domenica 7 marzo 2010

Cozze e patate fritte

O meglio, si dovrebbe dire "moules et frites". Per quanto prepotentemente presenti nella cucina italiana (e chi come me viene dall'Adriatico ne è ben consapevole), le cozze sono anche uno dei piatti caratteristici di una non molto conosciuta gastronomia europea, specialmente nel loro abbinamento con le patatine fritte.
Mi sto riferendo, ovviamente, al Belgio. Nel centro di Stoccolma, a due passi dalla stazione centrale, c'è un ristorante/birreria (un po' più ristorante che birreria) belga. Ma belga sul serio, con tanto di bandiera fuori e nome rivelatore. Belgobaren.


Se siete amanti della birra belga, il posto è da non perdere. La varietà di birre alla spina è ottima, per non parlare poi delle innumerevoli birre in bottiglia a disposizione, con tanto di birra della settimana, e di menù degustazione (una selezione di birre servita in piccoli bicchieri).
C'eravamo già stati, ma ieri sera ci siamo tornati, accompagnati da Jacqueline e Gilbert, due cari amici canadesi, per assaggiare le famose moules et frites.
Vengono servite porzioni di cozze da mezzo chilo o da un chilo, e si può scegliere tra numerose ricette, diverse tra loro principalmente per il condimento con cui le cozze sono preparate.
Noi quattro, ovviamente, abbiamo voluto provarne quattro tipi diversi: alla marinara e alla trappista per Gilbert e Jackie, allo zafferano per Giusi, e io non ho saputo resistere alla tentazione di provarle alla salsa Hoegarden. Per ogni preparazione è suggerito un tipo diverso di birra.

A mio parere le migliori erano le più semplici, quelle che ha preso Gilbert (olio e un po' d'aglio, come si fanno da noi). Anche le altre erano buonissime, ma le varie gustose salsine tendevano a coprire il sapore delle cozze.

Devo dire che il posto non è tra i più economici di Stoccolma, ma non è nemmeno troppo caro. Oltre alle cozze, viene proposta un'ampia serie di piatti a base di crostacei e di frutti di mare, ma anche di carne. Alla cucina belga, che per ovvie ragioni la fa da padrona, si affiancano piatti della cucina tradizionale svedese, che non ho provato ma che mi dicono molto buoni.

Per il panorama gastronomico della città, un posto decisamente insolito, che può rappresentare un piacevole e gustoso diversivo rispetto agli onnipresenti ristoranti pseudo-italiani o alla classica carne con salse varie dei rimanenti locali.
Come prevedibile, è indispensabile prenotare, meglio se con un certo anticipo.

Belgobaren
Bryggargatan 12,
Stockholm City
tel 08-246 640



giovedì 4 marzo 2010

en svala gör ingen sommar

una rondine non fa primavera (estate, per gli svedesi), ma chissà che un nugolo di merli, cinciallegre, cinciarelle, ghiandaie, picchi muratori e verdoni non faccia almeno la fine dell'inverno...

merlo e merla (koltrast) sfidano le intemperie

















le cinciallegre
(talgoxe) sono le più ghiotte di semi di girasole





















le cinciarelle (blåmes) sono un po' più schive...


le ghiandaie (nötskrika) si avvicinano raramente alla finestra


i picchi muratori (nötväcka) sono i più curiosi e non hanno paura di niente,
neppure di bipedi umani armati di macchina fotografica


i verdoni (grönfink) si fanno vedere prevalentemente di pomeriggio


gli alberi qui sopra sono stati fotografati qualche giorno fa... sempre dalla finestra della cucina, la postazione da cui sono state scattate tutte le altre foto. è accanto alla finestra, infatti, che abbiamo messo la mangiatoia con i semi di girasole. davide ha dimostrato, poi, che i nostri amici pennuti sono ghiotti di riso soffiato, muesli e uva passa (senza zuccheri aggiunti, sia chiaro). i merli, inoltre, adorano le mele!

per gli appassionati, ecco il link di un sito in più lingue, fra cui svedese, inglese e italiano, dove trovare immagini, suoni e descrizioni di tutti gli uccelli che si possono avvistare in svezia. noi ci siamo divertiti!

lunedì 1 marzo 2010

Buon primo marzo!

Il tempo è sempre poco, le idee sono tante ma oggettivamente stiamo perdendo colpi con il blog, e ci dispiace molto.
In questo momento l'atmosfera a Stoccolma è particolarmente surreale. Siamo al primo di marzo, la sirena dell'allarme antiaereo sta cupamente avvertento la popolazione che lei è lì, pronta. "È solo un'esercitazione, lo sapete tutti. Ma, in caso occorra avvisarvi che qualcuno ha deciso di bombardare la città, io sono qui, pronta. Non succederà, ma in caso succedesse... eccomi. Non si sa mai... uomo avvisato..."
Il cielo è grigio, e le timide speranze dei giorni passati di vedere la fine di questo lunghissimo inverno sono state (letteralmente) raggelate dallo spettacolo iniziato questa mattina, e tuttora in pieno svolgimento. Quale?
Beh, ecco un paio di foto appena scattate col cellulare. Fresche, fresche ;)



E le foto non rendono nemmeno tanto l'idea. La tormenta di neve infuria.

