai Tre. Tra i film di quella notte venni colpito da qualcosa di assurdo. Una pellicola inaspettata, divertente e macabra al tempo stesso, in tedesco con sottotitoli in italiano. Al momento non ne colsi il titolo, e rimase solo una vaga e piacevole memoria. Anni dopo, grazie a Internet, la indentificai come "Die Nackt und Der Satan", del 1959.

Perché ne parlo? Il titolo internazionale del film è "The head", e cioè "La testa", e racconta (indovinateunpo') di uno scienziato che scopre la maniera di tenere in vita e trapiantare teste umane. All'epoca mi sembro' una sparata colossale, stupida e geniale al tempo stesso.
Locandina del film, versione americana


Una scena del film. L'operazione sembra andata a buon fine.
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Che peccato, però. Che peccato, se ci si pensa bene, che le nostre paure e i nostri sogni più terribili siano così banalmente raggiunti e superati dalla realtà... Mi viene un po' di tristezza constatando che é sempre più difficile scovare e condividere pensieri ancora ammantati della buia e romantica aura dell'abisso ignoto. Che tutto venga rovinato dalla fredda e metallica luce inarrestabile del progresso.

Qualche anno fa sono riuscito con grande gioia ed emozione a procurarmi una copia del film sopra citato (ora c'è tutto qui) e l'ho messo nel cassetto, pregustando il momento in cui l'avrei rivisto. "Non c'e' fretta" mi sono detto.

E invece c'era. Ora me lo hanno rovinato: lì nel cassetto rimarrà, non semplicemente un film caduto nel vasto limbo delle ingenuità umane, ma ben altro. Un monito alla rapida estinzione della paura dell'ignoto, quella che dai tempi in cui l'uomo esorcizzava i propri mostri dipingendoli sulle pareti delle caverne e alla fioca luce delle braci si rintanava tremante al suono dei tuoni lontani, ne ha garantito la sopravvivenza.


Ora la sopravvivenza è garantita dallo stesso progresso che ha sconfitto gran parte di tali paure, ed è per molti versi un bene. Non so perchè, ma temo il giorno in cui non ne rimarrà nemmeno una di paure, e la luce chiara della conoscenza si fonderà totalmente con lo scintillare falso dell'arroganza diventando l'unico faro a guidarci nel futuro.

Per il momento, non perdiamo la testa.