Buon primo marzo,

Davide

mercoledì 27 gennaio 2010

Life is a Cabaret, old chum, Come to the Cabaret

Dopo un paio di settimane di indecisione, e dopo aver ascoltato le recensioni entusiastiche degli amici, ieri sera mi sono unito al folto gruppo di italiani che si è ritrovato al Blå Skåpet, un caffè a pochi metri da Medborgarplatsen, per il

CAbaret CAbinet BLEU

Assistere dal vivo a uno spettacolo di cabaret mi mancava, e mi sono proprio divertito. Assolutamente sopra le righe, com'è bene che sia, irriverente e allegramente sciocco, com'è bene che sia, lo spettacolo (quasi tutto in inglese) ruotava intorno alla figura del membro sicuramente più esperto (e notevolmente più anziano) del gruppo, Lars Jacob Demitz, per gran parte dello show in perfetta e sciccosa tenuta da drag queen. Gli si alternavano due cantanti e vari altri "performer".
Con qualche minuto di ricerca su internet ho scoperto che, com'era prevedibile, Lars Jacob è il regista dello spettacolo, e che ha un curriculum impressionante in Svezia e all'estero come scrittore, regista, autore, ecc. ecc...
In teoria sarebbe in pensione, ma quando gli va si lascia coinvolgere, come è successo in questa occasione.

Sono stati rappresentati sotto forma di sketch e parodie alcuni brani del repertorio di Mae West, altri tratti da West Side Story, e altro ancora. Alla regia musicale, nonché in scena con un paio di pezzi suonati dal vivo, il nostro amico Shep Gest, chitarrista e fondatore degli Aristocrats, band più volte citata nel blog.
Unico piccolo neo, il palco veramente minuscolo, dove faticavano a entrare più di 3 persone. Ma è stato divertente comunque.


Lo spettacolo del gruppo CabarEng viene replicato ogni martedì verso le 21.00, sempre nello scantinato del Blå Skåpet (angolo tra Götgatan e Folkungagatan). Ogni settimana lo show è in parte diverso. È assolutamente necessario prenotare, visto che i posti sono pochi. Per le prime settimane l'ingresso era gratuito, a scopo promozionale, da ora in poi costerà 100 SEK. Esistono volantini per l'ingresso omaggio per 4 persone che vengono distribuiti in varie occasioni.

Sono riuscito a trovare un video su youtube dello spettacolo di apertura. La qualità sia sonora sia video è decisamente pessima, ma rende l'idea. Da notare la parodia di "Blue Moon", canzone tradizionalmente presente in quasi ogni cabaret. In questo caso il "fine" gioco di parole è tra CAbaret CAbinet BLEU, ovvero CACA-Bleu, e il titolo dato alla loro versione del brano, e cioè "Blue Poo" (pupù blu).

E ho detto tutto.





giovedì 21 gennaio 2010

BUON ANNO!



Abbiamo aspettato un po' ad aggiornare il blog, poiché sapendo già di non poter essere i primi a fare a tutti gli auguri di buon anno, volevamo almeno ritagliarci il privilegio di essere gli ultimi ;)

Non siamo spariti, stiamo lavorando molto e come al solito il blog ne risente. Ma ci rifaremo presto.


Auguri!

G&D


sabato 19 dicembre 2009

Rumors - Varför inte colpisce ancora.


"Varför inte" colpisce ancora, dicevamo. E colpisce bene.

E' stata la volta di "Rumors", la celebre commedia di Neil Simon.

Di nuovo vado a indicarvi un evento che è già concluso, perseguendo in maniera ortodossa l'obiettivo del "blog di servizio del piffero" che ho così tanto a cuore.
Questa volta, però, anche averlo saputo prima non avrebbe fatto nessuna differenza. I posti a disposizione per assistere alla seconda prova del gruppo teatrale italiano a Stoccolma sono andati esauriti in un batter d'occhio.

Il successo de "L'avaro" ha originato un formidabile passaparola. Vista la scorsa esperienza, si era certi che si avrebbe assistito a una rappresentazione ben fatta e divertente, e gli amici hanno chiamato altri amici.

I ragazzi, come al solito, hanno lavorato veramente sodo. A causa della partenza di alcuni suoi componenti, il gruppo è stato notevolmente modificato rispetto alla prova passata. Tra gli altri, mancavano il protagonista e due tra i personaggi principali de "L'avaro". Inoltre cambio in regia, nonché cambi notevoli nella parte tecnica e in generale fuori-scena.

Tutti i nuovi ingressi si sono dimostrati pienamente all'altezza dei predecessori, e i componenti del vecchio gruppo sono ulteriormente migliorati.
I ragazzi si sono districati benissimo tra le raffiche di battute scritte da Neil Simon, muovendosi a proprio agio sulla scena.
In più, se consideriamo che si tratta di un gruppo amatoriale dove quasi tutti hanno alle spalle al massimo l'esperienza unica de "L'avaro" e se consideriamo la diversa complessità di questa rappresentazione (sia in termini di recitazione che nella parte tecnica), allora c'è veramente da sorprendersi.
Tra tutti, un plauso speciale a Simone, il nuovo regista, che a mio parere ha fatto un lavoro egregio.

Le iniziali difficoltà nel trovare un luogo per la rappresentazione si sono alla fine brillantemente risolte con l'utilizzo di una sala adattissima allo scopo, una sorta di scenografia "naturale" già pronta, che ha permesso di sviluppare efficacemente la narrazione su due differenti livelli, utilizzando vari e divertenti espedienti narrativi.
Memorabile la discesa in vestaglia di Boris/Lenny dalla scala nella scena finale, con il pubblico in visibilio.

E comunque tutti bravi. Appena avrò i nomi del cast completo li riporterò in fondo a questo post.

Anche a causa del non altissimo numero di posti a sedere a disposizione, questa volta il gruppo non si è limitato a un'unica rappresentazione e ha protratto l'evento per tre serate. Ma, ancora una volta, il progetto è già concluso, visto che con la fine dell'anno altri componenti se ne andranno.
In ogni caso, sono ugualmente felice perché credo proprio che per come è andata Varför inte non si fermerà qui, e spero di avere l'occasione di poter scrivere presto un'altra entusiastica recensione.

Ormai mi sono calato completamente nella comoda parte del critico teatrale. Sarà per questo ruolo che Boris, come mi ha confidato lui stesso, notandomi tra il pubblico con un'espressione serissima (a quanto dice lui) nella pausa si è rivolto allarmato agli altri: "Oddio, Davide non ride! E' serio!"... O forse sarà perché sono abituati alla mia fragorosa risata...

Lenny e Cassie


Glenn, Lenny (di spalle), Ken e Ernie

mercoledì 16 dicembre 2009

Modifiche...

Nulla di che...Rimuovo mestamente dal blog il contatore del tempo mancante alla conferenza di Copenhagen.

Andiamo avanti e non parliamone più...

lunedì 30 novembre 2009

Ritiro tutto...

Avrei dovuto informarmi meglio prima di scrivere il post precedente.
Obama non firmerà. Basta fare una ricerca su google e si trovano vari articoli al riguardo.
Eccone qui un paio:

Timesonline
FT

Ora si spera almeno in una sorta di autoregolamentazione, soprattutto da parte degli States. Si parla di strategie in due punti, di accordi "politicamente vincolanti" (ma non legalmente), ecc. ecc. Insomma di quello che nel post precedente avevo profetizzato come "dichiarazione d'intenti". L'attesa fuffa, quindi.

Bah, vedremo che succederà. Quello che è certo è che le nefandezze che sta compiendo l'uomo superano ogni peggiore previsione. Citando a memoria "The age of stupid": "Non saremo la prima specie a causare la propria estinzione, ma saremo i primi a farlo consapevolmente."


Meno di una settimana...

Manca meno di una settimana all'inizio degli incontri di Copenhagen, dove, secondo alcuni, il futuro del nostro pianeta sarà deciso. Gli Stati Uniti dovranno (o meglio, dovrebbero) esprimersi sulla loro adesione al piano di salvaguardia dell'ambiente messo a punto nel protocollo di Kyoto.

Il successo del piano dipende quasi interamente da quello che dirà Obama, essendo sino ad ora gli USA il grande astenuto (nonché il paese con maggior peso in termini di consumo delle risorse e inquinamento).


Pare difficile che, con gli occhi di tutto il mondo addosso, il novello premio Nobel per la pace si faccia portavoce di un "NO" deciso all'adesione al trattato, e in molti sono già pronti a festeggiare il "nuovo corso" in termini di politica ambientale.

Io personalmente credo non sarà così semplice. Le pressioni in senso opposto a cui Obama deve sottostare sono enormi: ovviamente ci sono le compagnie petrolifere e le multinazionali che si oppongono, ma anche l'opinione pubblica americana in gran parte non è a favore.



Temo che l'intervento degli Stati Uniti si rivelerà più che altro una dichiarazione di intenti, una sorta di "adesione esterna" al nuovo trattato, che sicuramente avrà peso da un punto di vista di politica internazionale, ma che a mio parere avrà riscontri pressoché nulli in termini di effettivo coinvolgimento degli USA nello sforzo di salvare il pianeta.

Spero di sbagliarmi, e che Obama dimostrerà polso prendendo una decisione epocale per il suo paese e per il resto del mondo, ma non sono estremamente ottimista.


All'inizio del post ho specificato che gli incontri di Copenhagen decideranno il futuro del pianeta "secondo alcuni". Questo è un punto importante. Tra gli scettici non ci sono solamente coloro (sempre meno numerosi, a dire il vero) che si ostinano a negare il rapido declino a cui il pianeta sta andando incontro, ma ci sono anche coloro che, forse un po' superficialmente ma di sicuro non senza elementi a proprio favore, trovano impossibile invertire l'ordine delle cose nel breve periodo.

A questi poi, si aggiunge la categoria di ambientalisti più pessimista: quelli che sostengono che è già troppo tardi. Quelli che hanno ripetuto per anni, decenni addirittura, che era necessario fare qualcosa. Che hanno manifestato e sono scesi in piazza fino a quattro-cinque anni fa, ma che ora hanno smesso. Quelli che avevano calcolato il punto di non ritorno, oltre il quale anche enormi e drastiche riduzioni nell'emissione di gas avrebbero effetti minimi sul riscaldamento globale, in date ormai passate da tempo. E che se anche rifanno i calcoli non cambiano parere.



Tra di loro molti scienziati, tra cui il famoso James Lovelock, autore della teoria di Gaia (1960!!!), il pianeta visto come essere vivente, e grande pioniere dell'ambientalismo. Lovelock ha scandalizzato gli ambientalisti, che lo hanno ripudiato in massa, quando agli inizi degli anni 2000 ha affermato di essere favorevole all'energia nucleare. A un esame appena più che superficiale, ci si accorge che la sua non era un'adesione felice, ma un'adesione forzata, essendo (secondo quanto lui sostiene) l'energia nucleare l'unica forma di energia concretamente utilizzabile per rimpiazzare in pochi anni il petrolio. Perché, secondo Lovelock e altri, gli anni erano pochi all'inizio del 2000.

Ora Lovelock e altri mostrano grafici che indicano che è troppo tardi per fare qualcosa di veramente efficace, e prevedono la catastrofe per la fine di questo secolo al massimo.
Il pianeta probabilmente sopravviverà, col tempo guarirà da questa brutta ferita che il virus "uomo" sta consapevolmente infliggendogli.

Tempo fa ho trovato un video molto bello, candidato all'Oscar nel settore cortometraggi di animazione nel 2003, che vorrei condividere.
Io non sono così pessimista, penso e spero che qualcosa possa ancora essere fatto, e aspetto con ansia l'inizio degli incontri di Copenhagen. Una punta di me si troverebbe adessere quasi "contenta" se la catastrofe succedesse. Con tutto quello che abbiamo fatto, che stiamo facendo e che faremo, ce lo siamo meritati.

domenica 29 novembre 2009

plötslig dimma och foton

stora essingen, l'isola di fronte ad alvik,
è scomparsa nella nebbia.

nebbia improvvisa, e per giunta di quelle che si tagliano con il coltello. una bella nebbia padana, direi. solo che si è addensata, galoppando, sulla superficie a specchio del mälaren e non sui campi della mia bassa.

non ho resistito. macchina fotografica, scarponi e sono uscita. pubblico qualche foto scattata intorno ad alvik strand, dove abitiamo ora.

alvik strand



(clicca sulle foto per ingrandirle)


giovedì 26 novembre 2009

E la risposta è... RUCOLA!!!!

Risposta esattaaa!!!! E abbiamo il nuovo campione: Marta! Che è qui in studio con noi!!!


-E' emozionata, felice, ci avrebbe mai creduto? Ci dica, ci dica... E si è aggiudicata il premio! Lo può ritirare cliccando qui. Lo possono cliccare tutti, tanto sarà sempre solo suo. E' contenta? Non se lo aspettava vero? Ci dica...
- …
-Ma salutiamo la nuova campionessa e parliamo della soluzione...


Si tratta della RUCOLA, chiamata dai locali RUCCOLA, con la doppia “C”, ingrediente basilare per garantire l'italianità di un piatto, almeno secondo gli abitanti di Stoccolma...
Va un sacco di moda, fa moltissimo “vera Italia”, è ovunque. Ovunque.

Cumuli boschivi campeggiano sulla pizza, prati all'inglese ne ammantano la pasta, è cucinata in salsa con la carne o con il pesce, emerge fiera da tutti i lati di un panino col nome storpiato di una cittadina di mare dell'Italia del sud, è gettata con nonchalance da un cuoco col sopracciglio alzato ad arricchire di belpaese una carbonara liquida e insapore.

E' la "Ruccola". L'essenza di una cucina.


Intendiamoci, a me la rucola piace, ma qua è veramente infestante. E spesso non c'entra niente col resto del piatto di cui fa parte.
Se ordino una pizza con la rucola, mi aspetto di vedere arrivare una pizza con la rucola.
Se ordino una pizza coi funghi, non mi aspetto di vedere arrivare una pizza con i funghi e la rucola! E pure un sacco, uno strato alto così.
Poi anche in Italia può capitare di trovarla in vari tipi di pizza, che sia vegetariana, con bresaola, o fate voi. Ma anche al pizzaiolo più lunatico che ci sia non verrebbe mai in mente di metterla su una pizza ai frutti di mare!

Per cui ti fregano. Anche perché con la cucina di casa non si sta sempre lì a controllare il menù... Se leggi in italiano: “penne all'arrabbiata”, “pesce alla griglia”, “pizza ai funghi”, ti aspetti più o meno quello che corrisponde ai tuoi punti fermi culturali. E ci caschi. Col tempo diventi guardingo, e esamini attentamente le spiegazioni in svedese sugli ingredienti contenuti nel piatto che ti accingi a ordinare, ma ogni tanto ci ricaschi, te la trovi quando non la volevi. E' una battaglia persa.


E non è che a tutti loro faccia impazzire, sia chiaro. Ho diversi amici e colleghi che la mettono da parte, o ne assaggiano giusto un pochino. Da molti è giustamente considerata un ingrediente forte, troppo, troppo presente nei piatti “italiani”. Ma si rassegnano, è lo scotto da pagare anche se non piace, per gustarsi il resto. Altri, la maggioranza, semplicemente ingollano tutto, la mescolano con i rigatoni, beandosi di gustare una autentica porzione del nostro paese.

Facendo un pochino di autocritica, però, ci accorgiamo che anche da noi è successa la stessa cosa, o quasi. Sicuramente alcuni ricorderanno di un periodo rucola-free, quando anni fa non la si trovava spesso nei menù di ristoranti e pizzerie (va bene, Roma esclusa). Anzi nella mia regione non c'era quasi mai. L'unico controesempio che la mia memoria trova è la piadina stracchino e rucola...
Poi è iniziata anche da noi la moda, e la rucola ha cominciato a comparire un po' dappertutto: ma nel nostro caso è andata ad arricchire una pasta fredda, un'insalata o un carpaccio, a caratterizzare un paio di pizze, al massimo ad accompagnare degli straccetti di carne, non a invadere in maniera virulenta ogni pietanza anche quando non c'entra niente col resto.

Come? Sto esagerando?

Bene l'avete voluto voi. E non dite che non vi avevo avvisato.

Torta italiana con salame
Risotto italiano al pomodoro con bacon croccante e rucola
Torta fredda italiana

Da brividi, vero? E non è nulla, ve lo assicuro...

E se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla importanza dell'ubiqua verzura gli sarà sufficiente telefonare allo +46-(0)8-7491990.
Risponderà un apprezzato ristorante italiano della città. Il nome?

Ruccola Bar, ovviamente.

mercoledì 25 novembre 2009

Chissà chi lo sa...


Lancio qui oggi una nuova rubrica che potrebbe avere un futuro radioso all'interno del blog (ma conoscendomi potrebbe anche non averlo, vedi "le recensioni cinematografiche". Mhhh... oggettivamente questa seconda ipotesi pare più probabile).

Siete pronti? Siete carichi?
Fiato alle trombe Turchetti, è arrivato il


(jingle, applausi, ringraziamentiachididovere)

Dopo la rovinosa caduta della signora Longari, ora sta a voi da casa indovinare e vincere un meraviglioso e misterioso premio messo a disposizione dal nostro sponsor: La Svezia...
Diamo il via al cronometro e leggiamo la domanda:

"Qual è l'ingrediente principe, presente in ogni vero piatto italiano che si rispetti, secondo la concezione di piatto italiano che si ha qui in Svezia?"


(tic tac, tic tac, tic tac...)

È facilissima, lo so! Ma nonostante tutto voglio darvi 3 aiutini... (Ah! Vedo già il notaio che si arrabbia...)

1) È sempre presente in quantità sovrabbondante.
2) È tipico trovarlo sulla pasta con il sugo a base di pomodoro. Ad esempio, l'ho visto tempo fa al ristorante della Kulturhuset ricoprire interamente un piatto di penne all'arrabbiata, accompagnato da uno spicchio di limone (limone che la distinta signora che aveva ordinato il piatto ha pensato bene di spremere sul tutto prima di iniziare il pasto).
3) Uno dei più conosciuti ed eleganti ristoranti italiani di Stoccolma riporta in calce al menù pizze: "TUTTE le nostre pizze contengono pomodoro, mozzarella e XXXX (dove XXXX è l'ingrediente principe).

Veramente facile, eh? Lo si trova praticamente ovunque, nel sandwich italiano venduto in stazione come sugli spaghetti alla carbonara che ho mangiato oggi in uno dei ristoranti del campus (la qual cosa, oltre ad avermi un po' stranito, mi ha chiaramente ispirato questo post).

Bene, ormai vi ho detto tutto!! Il primo che risponderà correttamente si aggiudicherà il meraviglioso premio. Sul serio!!!

I nostri centralini sono roventi... Chi sarà il fortunato, chi?

(art.5.5.1: Sono esclusi dalla competizione appartenenti alla famiglia (quella allargata, non quella naturale) dell'autore)
(art.5.5.2: Invece no. Causa ripensamento del legislatore, questo articolo abolisce il precedente, per cui non è escluso nessuno)

domenica 22 novembre 2009

tre soltimmar i november

tre ore di sole in tutto novembre. possibile?

sì, fra il primo e il 16 di novembre la nostra bella stoccolma ci ha concesso soltanto 3 ore di sole, contro la media di 50 per tutto il mese.

un quotidiano on line ha dato alcuni consigli pratici per sfuggire alle ansie e depressioni della SAD:

- cercare di godere il più possibile della luce del giorno (c'era bisogno che ce lo dicessero?)
- accendere quante più luci si può (già, se non vogliamo andare tastoni per casa...)
- lavorare vicino a una fonte di luce naturale (chi ha una scrivania lontano dalla finestra può sempre dare un colpo in testa al collega più fortunato e poi rubargli il posto...)
- andare dove c'è sole (wow, ideona!)
- evitare il caffè dopo cena (ma va?)
- mangiare cioccolato fondente - migliora l'umore (forse l'unico suggerimento sensato!)

per fortuna che ieri il sole novembrino si è mostrato in tutto il suo obliquo splendore. altrimenti ci toccava prendere il primo volo per la quasi estiva australia.

hornstulls strand, södermalm
21 novembre 2009, intorno all'ora di pranzo

(foto di davide)

p.s. hornstull pullula di locali per concerti e ritrovi. ecco la nostra scoperta di ieri.

giovedì 19 novembre 2009

tangoklubb

i giorni si fanno notti? il cielo è sempre più livido e pesante? la pioggia non dà tregua?
andiamo a ballare il tango!

o almeno ad ascoltare un po' di musica dell'epoca d'oro delle grandi orchestre davanti a un bicchiere di vino o una tazza di caffè, all'ultimo piano di un edificio di vetro, con vista panoramica sulle luci e i tetti bagnati della città. dentro, un pavimento di legno, lucido e sgombro, e tanti tangueros.

l'evento - gratuito - si terrà stasera e ogni due giovedì fino al 17 dicembre alla kulturhuset, che non si frequenta mai abbastanza. la descrizione in svedese dice: niente lezioni né consigli, solo ballo, finché il buonumore (o la malinconia) non sarà abbastanza...

mercoledì 18 novembre 2009

idag börjar festivalen!

inizia oggi la ventesima edizione dello stockholms filmfestival, con una cascata di titoli: ben 180 opere, provenienti da cinquanta paesi diversi. il festival, che durerà fino a domenica 29 novembre, è suddiviso in quattordici sezioni: in concorso; zona aperta; immagini dall'asia; lifetime achievement award, premio che verrà assegnato a susan sarandon; twilight zone; visione speciale; seminario; corti; indipendenti americani; visioni latine; visionary award, riconoscimento che andrà a luc besson; apocalypse - the time is now; work in progress; documania. non mancheranno le interviste con registi e produttori e altri eventi speciali (red, black e green carpet; megaschermo di ghiaccio a kungsträdgården; feste; ecc.).

quest'anno ci siamo decisi e abbiamo acquistato la tessera che dà accesso ai film in programma. qui un video molto carino e le indicazioni su come diventare soci e comperare i biglietti per i singoli spettacoli.

ora abbiamo solo l'imbarazzo della scelta. ho appena preso gli ultimi posti per an education, una produzione inglese della danese lone scherfig - la regista del divertente e toccante insieme italiano per principianti - sceneggiata da hornby. davide ancora non lo sa, ma intanto dovrebbero essergli arrivati i biglietti direttamente sul cellulare. che meraviglia, internet!

fra i tanti film che ci interessano: lo svedese e futuristico metropia, i cui biglietti però sono già esauriti; il durissimo film-documentario brasiliano gara pa; l'indipendente americano the girlfriend experience, di soderbergh; e visto che i danesi non ci deludono quasi mai, il work in progress kvinden der drømte om en mand (la donna che sognava di un uomo) di per fly, di cui abbiamo già visto altre opere, come l'eredità e il più bello la panchina.

moltissimi i film asiatici che ci ispirano. credo che non mancheremo alla proiezione del coreano old partner, e so già che mi commuoverò; adrift, che dal trailer mi ricorda un po' in the mood for love, un film che mi era piaciuto assai anche per le belle musiche, e un po' singapore dreaming, anche se il primo è vietnamita, il secondo cinese e il terzo, ça va sans dire, singaporiano. sembra interessante anche sawasdee bangkok e map of the sounds of tokyo, quest'ultimo della spagnola coixet.

ha attirato la mia attenzione anche fish tank e non vorrei perdermi amreeka. infine un film verde d'animazione: 9, prodotto da burton.

finalmente un (bel) po' di colore in questo autunno così spento!

lunedì 9 novembre 2009

Regole ferree

Durante il trasloco mi è capitata in mano una vecchia copia di USA Today, rimasta in casa dopo non so quale viaggio. Prima di buttarla ho sbirciato una vignetta, e quello che ho trovato mi ha ispirato il post di oggi...

Non si scherza.
In tema di sicurezza stradale la Svezia adotta la tolleranza zero.
E' noto a cosa si va incontro se si viene trovati alla guida con un tasso alcolico superiore a 0.2. E gli svedesi si adeguano: chi beve (anche mezzo bicchiere di vino) non guida. A volte, se ha bevuto tanto, non guida nemmeno il giorno dopo. Punto.

Ah, sì, non si scherza proprio. Si può venire multati persino per aver starnutito mentre si è al volante. Suona strano anche a me, e non ho il tempo di verificare approfonditamente i termini e le condizioni di questo divieto, magari è una bufala, per cui prendetela un po' con le molle. Tuttavia una prima e veloce ricerca su Google lo confermerebbe...

Allora perché la Svezia rimane uno dei pochi paesi al mondo (quasi l'unico se si escludono diversi stati degli USA) in cui si può usare il telefonino mentre si guida?

Sto parlando dell'uso senza auricolari, ovviamente. E non solo, ma anche dello scrivere messaggini. Magari è solo questione di lentezza nel delineare e promulgare la legge (strano, per altri provvedimenti sono stati rapidissimi), ma almeno la compagnia dei bus pubblici potrebbe adottare regolamenti interni (ricordo che in Italia agli autisti era stato proibito ben prima che ci fosse il divieto per legge). Qui non è raro imbattersi in autisti di autobus cittadini che chiacchierano tranquillamente, telefono alla mano.

Recentemente ha fatto scalpore il caso di un autista che è stato licenziato perché scriveva messaggini mentre era alla guida. Lo scalpore risiedeva nel fatto che fosse stato licenziato. I sindacati lo hanno difeso strenuamente. E se non c'è nessuna legge che glielo vieti, hanno pure ragione.

Non è che della cosa non si parli. Vengono fatti studi, campagne di sensibilizzazione alla TV o sui giornali, viene consigliato caldamente di evitare di usare il cellulare mentre si guida.
E nei siti che indicano le regole da osservare mentre si è alla guida ai turisti in visita, insieme ai vari divieti compare spesso un generico "meglio non usare il cellulare".
E' da quando sono arrivato qui (ma forse anche da prima, non saprei) che si annuncia che la Svezia sta andando verso una regolamentazione in materia, "per adeguarsi alla posizione degli altri stati europei".
Nel frattempo però vengono fatti studi che dimostrano come usare gli auricolari non cambi granché (e come in sostanza, dico io, legiferare in questo senso sia inutile).
Parentesi gustosa... :
Fino a poco tempo c'era un posto dove era proibito usare il cellulare: in metropolitana, perché si sarebbero potuti disturbare gli altri passeggeri!

Mah, a volte questo paese mi sorprende...



ed ecco la famigerata vignetta...

martedì 3 novembre 2009

Goodbye Arizona...


Beh, non abbiamo vinto.

Ce l'abbiamo messa tutta (chi più, chi meno), ma non abbiamo potuto nulla contro la sorte malevola. Tra le 12 squadre prime in classifica sono stati estratti come vincitori del viaggio i MouseTramp: Johannes Wilbertz, Erik Nilsson, Jan Ove Bratteng, Hanna Karlsson. Non ho idea di chi siano, anche se dal cognome dovrebbero essere tutti più o meno Svervegi. Potrei fare una polemica Italian style ventilando un'estrazione pilotata a favore dei concorrenti autoctoni, ma temo che sarei platealemente nel torto. E poi 3 anni in Svezia stanno già lasciando il segno e mi stanno trasformando in un buon cittadino ossequioso delle regole (scrosci di risate misti ad applausi).


Per ricapitolare chi si fosse perso le puntate precedenti:


QUI c'è il racconto di quando siamo partiti per questa fantastica avventura (yuppiii).
QUI invece esprimo la gioia per la fine della competizione e per essere arrivati primi (ma più per la fine della competizione).
Ma noi non ci arrendiamo. L'anno prossimo ci riproveremo (scrosci di risate, applausi, chiusura sipario).

mercoledì 14 ottobre 2009

hur dricker du?

come bevi? o meglio, chi sei quando bevi?



la canzone mi piaceva e ho fatto un po' di ricerca sul web. le parole sono di carl michael bellman, poeta e compositore svedese fra i più significativi nel panorama scandinavo del '700, il cui primo traduttore fu nientemeno che hans christian andersen. il pezzo del video si intitola vila vid denna källa, (riposa a questa fonte, ndr), e mi ricorda tanto un canto tradizionale italiano che secoli fa suonavo a quattro mani con il maestro di pianoforte: parlava di un cervo in mezzo a un bosco, che si abbevera... ovviamente non sono più in grado né di suonare né di fare la così poco gratificante parte da contralto, ma pazienza. senz'altro, in comune i due componimenti hanno qualche elemento barocco e idillico. l'originalità di bellman - per il suo tempo, almeno - sta nell'aver cantato la stoccolma di allora, nonché la vita di prostitute e marinai, con tanto di taverne, risse e scene di sesso, senza tralasciare le ambientazioni bucoliche. su musiche popolari destinate a diventare parte integrante del patrimonio culturale svedese, molte delle sue composizioni sono intonate ancora oggi in occasioni formali o comunque di festa o commemorazione.

questo canto, che fa parte della raccolta "le epistole di fredman", narra di un orologiaio realmente esistito - il signor fredman, appunto - che invita la sua sposa, la bella ulla, a unirsi a lui nei brindisi: una colazione a base di vino rosso speziato (ecco che entra in gioco la pimpinella d'inizio canzone, per cui davide sorride sempre) e carne di beccaccia, nei pressi di una sorgente orlata di fiori di ogni specie e ninfe zelanti del proprio dovere. peccato che i brindisi di fredman siano un po' troppi e che a fine canto lo conducano alla morte. äntlig i detta gröna / stod ulla sista gången brud / den sist gången brud (infine, in mezzo a questo verde / ulla fu sposa per l'ultima volta / sposa per l'ultima volta).

immagino sia proprio per evitare questi eccessi e portare l'attenzione sui rischi dell'alcol che la canzone di bellman è stata scelta per la campagna che imperversa in tivù. scelta azzeccata direi, ancor più per come il tema brioso stride con il delirio riproposto in video.

l'iniziativa è dell'iq, consociata della systembolaget ab (la catena di negozi a gestione statale, unici venditori al dettaglio di bevande alcoliche in svezia). lo scopo dell'azienda stessa è promuovere un approccio intelligente al consumo di alcol, aumentato significativamente negli ultimi anni. secondo i dati dell'iq, nel 1996 il consumo annuo di alcol puro per svedese dai 15 anni in su era di 8,4 litri ; nel 2005, era salito a 10,2 litri. l'oms avrebbe statistiche diverse, che vedrebbero gli italiani più bevitori degli svedesi.

in realtà, credo che il vero problema sia come è ripartito questo consumo. se in italia si beve in media un bicchiere di vino a pasto, per esempio, e si registra una minore frequenza di abusi alcolici, qui si tende più che altro al cosidetto "binge drinking", la prassi del bere finalizzata alla sbronza.

chi conosce lo svedese, potrà rispondere alle domande del test suggerito dallo spot (su una scala da 1 a 10, io arrivo alla seconda tacca, con un dito di vinello rosso quasi tutte le sere e un superalcolico una volta al mese...).

bellman, fra l'altro dedito a bacco, non avrebbe potuto augurarsi un uso migliore dei suoi pezzi!


Update:

ecco il video di IQ precedente, di cui si è discusso nei commenti. Anche qui il contrasto tra la melodia e le immagini è molto interessante ed efficace...



mercoledì 7 ottobre 2009

italienska filmfestivalen

dal 2 all'8 ottobre si tiene la dodicesima edizione del festival del cinema italiano in svezia, organizzato con il contributo del ministero per i beni e le attività culturali.

sì, lo so. mi ero riproposta di parlarne tempo fa e ora la comunicazione arriva in ritardo, ma forse siamo - e siete - ancora in tempo per vedere le ultime proiezioni.

stasera alle 18:15 andremo a vedere focaccia blues, un film documentario del regista nico cirasola, che sarà in sala. è la storia realmente accaduta di un panettiere pugliese che sfida un colosso americano... ce la farà? è chiaro per chi faremo il tifo.

pare segua focaccia & wine party. se riuscite a venire, ci trovate lì.

martedì 6 ottobre 2009